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Acqua. A Firenze, Prato e Pistoia no rincari bolletta fino a 2024

Concessione Publiacqua allungata di 3 anni, poi società pubblica. Stop alle tariffe e aumento degli investimenti. Dal 2024 la nuova azienda darà il là alla creazione di una «public company della Toscana, tra le più grandi in Italia.

Percorsi: Firenze - Pistoia - Prato - Servizi
Parole chiave: Dario Nardella (82)
Una fontanella di distribuzione dell'acqua

Per sei anni, da gennaio 2019 al 2024, «la bolletta dell'acqua non aumenterà di un centesimo. Anzi, tenendo conto dell'incidenza legata all'inflazione, nel 2024 si pagherà di meno». Lo annuncia il sindaco di Firenze Dario Nardella a fianco dell'assessore al Bilancio e alle Partecipate Lorenzo Perra nel corso di una conferenza stampa convocata a Palazzo Vecchio. Un risultato possibile attraverso la proroga della concessione di Publiacqua di tre anni, dal 2021 al 2024 (un'istanza approvata ieri dal Cda della partecipata, pubblica al 60%, privata, con Acea, al 40%). Un'operazione che, una volta approvata dalla Conferenza territoriale 3 dell'Autorità idrica toscana, presieduta dallo stesso Perra che stima il via libera entro «15-20 giorni», oltre al blocco della tariffa, «consentirà di aumentare gli investimenti sulla rete idrica e sul sistema fognario», aggiunge il primo cittadino. È Perra qui a far di conto: si tratta «di 10 milioni in più all'anno, visto che in media si passa da 75 a 84 milioni. Per Firenze, questo significherà 50 milioni di euro in più» da spendere. «Andremo, quindi, a lavorare sulle perdite della rete, oggi al 45% circa, che così andremo a dimezzare». Inoltre, con queste risorse, è prevista la «messa in sicurezza degli approvigionamenti idrici» e il «completamento delle opere strategiche su fognature e depurazione», materia su cui la Ue considera il Paese sotto infrazione.

C'è però un tassello di peso direttamente collegato al prolungamento della concessione a Publiacqua, ovvero il primo passo concreto verso l'approdo ad una società dell'acqua in Toscana completamente pubblica. Questo patto tra Firenze, Prato e Pistoia, spiega Nardella, «avvia concretamente una vera e propria rivoluzione del servizio idrico». Così, l'operazione rinnovo al 2024 si traduce anche in un 'escamotage' per liquidare con costi minori il socio privato. Al privato in uscita (o a fine concessione), infatti, deve andare il valore residuo degli investimenti realizzati ma che ancora non sono finiti in tariffa (è il cosiddetto disallineamento della bolletta). Con l'attuale piano al privato in uscita spettano circa 137 milioni di euro, tuttavia allungando la vita di Publiacqua di altri tre anni i milioni risparmiati sono 32, visto che la buonuscita scende fino a 105 milioni. «Cifra assolutamente abbordabile per la nuova azienda pubblica, in house», attraverso l'accensione di un mutuo, assicura Nardella.

Con questa strategia, in sostanza, Palazzo Vecchio e i Comuni di Prato e Pistoia fissano al 2024 «il Big Bang dell'acqua pubblica in Toscana», sottolinea Nardella. Per la normativa, infatti, se una società pubblica supera il 25% della popolazione regionale, come è il caso di Publiacqua, deve rilevare le altre società. La nuova azienda, in sostanza, darà il là alla creazione di una «public company della Toscana, tra le più grandi in Italia, con 600 milioni di fatturato e 3,5 milioni di utenti», dice Perra. «Stiamo parlando di una realtà- gli fa eco Nardella- che in prospettiva potrebbe espandersi anche in altri territori. Ma soprattutto, rappresenta una scelta rivoluzionaria. Per questo mi appello a tutti i sindaci che stanno al di fuori dall'autorità idrica 3: facciamo tutti insieme una società pubblica, per i toscani e con i toscani proprietari». Politicamente, aggiunge il sindaco, «la nostra, quella di Firenze, è l'unica proposta concreta, in cui dimostriamo che tornare all'acqua pubblica è possibile. Non voglio far nomi, ma tra partiti e movimenti sento in giro che lo dicono in tanti. Però lo stiamo facendo solo noi». La scelta di ripubblicizzare, tuttavia, «non è ideologica, ma concreta e pragmatica». L'acqua, conclude, «é una risorsa scarsa e preziosa, legata a dinamiche che ne richiedono un indirizzo e un controllo fortemente incatenato alle mani pubbliche. è l'oro dei prossimi secoli ed è necessario che sia il pubblico a gestirla».

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