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Carrara: le divisioni a sinistra premiano il «grillino»

Il nodo da sciogliere è se i voti dispersi a sinistra confluiranno sul candidato Pd e quanto apporto potrà avere lo sfidante dalle civiche.

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Francesco De Pasuale e Andrea Zanetti

Carrara è senza sindaco. Nessuno tra i nove aspiranti alla poltrona di primo cittadino è riuscito a spuntarla al primo turno. Si andrà, quindi, al ballottaggio, con un testa a testa tra il candidato ufficiale del Pd Andrea Zanetti (25,28%), e quello del movimento 5 stelle, Francesco De Pasquale (27,27%).

Andrea Vannucci, ex vice sindaco, e candidato alternativo a quello del Pd, forte delle sue liste, ha ottenuto il 15,16% dei consensi, diventando la terza forza nello scacchiere politico carrarese.

Il centro destra, con Forza Italia, Lega Nord e Fratelli di Italia, uniti intorno a Maurizio Lorenzoni, ha ottenuto il  12,17% dei consensi, posizionandosi al quarto posto. Discreto successo anche per Gianenrico Spediacci, sostenuto dalle liste civiche «Rinascita», «Articolo primo», «Lista giovani» e «Federazione dei verdi», che ha guadagnato l’8,73% dei voti.

La lista civica di Claudia Bienaimè, invece, si è fermata al 6,17%. Ilaria Paladini, sostenuta da  «Sinistra - La Comune»  ha avuto il 2,76% dei consensi, mentre la lista «Rinascimento sia» di Alessandra Caffaz, solo 1,73%. Infine «La svolta», con 201 voti, si è assestata sullo 0,69%.

Primo partito della città è il movimento fondato da Beppe Grillo: sono 6.587 i voti conquistati, pari al 23%, contro i 3.888 del Pd (13,57%). È abbastanza ovvio che la spaccatura a sinistra, con ben quattro candidati in competizione tra loro, e cioè Andrea Zanetti, Andrea Vannucci, Ilaria Paladini e Gianenrico Spediacci, con i primi due a guidare una ulteriore fronda interna al Pd, ha determinato il successo i grillini, facendo avanzare il De Pasquale. Sic stantibus rebus, se i voti «dispersi» tra le liste di centro sinistra, si fossero concentrati su un unico candidato, si sarebbe arrivati ad una vittoria al primo turno. Non c’è dubbio che sarà proprio questo il nodo strategico delle prossime settimane: la sinistra deciderà di riunirsi e far convergere i voti su Zanetti oppure ciascuno continuerà nel proprio percorso? Quanto peseranno i personalismi e i dissidi interni al Pd?

E poi c’è l’incognita delle liste civiche, nate in opposizione al sistema dei partiti e in particolare contro l’amministrazione precedente: faranno convergere i loro voti sul candidato dei 5 stelle – come molti suppongono – o su quello del Pd? E come si muoverà il centro destra? Insomma i giochi sono ancora aperti e la vittoria non è scontata per nessuno. Un dato però è incontestabile: cresce la disaffezione dei cittadini per il voto. Alle urne si sono recati soltanto il 58,23% degli aventi diritto, mentre nella precedente tornata eravamo al 61,6%.

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