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BETLEMME, L'INGRESSO DEL CUSTODE NELLA CITTA' OCCUPATA

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"Un ingresso in basilica come mai fino ad ora. Il coprifuoco, anche se meno rigido di altre volte, imposto a Betlemme dall'esercito israeliano, ha impedito ai fedeli di partecipare a questa tradizionale cerimonia. Ma era importante celebrarla per dare un segno di speranza alla popolazione". A raccontare al Sir lo svolgimento del tradizionale "ingresso in basilica del padre custode" previsto ogni anno, a Betlemme, per la festa di santa Caterina del 23 e 24 novembre è padre Giovanni Battistelli, custode di Terra Santa.

"I militari ci hanno accompagnato fino alla tomba di Rachele, dove non abbiamo trovato nessuno. Né il sindaco di Beit Jala, infatti, né quello di Beit Sahour erano venuti", ricorda il francescano. "Siamo entrati a Betlemme con le nostre auto e sulla piazza della basilica non c'erano fedeli ma solo dei religiosi. Il sindaco di Betlemme non è uscito. Purtroppo abbiamo sperato invano che venisse tolto il coprifuoco almeno per qualche ora, per consentire ai fedeli di partecipare alla messa. L'unica concessione fatta dall'esercito è stata quella di raccogliere fedeli con un autobus. Ma non è stato possibile". "Da quanto mi è stato riferito - aggiunge padre Battistelli - erano anni che non accadeva una cosa simile. Ma abbiamo voluto officiare questo rito per dare significato alla nostra presenza in Terra Santa. Non potevamo non entrare in Basilica. Abbiamo voluto dare un segno ai cristiani e alla gente che vive a Betlemme. Molti di loro vedendoci arrivare aprivano le finestre per salutare ma quando vedevano subito dopo automezzi militari si rintanavano dentro le abitazioni. Ogni spostamento è stato reso difficile dalla presenza militare che stava procedendo alla demolizione di alcune abitazioni di palestinesi. Adesso - conclude - non ci resta che sperare in un Natale sereno".

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