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AREZZO E LUCCA, ARRIVA IL POLIZIOTTO DI QUARTIERE

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Arezzo e Lucca sono tra le ventotto città italiane che da lunedì 16 dicembre, sperimenteranno per prime il poliziotto di quartiere. La risposta concreta che il ministro dell'Interno Beppe Pisanu, dopo due anni di studi vuole dare «al sentimento di insicurezza dei cittadini per rendere più efficaci i dispositivi di controllo».Una coppia di agenti o di carabinieri percorrerà le strade, le piazze, i vicoli, i giardini del quartiere. Entreranno a far parte della vita quotidiana degli abitanti, entreranno nei negozi, parleranno con chi vive in quella strada o in quella piazza. Saranno l'occhio della sicurezza nelle vie della città. La sperimentazione durerà sei mesi poi, valutati i risultati, entro il primo semestre 2003 saranno coinvolte tutte le 103 province italiane.

Riconoscibile per una divisa diversa, un giaccone pesante di goretex, per affrontare lunghe giornate all'aperto, e un cappello simile al kepì francese, il poliziotto di quartiere interverrà per le emergenze – uno scippo, un furto, un piccolo spaccio – annoterà e segnalerà i movimenti sospetti di veicoli e di persone, «facce strane» che si aggirano in una strada, davanti a una scuola, una banca, un giardino pubblico. Soprattutto «alimenta la fiducia e la confidenza con i cittadini» aiutandoli a districarsi nei meandri della burocrazia. Serve un permesso di soggiorno? Attraverso il computer palmare sarà in grado di dire in pochi secondi i documenti necessari e l'ufficio cui rivolgersi.
Equipaggiamento e divise sono stati studiati per un servizio a piedi che dovrà garantire le stesse funzioni di una volante o dell'ufficio. Computer palmare e telefonino saranno gli strumenti per comunicare con gli uffici centrali, ma la dotazione prevede anche una pistola calibro 9 e manette. Come mezzo di «appoggio» avrà una moto o una di quelle micromacchine che s'infilano dappertutto. Lingue straniere, sociologia, pubbliche relazioni saranno le nuove materie di studio per specializzare il poliziotto di quartiere e favorirne l'inserimento nella comunità.
L'area di competenza varierà da città a città secondo le caratteristiche urbane di criminalità. Ogni centro sarà suddiviso in grandi aree che non sempre coincidono con il quartiere. La sperimentazione prevede «una pattuglia entro i 10 mila abitanti» nei centri più grandi e «ogni 25 mila in quelli più piccoli». Nei quartieri a più alta densità criminale non saranno inviate pattuglie a piedi ma continueranno a operare le volanti.

Arezzo, nei primi giorni del prossimo gennaio, vedrà arrivare anche il vigile di quartiere. Richiesto dai cittadini ed evocato dagli amministratori, è la risposta alle esigenze di maggior sicurezza chiesta dai cittadini. Una richiesta che ha portato l'amministrazione comunale di Arezzo a una scommessa: creare un servizio nuovo, che associa una forma di controllo del territorio con una forte capacità di ascolto e di relazione con i cittadini. E allo stesso tempo arricchire la polizia municipale di un servizio di qualità, per fornire il quale saranno messe in campo risorse umane, formative e strumentali.
E.C.

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