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Calciopoli, la relazione di Borrelli

L'urlo di gioia, liberatorio, degli uomini del pool saluta l'attesa firma di Borrelli in coda alle circa 190 pagine della relazione. Un 'parto' faticoso, che mette la parola fine alla fase uno dell'inchiesta su calciopoli: l'ufficio presieduto dall'ex capo di Mani Pulite ha completato, dopo una maratona di oltre 48 ore, l'articolato dossier che inchioda quattro squadre. Juventus in testa, Milan e a seguire Lazio e Fiorentina: per tutte è solo questione di ore, perché il procuratore Stefano Palazzi (l'unico ad aver ricevuto in consegna il dischetto contenente la relazione) farà scattare i deferimenti prima della fine della settimana.
DI ALESSANDRA ROTILI

Calciopoli, la relazione di Borrelli

di Alessandra Rotili
L'urlo di gioia, liberatorio, degli uomini del pool saluta l'attesa firma di Borrelli in coda alle circa 190 pagine della relazione. Un 'parto' faticoso, che mette la parola fine alla fase uno dell'inchiesta su calciopoli: l'ufficio presieduto dall'ex capo di Mani Pulite ha completato, dopo una maratona di oltre 48 ore, l'articolato dossier che inchioda quattro squadre. Juventus in testa, Milan e a seguire Lazio e Fiorentina: per tutte è solo questione di ore, perché il procuratore Stefano Palazzi (l'unico ad aver ricevuto in consegna il dischetto contenente la relazione) farà scattare i deferimenti prima della fine della settimana.

L'affresco dipinto dagli 007 federali guidati da Francesco Saverio Borrelli non lascia spazio a equivoci: si parla di "illecito strutturato", in sostanza non dell'iniziativa del singolo sulla singola partita (come era accaduto al Genoa con il Venezia e che pure ha portato alla retrocessione in C1 del club ligure), ma di una rete di malcostume che in alcuni casi era reiterato.

Il discorso vale soprattutto per la Juventus e in qualche modo per il Milan, mentre Fiorentina e Lazio sembrerebbero aver commesso l'illecito con un coinvolgimento se non altro meno attivo a livello di organizzazione. Comunque la responsabilità delle società coinvolte dovrebbe essere oggettiva, anche quando a commettere l'illecito sarebbero state figure di spessore minore, come nel caso del club rossonero.

A inguaiare il Milan è stato infatti l'addetto agli arbitri, Leonardo Meani, che comunque, da quanto risulta nella relazione, agiva per conto della società: quanto ad Adriano Galliani non dovrebbe rischiare il deferimento, perché il suo ruolo attivo nella vicenda non è mai stato provato. Le quasi 190 pagine (corredate anche della documentazione arrivata dalla Procura di Napoli per un totale di 7000 cartelle) sono suddivise in capitoli per ciascuna delle squadre (c'é anche la Samp, ma il ruolo dei blucerchiati è marginale), ma altre sezioni sono riservate ai singoli tesserati (arbitri e dirigenti).

Vista la complessità e anche l'anomalia dell'illecito emerso dalle intercettazioni la relazione non poteva che essere così articolata: l'idea alla base e che unisce tutte le sezioni è sempre quella dell'illecito strutturato, il leit motiv delle carte. Se bastassero queste, i club coinvolti non si salverebbero dalla retrocessione, per lo meno in serie B. Le audizioni fatte in dieci giorni da Borrelli invece non avrebbero avuto un peso rilevante: troppe amnesie, molta reticenza, parecchie contraddizioni con quanto raccontato dagli stessi protagonisti davanti a magistrati e carabinieri.

Tutti, quando era loro possibile, hanno cercato di scaricare ogni colpa agli ormai 'defunti' del panorama sportivo: Moggi in testa, seguito anche dall'ex vicepresidente federale, Innocenzo Mazzini. Due che non sono sfilati davanti all'ufficio indagini. Anche su Maria Grazia Fazi, l'ex segretaria della Can che si è avvalsa della facoltà di non rispondere, parecchi avrebbero fatto scaricabarile: lei che finora non ha mai parlato sul piano sportivo non rischia nulla. Va incontro al licenziamento semmai, e comunque punta tutto a difendersi in sede penale. Borrelli alla fine del lavoro chiede che il calcio torni ad essere "imprevedibile": un elemento che evidentemente almeno nel campionato finito sotto inchiesta (2004-05) è stato totalmente sovvertito.

Il capo dell'ufficio indagini però resta fiducioso: "Il mondo del calcio non è malato alla radice, ma in certe ramificazioni. Non è il sistema che comporta determinate anomalie, è il modo di porsi di certe persone e la presenza di determinati interessi. Mi è bastato poco per rendermi conto della complessità e della bellezza del gioco del calcio e anche dell'imprevedibilità, che deve restare tale". Un messaggio inequivocabile, perché troppa gente avrebbe cercato di pilotare il naturale corso del pallone. Senza mai ammettere di aver commesso reato: Borrelli lo ripete ancora una volta. "Un mea culpa vero e proprio non c'é stato. Nemmeno un pentito, solo ammissioni marginali. Ma non parlerei di omertà, né di criminalità organizzata. Piuttosto della solidarietà che c'é tra gente che per anni ha condiviso lo stesso ambiente".

Il lavoro dei suoi uomini è stato duro: con Maria José Falcicchia chiamata a stilare a distanza alcune della parti più importanti della relazione, gli altri hanno dovuto mettere insieme tutto il materiale per completare l'affresco. Che inchioda senza appelli soprattutto la Juve: dalla posizione dei bianconeri dipendono tutte le altre. Alla fine della fatica gli inquirenti si stringono intorno a Borrelli. La palla ora passa a Palazzi, che conosce pagina su pagina le carte: rinvii a giudizio con motivazioni pesanti e implicazioni dei club in arrivo. La settimana prossima ripartono gli interrogatori dell'inchiesta bis (quella a carico dei club minori), quando nella Capitale andrà in scena davanti alla Caf di Cesare Ruperto il processo a Moggi e alla cupola. Alla 'sbarra' i volti più noti del pallone degli ultimi anni. (ANSA).

Lo speciale sull'inchiesta «Piedi puliti»

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