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Ambiente, contro ecoreati in arrivo database unico

Sesti in Italia per numero di ecoreati, la Toscana corre ai ripari pensando ad un database unico per il rilascio delle autorizzazioni ambientali per applicare in maniera più incisiva le leggi e contrastare la criminalità organizzata. Se ne è parlato oggi in un seminario organizzato da Anci Toscana insieme a Legambiente e alla Regione. 

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Il seminario sugli ecoreati in Regione (Foto Dire)

La Toscana è la sesta regione in Italia per il numero degli ecoreati. Una posizione che il presidente regionale di Legambiente, Fausto Ferruzza, definisce di «medietà» rispetto al resto del Paese, ma al tempo stesso «non rassicurante». La Regione, nel frattempo, corre ai ripari e pensa a un database unico per il rilascio delle autorizzazioni ambientali per applicare in maniera più incisiva le leggi e contrastare la criminalità organizzata. È quanto emerge dal seminario di oggi a palazzo Strozzi Sacrati sui reati ambientali organizzato da Anci Toscana insieme a Legambiente e alla Regione.

Un incontro che segna il compimento di un percorso di formazione di oltre 200 funzionari degli enti locali sulla nuova disciplina in materia. La lente di ingrandimento viene posta sugli effetti della legge 68 del 2015 che ha inserito i delitti contro l'ambiente nel codice penale. Una riforma che Ferruzza definisce «epocale». L'introduzione della fattispecie degli ecoreati «è una controffensiva di legalità. Finalmente ci fa assurgere a uno status europeo - sostiene -. Prima del maggio di tre anni fa dinanzi a episodi gravi come l'inquinamento, il disastro ambientale, l'impedimento del controllo, l'omessa bonifica uno se la cavava con una multa al pari di un divieto di sosta». Oggi, invece, «se si perpetra un reato così grave contro l'ambiente può finire in carcere o comunque è soggetto a delle sanzioni pecuniarie molto importanti. Questo può funzionare da deterrente per disincentivare sia i comportamenti dolosi che colposi». La Toscana nel rapporto sulle ecomafie è sesta per i delitti contro l'ambiente, subito dopo le 4 regioni a «stabile insediamento mafioso» e il Lazio.

Ci sono, dunque, degli incroci fra la criminalità organizzata e la trasgressione delle norme ambientali? «Chiaramente ci sono delle interconnessioni - conferma Ferruzza -. Non spetta a un'associazione rimarcarle. L'autorità giudiziaria è preposta ad asseverare le interconnessioni, ma possiamo dire che ci sono». Quello che accomuna gli ecoreati a quelli della criminalità organizzata, aggiunge, «è il disprezzo totale per il bene comune».

Sul fronte della Giunta regionale, l'assessore con delega alla Presidenza e alla legalità, Vittorio Bugli, fa notare che il piazzamento nella parte alta della classifica è figlia anche di una maggiore propensione a denunciare i reati da parte dei toscani: «In confronto alle altre regioni ci sono molte denunce. Questo è un elemento positivo. Tuttavia- precisa-, non può essere una giustificazione». La Regione intende migliorare la posizione della Toscana. Di conseguenza, intende imboccare un canale ben definito: quello della gestione delle autorizzazioni. «Abbiamo ripreso la competenza che era in mano alle Province. E questo- chiarisce l'assessore- ci sta consentendo di dare uniformità su tutto il territorio. Adesso le autorizzazioni sono rilasciate con gli stessi criteri e utilizzando il medesimo software. I reati e la mafia si combattono parecchio facendo ricorso alle tecnologie». Il database unico «ci potrà consentire anche in un tempo breve di fare quello che stiamo già facendo con l'osservatorio degli appalti che controlla dalla gara alla realizzazione di ogni opera. Si è rivelato un mezzo efficace nella lotta alla criminalità organizzata, e viene impiegato anche dalle forze dell'ordine».

Fonte: Agenzia Dire
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