Toscana

Br, Morandi legge in aula documento proclama

Due pagine e mezzo scritte in stampatello, per affermare fra l’altro che le Br non sono affatto «un gruppo marginale e avventuristico, senza nessuna prospettiva»: tutto ciò «fa a pugni» con la campagna messa in atto e la ripresa dell’iniziativa a partire dal 1999. Quanto agli arresti per le indagini sulle Br del 24 ottobre hanno in sostanza un valore «politico-mediatico», un «effetto propagandista», in un momento in cui si riacutizza lo scontro sociale. È quanto scrive Roberto Morandi, 43 anni, il tecnico radiologo fiorentino, dichiaratosi militante delle Br, fra gli arrestati lo scorso 24 ottobre, nel documento che ha letto lunedì 10 novembre davanti al tribunale del riesame di Firenze. Come aveva già fatto Nadia Desdemona Lioce, Morandi si è rifiutato di rispondere ai giudici e ha letto il suo documento da una delle gabbie dell’aula bunker di Santa Verdiana. Lettura che ha proseguito imperterrito anche quando gli è stato chiesto di interromperla.

Nel documento Morandi inizia ribadendo la sua militanza nelle Br per la costruzione del partito comunista combattente e chiude rendendo onore a Mario Galesi (il brigatista deceduto il 2 marzo scorso nella sparatoria sul treno Roma-Firenze), «morto combattendo per il comunismo», e a tutti gli altri combattenti per il comunismo. Il tecnico radiologo spiega poi di non voler entrare nel merito del procedimento che lo coinvolge, nè cita esplicitamente il delitto D’Antona, ma fa riferimento alla ripresa dell’iniziativa nel 1999. Di Marco Biagi ricorda la messa a regime della riforma che porta il suo nome. Cita poi i metalmeccanici, la riforma delle pensioni e i lavoratori a rischio amianto. Morandi parla anche di rilancio della strategia della lotta armata, dell’azione di «controrivoluzione» messa in atto dallo «stato borghese» con gli arresti di ottobre, per i quali parla di attacco, e fa riferimento anche alle «veline» in merito alle dichiarazioni sull’«ostaggio di turno».

L’udienza era relativa all’istanza presentata dai difensori di Morandi, gli avvocati Barbara Mercuri e Attilio Baccioli, legale anche di Nadia Lioce, contro l’ordinanza che lo scorso 24 ottobre, nell’ambito dell’inchiesta fiorentina sulle Br, ha portato in carcere il tecnico radiologo con le accuse di banda armata e di rapina. I legali hanno rilevato l’inconsistenza dell’accusa per il coinvolgimento del tecnico radiologo nelle rapine, facendo notare che l’unico elemento sembra essere il fatto che Morandi non fosse al lavoro negli orari in cui furono compiuti i colpi, il primo, fallito, il 5 dicembre 2002, nell’ufficio postale di via Tozzetti a Firenze, il secondo il 6 febbraio scorso, alle Poste di via Torcicoda. Al termine dell’udienza il tribunale si è riservato la decisione.

Proseguono intanto le indagini da parte della Digos di Firenze, coordinata dal procuratore aggiunto Francesco Fleury e dai sostituti Giuseppe Nicolosi e Luigi Bocciolini. All’esame degli inquirenti ancora il materiale sequestrato nel corso delle varie perquisizioni effettuate il 24 ottobre scorso. In programma anche nuovi interrogatori, anche di persone collegate all’ambiente delle poste e ospedaliero, in qualità di testimoni, come già accaduto la settimana scorsa.

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