Toscana
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Comuni toscani, dopo la scossa delle politiche, il probabile «ribaltone»

Lo scossone delle elezioni politiche ha travolto pure la Toscana. Le avvisaglie si erano viste con le elezioni regionali del 2015 quando il centrodestra prese il 29% e i 5Stelle il 15%, e con la conquista da parte dei 5Stelle di Livorno nel 2014 e Carrara nel 2017, e da parte del centrodestra, di Arezzo nel 2015, Grosseto nel 2016 e Pistoia nel 2017. Ma gli effetti locali delle elezioni politiche si devono ancora manifestare.

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I Comuni toscani come sono e come potrebbero essere in base al voto del 4 marzo 2018

Il problema più grosso si presenterà alle prossime regionali del 2020. Nel 2015 Rossi vinse col 48% superando la soglia del 40% sotto la quale si va al ballottaggio. Cosa che forse non si ripeterà nel 2020 dato che il centrosinistra toscano alle recenti politiche è giunto al 34%, e anche sommando i voti di LeU si arriva al 37%. Il centrodestra, che alle politiche ha preso il 32%, nel probabile ballottaggio con la sinistra potrebbe attirare parte dei voti dei 5Stelle, 25% alle politiche, e vincere. Per la Toscana, governata sin dalla nascita dalla sinistra, sarebbe la fine di un’epoca. Ma ancora c’è tempo, tutto può succedere, e molto dipenderà dalle vicende politiche nazionali.

Prima delle regionali ci sono a giugno le elezioni comunali che coinvolgono tre comuni importanti: Pisa, Massa, e Siena, altri minori come Campi, Pietrasanta e Pescia, e altri 15 comuni con meno di 15 mila abitanti, soglia sotto la quale non c’è il ballottaggio, ma vince la lista più votata al primo turno. Nei comuni sopra i 15mila abitanti si potrebbe riproporre lo schema vincente a Livorno nel 2014 quando Nogarin (5Stelle) partendo dal 19% riuscì a battere Ruggeri (Pd) che partiva dal 40%, finendo al ballottaggio 53 a 47%, grazie a una coalizione di forze contro Ruggeri. Oppure quello di Pistoia nel 2017 quando Tomasi (centrodestra) partendo dal 27% contro Bertinelli (Pd) al 38% vinse al ballottaggio 54 a 46%. In questi casi il Pd non è riuscito ad allargare la sua maggioranza, mentre 5Stelle e centrodestra sono riusciti ad aggregare i loro voti e quelli di altre forze coalizzate contro il Pd.

Perciò se il comune è al sopra dei 15mila abitanti, anche se il primo partito è il Pd, ma con una percentuale non elevata, vince il secondo cioè il centrodestra a maggioranza leghista, o 5Stelle. Il Pd mantiene il governo locale solo se è il primo partito e il comune ha meno di 15mila abitanti, oppure se ha un’alta maggioranza, cioè oltre il 40%, che gli permetta di vincere al secondo turno anche in presenza di una coalizione degli avversari. Su queste premesse è stata realizzata la simulazione dei risultati delle elezioni comunali sulla base dei risultati delle elezioni politiche tenendo conto del probabile riporto dei voti degli esclusi dai ballottaggi, anche se è noto che i risultati nazionali non sono meccanicamente replicabili dato il peso delle situazioni locali e il prestigio personale di alcuni politici. I risultati della simulazione da prendere quindi come tendenza, sono riportati nella mappa della Toscana «Come potrebbe essere», dove si indica il vincitore di una eventuale votazione comunale, tra la sinistra comprendente il Pd e LeU che si suppongono alleati (anche se non è sempre vero), il centrodestra, e 5Stelle. Se la differenza delle percentuali tra i primi due è inferiore a 3% allora si indica un risultato in bilico tra due contendenti.

Prendendo per buona la mappa «Come potrebbe essere», l’area del governo locale del Pd si restringerebbe alle province di Firenze e Siena, mentre la Garfagnana, l’area pisana, la Lucchesia sino a Pistoia, il Grossetano e l’Aretino andrebbero al centrodestra. In particolare, per i comuni toscani chiamati al voto a giugno si avrebbe: Pisa al centrodestra, Massa ai 5Stelle, Siena e Campi in bilico tra sinistra e centrodestra, e Pietrasanta e Pescia al centrodestra.

Questa tendenza è probabilmente alla base delle fibrillazioni che si osservano nella presentazione dei candidati a sindaco. A Pisa, il comune maggiore tra quelli al voto, il Pd non riesce a trovare sul nome di Andrea Serfogli una intesa con LeU che ha avuto alle politiche un buon 8%. A destra si è invece trovato l’accordo su Andrea Conti, candidato della Lega, che sente la vittoria portata di mano. A Siena solo i 5Stelle hanno scelto il loro candidato, Luca Furiozzi, mentre il Pd discute se ripresentare il sindaco uscente Bruno Valentini, e il centrodestra è orientato, con la Lega, a sostenere Luigi De Mossi. A Campi oltre l’uscente sindaco Pd, Emiliano Fossi, sembra intenzionato a candidarsi con una sua lista il precedente sindaco Adriano Chini, una lotta interna alla sinistra che potrebbe portare alla vittoria del centrodestra. Ma il vero effetto dello scossone delle politiche si potrebbe vedere nel 2019 quando andranno al voto circa 200 sui 274 comuni toscani dei quali una buona parte potrebbe passare dalla sinistra al centrodestra. Il Pd tenta di recuperare i voti passati a 5Stelle sperando che i grillini si impantanino nei compromessi governativi.

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