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CRISI USA-IRAQ: MONS. BETORI, INACCETTABILE OGNI FORMA DI GUERRA PREVENTIVA

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"Non è la semplice autorizzazione dell'Onu a rendere giusta una guerra" che, "se resta la dimensione preventiva", rimane comunque "inaccettabile". A ribadire la posizione dei vescovi italiani su un eventuale conflitto in Iraq è stato oggi mons. Giuseppe Betori, segretario generale della Cei. Rispondendo alle domande dei giornalisti, nel corso della conferenza stampa di presentazione del Comunicato finale del Consiglio permanente dei vescovi italiani, svoltosi a Roma dal 20 al 22 gennaio, a proposito di una possibile risoluzione delle Nazioni Unite a favore di un intervento armato ha precisato: "L'autorizzazione dell'Onu è uno degli elementi irrinunciabili che compongono lo scenario di plausibilità di una guerra, ma non è l'unico. Se resta la dimensione preventiva di una guerra, e il conflitto in questione non si presenta come una concreta risposta ad una situazione di attacco, non è la semplice autorizzazione dell'Onu a rendere giusta una guerra", che "se rimane preventiva" resta "in ogni caso inaccettabile".

E' il "concetto di guerra preventiva", ha spiegato infatti Betori, ad essere "inaccettabile in se stesso, in quanto la prevenzione di fatto non ha un limite. Senza una concreta situazione di minaccia, attuale e non possibile, non si può giustificare alcun atto di guerra". A proposito di un ipotetico riscontro in Iraq, da parte degli ispettori dell'Onu, di armi di distruzioni di massa, il segretario generale della Cei ha risposto: "Non spetta a noi vescovi giudicare il grado e il livello in cui tali armi possono diventare una minaccia concreta ed effettiva: perché una guerra possa essere giustificata, comunque, occorre il concetto di aggressione, e il potere aggressivo delle armi di distruzione di massa spetta agli esperti determinarlo". Quello della Chiesa, ha aggiunto Betori, "non è un compito diplomatico, o diretto sugli scenari di guerra: l'intervento dellla Chiesa è sul versante della formazione delle coscienze. Non basta, oggi, proclamare appelli alla pace, occorre costruire coscienze capaci di realizzare progetti concreti di pace, altrimenti gli appelli restano inefficaci".
Sir

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