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Bekaert. Mise: siglato accordo su piano sociale e nuovi ammortizzatori

Su Bekaert c'è l'accordo. L'intesa sullo stabilimento di Figline Valdarno (Firenze) della multinazionale belga è arrivata durante la notte al ministero dello Sviluppo Economico. Prevede la sospensione della procedura di licenziamento collettivo, la cassa integrazione di un anno a partire dal primo gennaio 2019, gli incentivi all'esodo con tre scaglioni di anzianità per ogni fascia. Per questo motivo, dunque, la produzione dell'azienda continuerà sino al 31 dicembre.

Lo stabilimento Bekaert di Figline

Il piano di reindustrializzazione prevede tre soluzioni e sarà monitorato dal ministero attraverso incontri mensili. Alle aziende che assumeranno i dipendenti di Bekaert andranno degli incentivi, mentre a quelle che investiranno nello stabilimento saranno applicati degli sconti in proporzione al numero dei lavoratori riassorbiti. Nei prossimi giorni verrà definita la procedura di attivazione della cassa integrazione.

Oltre alla cancellazione dei licenziamenti e all'avvio della cassa integrazione straordinaria l'accordo raggiunto stanotte al ministero dello Sviluppo Economico sancisce alcune clausole tese alla reindustrializzazione e al riassorbimento di tutti i 318 lavoratori dello stabilimento di Figline Valdarno (Firenze) di Bekaert. L'azienda ha accettato che una parte dell'attività già presente, quella del «filo tubo» fosse da subito disponibile per un nuovo insediamento, rispondendo così a una proposta già manifestata da parte di un importante gruppo industriale. Bekaert riconoscerà a chi reindustrializza uno sconto di 40 mila euro per ogni dipendente assunto: un esborso complessivo, sulla carta, di vari milioni di euro. A specificarlo, in una nota, è il segretario nazionale di Fim Cisl, Ferdinando Uliano.

L'intesa suggellata prescrive anche un sistema di incentivi all'esodo per ogni dipendente. Lo schema si differenzia a seconda dell'anzianità lavorativa: meno di 15 anni, fra 15 e 25, oltre i 25 anni. Ai dipendenti verranno riconosciuti rispettivamente dalle 16, alle 20, alle 24 mensilità di retribuzione. Gli incentivi caleranno dopo un anno. Se assorbiranno una parte dei lavoratori Bekaert le aziende, inoltre, riceveranno 10 mila euro per ogni assunzione a tempo indeterminato. Incentivi che si sommano a quanto già previsto dalla normativa attuale.

I lavoratori che vanteranno una continuità occupazionale, perché inseriti in un percorso di reindustrializzazione si vedranno riconoscere un indennizzo di 4 mensilità, mentre quelli vicini alla pensione riceveranno un sostegno per coprire la differenza fra l'indennità di disoccupazione Naspi e l'80% del proprio stipendio. «L'accordo chiaramente privilegia gli strumenti di reindustrializzazione e rioccupazione dei lavoratori Bekaert- dichiara Uliano- questo è stato il nostro obiettivo principale e questo è il valore positivo di questo accordo, che comunque ha dovuto fare i conti con una gravissima decisione aziendale che abbiamo più volte condannato. Ora la parola passa ai lavoratori che saranno chiamati nelle prossime ore a esprimere la loro valutazione».

Rossi: rimediato ad un errore del precedente governo. «L'accordo per la concessione della cassa integrazione ai dipendenti della Bekaert di Figline Incisa è positivo ed è il frutto della capacità di mobilitazione mostrata dai lavoratori che sono riusciti a coinvolgere nella loro lotta il territorio, facendo del loro caso una questione nazionale, fino a riuscire a far approvare il decreto che permette, in deroga al Jobs act, di concedere la cassa integrazione per cessazione di attività». È questo il primo giudizio del presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, dopo aver appreso i contenuti dell'accordo siglato questa notte al ministero dello Sviluppo Economico dai rappresentanti del governo, dall'azienda, dalle organizzazioni sindacali, dalla Regione Toscana Toscana e da Arti, l'Agenzia regionale toscana per l'impiego. «Questa conquista- aggiunge Enrico Rossi- ha rimediato ad un gravissimo errore compiuto dal precedente Governo relativamente ai nuovi ammortizzatori sociali, che consentivano il licenziamento entro 90 giorni dall'avviso di chiusura delle attività». La nuova situazione, aggiunge, «non solo tutela maggiormente i lavoratori anche sotto il profilo economico rispetto alla Naspi, ma soprattutto consente di avere un tempo adeguato per mettere in campo nuovi progetti di reindustrializzazione dell'area produttiva di Figline Incisa».

Fonte: Agenzia Dire
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