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Casa: sfratti in aumento

Dramma, crisi, emergenza: le parole non bastano più per definire la cronica mancanza di case che assilla molte famiglie. Lo dicono i numeri: sono 18.800 le domande di sfratto in Toscana. La Regione ha messo a disposizione 4 milioni di euro per aiutare le persone sfrattate e quelle in morosità, spesso dovuta alla crisi economica tanto che appare sempre più frequente il termine di «morosità incolpevole».
DI ENNIO CICALI

Parole chiave: edilizia (33), casa (56), regione toscana (1598)
Casa: sfratti in aumento

di Ennio Cicali

Dramma, crisi, emergenza: le parole non bastano più per definire la cronica mancanza di case che assilla molte famiglie. Lo dicono i numeri: sono 18.800 le domande di sfratto in Toscana. La Regione ha messo a disposizione 4 milioni di euro per aiutare le persone sfrattate e quelle in morosità, spesso dovuta alla crisi economica tanto che appare sempre più frequente il termine di «morosità incolpevole». Il contributo, una misura straordinaria, sarà erogato tramite i Comuni per venire incontro a tutte quelle persone che stanno vivendo una situazione economica difficile e non possono perciò pagare l'affitto: chi ha perso il lavoro, chi è stato messo in mobilità o in cassa integrazione, chi ha dovuto chiudere l'attività, chi è stato colpito da una malattia grave, da un infortunio o dal decesso di un componente della famiglia che ha provocato la riduzione del reddito.

In Toscana negli ultimi dieci anni si è verificato un considerevole aumento delle richieste di esecuzione di sfratto. Nel 2010 si contavano 5023 provvedimenti di sfratto emessi di cui solo 564 per finita locazione, ben 4336 per morosità. Tra questi c'è una percentuale rilevante di casi riconducibili a morosità provocata da fattori esterni che, di fatto, impediscono di avere le risorse necessarie a pagare l'affitto.

Oltre agli sfrattati sono i giovani a pagare il prezzo più alto, per molti è pressoché impossibile crearsi una famiglia: circa 75.000 i giovani fra i 25 e i 34 anni restano ancora nelle famiglie originarie, e che non hanno possibilità di uscirne, perché i loro redditi non consentono il pagamento di un affitto. Non sono «bamboccioni», né «sfigati», secondo alcune terminologie correnti, pagano solo il prezzo della pesante situazione economica che si riflette negativamente sul mercato della casa.
«Una situazione che si è aggravata a causa della crisi economica e che risente dell'assenza totale di politiche della casa nel nostro Paese – afferma il presidente di Confservizi Cispel Toscana, Alfredo De Girolamo –. La casa non è più un'emergenza, ma un dramma quotidiano su cui occorre intervenire rapidamente». Per questo occorre un grande piano nazionale: «Rivolgo un appello al governo Monti perché affronti il problema di finanziamenti per la casa che non sono ancora stati previsti». Pesa, infatti, la mancanza di un piano nazionale per la casa, gli unici sono stati il piano Fanfani, che risale ormai ai primi anni '60, e il fondo Gescal, finanziato dai lavoratori, anch'esso di quel periodo.

Nel commentare positivamente il fatto che «la Regione ha finalmente inserito il diritto alla casa e le politiche abitative nel programma regionale di sviluppo 2011–2015 e nel piano socio-sanitario integrato 2012», De Girolamo avanza una serie di proposte per far fronte in modo strutturale all'emergenza anche utilizzando le nuove tecniche edilizie per il risparmio energetico: «Diventa oggi indispensabile – dice – avere finanziamenti costanti inseriti in bilancio attraverso interventi mirati come potrebbe essere quello di destinare una quota del bollo auto a un fondo per le politiche abitative». Occorre – aggiunge – «restituire il "prestito "di 130 milioni di euro prima dedicati all'edilizia popolare e poi stornati per tamponare il taglio dei trasporti pubblici».

Il coordinatore del settore casa di Confservizi Cispel Toscana, Lorenzo Bani, insiste soprattutto sulla necessità di sbloccare la proposta di legge regionale sulle vendite del patrimonio Erp: «È necessario riprenderla e portarla a conclusione – spiega – per gestire con più efficienza e redditività il patrimonio esistente; per garantire risorse future al settore dell'edilizia sociale; per sanare una situazione sui piani di vendita preesistenti che rischia di aprire contenziosi insanabili».

Bani sollecita «una corretta politica dei canoni bloccati dal 1996». Mantenendo le tutele per le fasce deboli, devono essere adeguati i canoni delle altre fasce applicando un aumento percentuale variabile in funzione del reddito: «Si potrebbe prevedere per le fasce più alte l'inserimento di una quota legata alla superficie dell'alloggio e in particolare alla sottoutilizzazione dello stesso». Per quanto riguarda il riordino del sistema organizzativo Bani osserva che «il livello della gestione dovrà essere necessariamente quello provinciale per garantire il governo del territorio, mentre dovrebbe essere premiato l'accorpamento fra diverse società in termini di funzione. Inoltre il sistema casa in Toscana dovrebbe essere monitorato da un'autorità pubblica regionale».

Il patrimonio regionale Erp comprende 11 aziende, una per provincia più Empoli, con un patrimonio di 350,3 milioni di euro, costituito da 48.462 alloggi gestiti (dati 2010) per un fatturato annuo di 110 milioni.

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