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CAPO DI HAMAS UCCISO IN SIRIA: ASSASSINIO MIRATO DEGLI ISRAELIANI

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Ieri, in Siria, nel rione al-Zahira di Damasco, Ezzedin Subhi Sheikh Khalil, un capo di Hamas originario di Gaza, ha avviato l'automobile, ha risposto al cellulare ed è saltato in aria; lui è morto e tre passanti sono stati feriti. Diffusa da Hamas a Gaza, la notizia e confermata dal ministero dell'Interno siriano, precisando che la vittima “è un palestinese espulso dalle forze di occupazione israeliane in Libano ai tempi della prima Intifada" (1987-‘93) e "non svolgeva alcuna attività in territorio siriano". Secondo Hamas è un assassinio mirato - come quelli dello sceicco Ahmed Yassin, capo spirituale di Hamas, nel marzo scorso e del suo successore Abdul Aziz al Rantissi - voluto dal primo ministro israeliano Ariel Sharon dopo il duplice attentato suicida di due settimane fa a Beer Sheva (Neghev) in cui morirono 16 passeggeri a bordo di due autobus; Sharon disse che la strage era stata pianificata negli uffici di Hamas a Damasco. "Il nemico sionista ha di nuovo aperto la porta per uno spostamento della lotta fuori dalla Palestina: dovrà assumersene la responsabilità" si legge in una nota diramata dalle brigate ‘Ezzedin al Qassam', braccio armato di Hamas; lo sceicco Hassan Yussuf, ha aggiunto che "se Israele esporta la guerra all'estero, Hamas sarà costretto a fare altrettanto". E' impressione diffusa che a eseguire l'operazione a Damasco siano stati i servizi segreti israeliani secondo i quali durante la Prima Intifada, Khalil, avvocato di professione, era stato tra i fondatori di Ezzedin el-Qassam; nel 1992 era stato espulso, con altri 400 integralisti di Gaza verso il Libano, per decisione del primo ministro Yitzhak Rabin, e qualche anno dopo si era trasferito in Siria.
Misna

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