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Commercio: Cursano (Fipe-Confcommercio Toscana), “chieste al ministro misure urgenti per ripartire”

Il presidente di Fipe-Confcommercio Toscana, che è anche vicepresidente vicario nazionale della categoria, ha partecipato all’incontro con il ministro Patuanelli voluto dall’associazione insieme a Fiepet-Confesercenti in rappresentanza delle imprese e ai sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil in rappresentanza dei lavoratori del comparto. Presente anche la sottosegretaria allo sviluppo economico Alessia Morandi

Commercio: Cursano (Fipe-Confcommercio Toscana), “chieste al ministro misure urgenti per ripartire”

“Tornare tutti al lavoro e tirare avanti fino alla ripresa con ristori adeguati e, soprattutto, con una revisione profonda di costi di gestione (affitti, utenze, lavoro), tasse e imposte, da riparametrare sui nuovi livelli di ricavi e non su quelli passati. Che, forse, uguali non torneranno più”. Il presidente di Fipe-Confcommercio Toscana Aldo Cursano, che di Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) è anche vicepresidente vicario nazionale, sintetizza così le richieste che la sua associazione di categoria ha presentato oggi (lunedì 18 gennaio 2021) al ministro dello sviluppo economico Patuanelli nel corso dell’incontro esteso alle rappresentanze delle imprese del settore (con Fipe-Confcommercio, Fiepet Confesercenti) e dei sindacati dei lavoratori Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil.

“La politica non solo gestisce poco e male la crisi scatenata dalla pandemia, non sta neppure progettando come dovrebbe la ripresa. Tocca farlo da sole alle imprese, le nostre come quelle di tutti gli altri settori”, spiega Cursano, “per questo siamo tornati dal Ministro per ribadire le nostre richieste, che servono a dare un futuro al comparto, all’occupazione e ai servizi che garantisce”. Il primo punto, per Fipe-Confcommercio, è l’abbassamento dei costi di gestione delle imprese: affitti, utenze, fiscalità, costo del lavoro sono strumenti per ridistribuire la ricchezza che le imprese producono. “In tempi normali sono sacrosanti, ma ora che le nostre imprese hanno perdite fino al 70% ed oltre, l’unica cosa che possiamo ridistribuire è la disperazione”, dice con amarezza Cursano. “Non è accettabile dover pagare da soli lo scotto di chiusure che ci sono state imposte per legge. Ecco perché chiediamo ristori adeguati che ci consentano di chiudere il 2020 risarcendo i mancati incassi e, poi, di pensare al futuro. I contributi esigui arrivati finora, e neppure a tutti, non possono che essere un acconto di quanto in realtà ci spetta”. “Ma quello che vogliamo davvero è tornare a misurarci con il mercato, riaprire tutti e per l’intera giornata. Che senso ha chiudere i ristoranti per la cena quando nei supermercati e sui treni c’è la folla? Almeno nelle aree gialle e arancioni le nostre attività devono essere paragonate a quelle del commercio perché vanno in tandem, offrendo servizi importanti allo shopping. Quindi se si aprono le une si devono aprire anche le altre. È incomprensibile che i pubblici esercizi delle aree arancioni non possano operare con il consumo in loco almeno nelle ore diurne: sono gli unici a restare chiusi in un contesto in cui tutte le attività commerciali sono aperte. Solo in zona rossa, con un pericolo più alto, ha senso chiudere negozi ed esercizi. È poi totalmente ingiustificato assoggettare come si fa ora tutte le imprese alle stesse regole, qualunque sia lo spazio che hanno a disposizione”. A proposito della ripartenza, il presidente della Fipe Toscana chiarisce: “dobbiamo mettere al centro salute e sicurezza di cittadini e lavoratori, rispettando rigidamente i protocolli e premiando chi ha spazi adeguati ad offrire il servizio con il giusto distanziamento. Per gli anni a venire dovremo rivedere alcuni modelli di business. Ora però la priorità è sopravvivere”.

Sulle proteste che in questi giorni continuano a scuotere il mondo dei pubblici esercizi, tra i più colpiti dalle restrizioni imposte dai Dpcm, Cursano evidenzia: “cavalcare il malessere è sempre facile, ma i tanti movimenti spontanei che spuntano come funghi nascono sulla protesta e muoiono sulla proposta. Dobbiamo riaffermare il valore della rappresentanza d’impresa, che è riconducibile alle sole associazioni di categoria firmatarie dei contratti collettivi di lavoro, che godono permanentemente di una solida base associativa e che sono interlocutori seri e affidabili, consapevoli, oltretutto, delle proprie responsabilità”. L’incontro con il ministro Patuanelli era stato richiesto il 4 gennaio scorso con una lettera a firma delle associazioni delle imprese del settore Fipe e Fiepet e dai sindacati dei lavoratori Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil. Obiettivo dell’incontro era individuare un piano di interventi efficaci e coordinato a sostegno dei lavoratori e delle imprese della ristorazione e dell'intrattenimento, messi in ginocchio da mesi di sostanziale inattività, da una perdurante incertezza e misure di indennizzo non sufficienti. Presente anche la sottosegretaria allo sviluppo economico Alessia Morandi.  “Abbiamo presentato un documento unitario con proposte immediatamente implementabili nel decreto legge "Quinques", in fase di predisposizione da parte del Governo, sui temi degli affitti, del lavoro, della liquidità, delle concessioni e dei ristori”, racconta il presidente Cursano. “Sono proposte che stiamo avanzando da tempo, ci auguriamo che averle portate all’attenzione del Ministro in modo unitario e organico possa rappresentare la svolta necessaria per mettere nelle condizioni di lavorare con continuità, sicurezza e serenità la nostra categoria, che è componente essenziale del Prodotto Interno del Paese, con 300mila imprese e più di un milione di addetti.” 

Fonte: Comunicato stampa
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