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Bekaert, il governo promette decreto per la Cigs

Qualche spiraglio si è aperto oggi a Roma nell'incontro convocato al ministero dello Sviluppo economico per il futuro dei 318 lavoratori dello stabilimento di Figline. Un prossimo decreto del governo dovrebbe permettere ai lavoratori di ricevere la cassa integrazione straordinaria. Cauto Enrico Rossi: «Ancora il decreto non c'è».

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Presidio dei lavoratori della Bekaert

«Il governo ha ribadito che la cassa integrazione straordinaria per cessazione di attività sarà reinserita con l'emanazione di un decreto che a giorni verrà pubblicato in Gazzetta Ufficiale». Si tratta di «un primo risultato costruito e raggiunto grazie alla lotta dei lavoratori della Bekaert che porterà un beneficio per tutti coloro che si trovano nella stessa condizione». Lo spiegano la segretaria generale della Fiom, Francesca Re David, e Daniele Calosi, il referente fiorentino delle tute blu in Cgil, al termine dell'incontro convocato al ministero dello Sviluppo economico per il futuro dello stabilimento di Figline.

«Per la Fiom- aggiungono- la cassa integrazione è condizione necessaria per far ripartire la trattativa, senza ammortizzatore non potrà esserci accordo». Il decreto dell'esecutivo, quindi, «darà anche il via al percorso di reindustrializzazione rispetto al quale aspettiamo ancora un'assunzione di responsabilità da parte di Pirelli, perché riteniamo paradossale che Bekaert abbia acquisito lo stabilimento da un competitor ma non intenda vendere a un concorrente». Il ministero, concludono, «si è impegnato a riconvocare il tavolo prima del 3 ottobre, giorno in cui scade la procedura. Auspichiamo una convocazione tempestiva e in presenza del decreto».

Sulla Bekaert «un passo in avanti c'è stato, ma il testo promesso dal governo, quello che permetterebbe di reintrodurre la cassa integrazione per cessazione, ancora manca», spiega il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, che a Roma ha partecipato al vertice organizzato al ministero dello Sviluppo economico a cui hanno preso parte anche azienda e sindacati. In campo, aggiunge il governatore che ha definito la riunione «interlocutoria», c'è «un'ipotesi di lavoro, da concretizzare ma percorribile. Aspettiamo però ancora il decreto, che chiaramente è una questione dirimente perché permetterebbe di garantire la cassa integrazione ai dipendenti. Il ministero ha ribadito l'impegno ad approvarlo velocemente, ma ancora non c'é». E il decreto dovrà arrivare prima del 3 ottobre, altrimenti potrebbero scattare i licenziamenti per i 318 operai dello stabilimento di Figline. Gli scenari, si spiega da palazzo Strozzi Sacrati, «su cui si lavora, sono due: reindustrializzazione», magari dividendo il sito anche in più insediamenti, «e ricollocazione», visto che «si cercano e già ci sono stati contatti preliminari con alcuni possibili compratori». Inoltre, prosegue la Regione, «ci sono incentivi che l'azienda è disponibile a mettere in campo per l'esodo o verso chi comprerà o sarà disposto a riassumere».

C'è, quindi, «un'apertura dell'azienda a valutare adesso la vendita anche a possibili concorrenti, sia pur solo nel campo del filo tubi». Rossi lo definisce «un passo sicuramente in avanti» e assicura: «Da parte della Regione ci sono porte aperte ad ogni tentativo di reindustrializzazione in sito. Siamo pronti a mettere in campo tutti gli strumenti e le risorse a disposizione. Siamo favorevoli anche alla ripartizione dello stabilimento in più aree produttive, mentre non ugualmente favorevoli ci trova una mera politica di ricollocamento».

Stamani, partecipando alla trasmissione «L'aria che tira», su La 7, il sindaco della Città metrolitana di Firenze, Dario Nardella, aveva rivelato: «anche noi, come amministrazione locale, abbiamo avuto dei contatti con dei gruppi industriali italiani che si stanno interessando a questa situazione. C'è una procedura, posso solo dire che questo gruppo industriale sta acquisendo tutte le informazioni sullo stabilimento e ha il desiderio di poter arrivare a fare una proposta».

 

Fonte: Agenzia Dire
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