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CINA, BANDITA SU INTERNET L'INFORMAZIONE RELIGIOSA

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Pechino ha annunciato nuove leggi per un maggior controllo delle notizie pubblicate su Internet al fine di “proteggere gli interessi dello Stato”. Sono bandite dalla rete le notizie “che criticano le politiche religiose statali, la predicazione in materia religiosa o la diffusione di credenze superstiziose”.

Non è stata specificata la data in cui la normativa entrerà in vigore. Già oggi le autorità controllano con attenzione i media e ricorrono alla tecnologia per censurare gli articoli su Internet con contenuto pornografico o di rilievo politico. Dissidenti e giornalisti sono in carcere per avere diffuso in rete o inviato messaggi e-mail ritenuti “pericolosi” per lo Stato.

Olre alle notizie "religiose", le nuove leggi vietano di mettere su Internet notizie che riguardano altre 10 “aree”, che comprendono le notizie che possono mettere in pericolo la sicurezza dello Stato, i segreti di Stato che non sono stati declassati, i rapporti che incitano alla violenza etnica. Un'area riguarda la diffusione di voci o di notizie che incitino a manifestazioni sociali o che invitino a assemblee e dimostrazioni pubbliche.

E' anche proibito pubblicare notizie non sicure o costituire partnership con organizzazioni straniere.

L'annuncio precede un'importante riunione del Plenum del Partito comunista fissata per ottobre e appare – secondo gli esperti - una tipica mossa di Pechino per evitare qualsiasi discussione e rappresentare un quadro di unità all'interno della leadership.

L'Ufficio informativo del Consiglio di Stato e il Ministro dell'informazione e dell'industria, che hanno emanato le nuove norme, hanno precisato che “lo Stato proibisce la diffusione di scritti che vanno contro la sicurezza statale e l'interesse pubblico”.

La precedente normativa era stata emanata nel 2000, ma il rapido sviluppo di Internet l'aveva resa obsoleta. La rete, precisano questi uffici, “è diventato un importante canale per la diffusione delle notizie e ha un profondo influsso sulla vita politica e sociale”.

Con le nuove norme, solo 3 tipi di soggetti potranno pubblicare notizie, tra cui gli enti collegati con i media autorizzati dagli organi pubblici, che potranno sia ripubblicare notizie che diffonderne nuove. Le altre associazioni potranno soltanto ripubblicare notizie già diffuse dai media ufficiali.

Di recente, il controllo che Pechino pratica su Internet ha fatto scalpore, quando è risultato che la nota compagnia americana “Yahoo!” aveva fornito alle Autorità informazioni riservate su un suo cliente, il giornalista Shi Tao, che grazie a questa spiata è stato condannato a 10 anni di carcere. Shi aveva inviato a siti web esteri notizie circa i preparativi del governo per controllare le possibili manifestazioni per il 4 giugno, anniversario del massacro di piazza Tiananmen.
Asianews

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