Toscana
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Allarme denatalità in Toscana. Eppure c'è chi crede nei figli: la storia in controtendenza di Sofia e Francesco

I dati parlano di un calo demografico pesante in Italia, e soprattutto in Toscana. Ma c’è anche chi esce dagli schemi. Perché il problema non è solo economico ma culturale: «Si teme che un figlio porti via la libertà, fa paura doversi assumere responsabilità». Sofia e Francesco, una storia in controtendenza.

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Natalità in calo: dati allarmanti ci fanno riflettere sul futuro della nostra Italia e della nostra società. Anche in questo, però, c’è chi esce dagli schemi e ci regala oggi una vera testimonianza di ciò che ancora è possibile: Francesco, 36 anni, e Sofia, 30 anni, si sono sposati 10 anni fa e oggi hanno tre bambine di 8, 5 e 1 anno. In controtendenza rispetto ad ogni statistica, dunque, che stima circa 1,29 figli per donna e vede aumentare l’età media delle donne al primo parto.
Dopo il liceo linguistico, Sofia sceglie di lasciare gli studi per iniziare a lavorare e questo fa sì che possa sposarsi presto con Francesco che, essendo più grande, aveva già terminato di studiare e iniziato a lavorare come topografo. «Bisogna anche che sia un sogno - dice Sofia - se non fossi stata fidanzata forse avrei proseguito gli studi, però stavamo già insieme e non volevo che gli studi mi impedissero di sposarmi presto come volevo». Questo le permette di avere le sue bambine in giovane età, tutte prima dei trent’anni. Ma cos’è che, più in generale, fa sì che le coppie non abbiano figli o ne abbiano pochi oggi? «È la voglia che manca - dice Francesco - e questo è dovuto agli usi e costumi di oggi». Non solo un problema economico, quindi, ma culturale: «si ha paura che un figlio porti via la libertà di uscire con gli amici e divertirsi, fa paura doversi assumere delle responsabilità» dice Sofia. In più, c’è il problema del lavoro. «Non dei soldi, ma del lavoro stabile: si tende ad aspettare una situazione di vita perfetta che rischia di non arrivare mai, e lo sposarsi e l’avere figli restano in secondo piano» dice Sofia. In altri casi, poi, può capitare che la coppia si conosca tardi o che riesca ad avere figli solo avanti nel tempo, e, più in là si va, meno probabilità ci sono che una donna possa portare a termine più gravidanze. A scoraggiare, poi, sono anche le difficoltà che si creano sul posto di lavoro quando una donna rimane incinta: «anche in un posto in cui mi sono trovata bene a lavorare, la mia maternità ha creato problemi - racconta Sofia - quando sono rimasi incinta a 24 anni mi fecero mobbing e in quel momento mi lasciai spaventare».
«È violenza sulle donne avere paura di dire che si è incinta - dice su questo Francesco - e se ne parla molto poco. Bisognerebbe che la politica inserisse delle misure per tutelare di più gli imprenditori, che devono anticipare i soldi per la maternità, e le lavoratrici. C’è molto sessismo sul lavoro e la soluzione più semplice è assumere chi non può rimanere incinta». In più, la nostra società promuove l’individualismo, si tende a stare per conto proprio e a non curarsi dei problemi altrui, mentre, invece, oggi in una famiglia in cui entrambi i genitori lavorano «è importante la collaborazione» dice Sofia.
I loro aiuti principali vengono dalla parrocchia, dagli amici e, soprattutto, dalle «sante nonne», come vengono chiamate,  Angela e Luisa che, nonostante i molti nipoti, riescono ad andare a prendere tutti i giorni le bambine a scuola e a stare con loro fino a quando non tornano Sofia e Francesco dal lavoro. La presenza fondamentale delle nonne così fa in modo che si possa evitare di assumere una babysitter; un’altra importante agevolazione viene dal pre-scuola che le maestre della scuola materna portano avanti volontariamente. In questo modo tutto si incastra e sia la mattina che il pomeriggio si riesce a portare e riprendere le bambine dalle loro tre scuole (nido, materna ed elementari) senza troppe difficoltà.
Inoltre, per vivere con serenità i tanti impegni della famiglia con tre figli «è importante accettare gli aiuti per come sono, senza manie di controllo - spiega Sofia - tante volte le mamme vogliono controllare il figlio in tutto e non accettano gli aiuti per come sono. Finché si ha un solo figlio ci si fa, con due o tre insomma».
Un punto di forza non scontato, poi, è la presenza del padre in famiglia, «ci sono tante mamme che con un figlio solo sono più affaticate di me perché il marito non le aiuta» dice Sofia, «bisogna guardare la propria moglie anche come una mamma e darle il proprio sostegno» spiega Francesco. È importante per loro, poi, dedicare del tempo nel fine settimana allo stare tutti insieme, dopo che, durante la settimana, ciascuno è stato prevalentemente a lavoro o, le bambine, a scuola; ma anche coltivare degli hobby è importante: «non bisogna neanche lasciarsi assorbire troppo dai figli. Sono attività che vanno incastrate, ma ci si riesce» spiega Francesco.
In conclusione, ciò che secondo loro davvero manca nella società è una vera politica, non fatta di bonus, ma capace di rimettere al centro la famiglia e considerarla come prima forma di società. «Non manca di per sé una misura che permette di avere più figli, il problema è più ampio. È un problema sociale e culturale che anche la Chiesa dovrebbe cercare di risolvere mettendo le famiglie al centro in modo importante e facendosi bandiera anche delle famiglie non cattoliche» spiega Francesco.

Allarme denatalità in Toscana. Eppure c'è chi crede nei figli: la storia in controtendenza di Sofia e Francesco
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