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Confindustra Firenze, Maurizio Bigazzi è il nuovo presidente

«Il nostro compito rimane quello di creare lavoro, sviluppo e Pil. In questo momento così difficile, da parte della politica servono azioni concrete, non mere parole». Non ha usato giri di parole Maurizio Bigazzi, eletto all’unanimità, martedì 30 giugno, alla presidenza di Confindustria Firenze per il quadriennio 2020-2024.

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Bigazzi

Bigazzi – che è anche presidente di Toscanità, azienda specializzata nella produzione di pasta fresca – durante la conferenza di presentazione ha confermato come, dal punto di vista economico, il mondo intero viva «un momento di grande difficoltà e incertezza: il Pil in picchiata e la disoccupazione esplosa stanno creando forti tensioni sociali. Il governo ha affrontato la situazione con iniziative importanti. Tuttavia, le aziende continuano a vedere calare drasticamente il numero di ordini, quando non sono addirittura azzerati».

Nel delineare la difficile situazione dell’imprenditoria, situazione che non lascia ben sperare nell’immediato, Bigazzi ha accusato la politica di scarsa unità di intenti «nonostante il momento imponga coesione; bisogna muoversi nella stessa direzione alla ricerca di mezzi che facciano ripartire le imprese. Saranno le imprese a creare Pil e sostenere la rinascita economica. Confindustria sostiene con forza la realizzazione di opere pubbliche, perché servono a ricreare Pil e riproporre fattori competitivi per la crescita».

Il neo presidente, poi, ha lanciato una frecciata verso le banche, le quali avrebbero mantenuto «tassi ancora troppo alti per i prestiti alle imprese». Inoltre, Bigazzi ha «provocatoriamente» avanzato l’idea di un contributo di solidarietà da parte della pubblica amministrazione e i suoi dipendenti in lavoro agile, da dare alle tantissime persone che non possiedono più nulla. «In fondo, sono privilegiati: hanno un’occupazione, stanno a casa, risparmiano sul costo degli spostamenti verso il luogo di lavoro, e dispongono di più tempo libero».

L’ultima stoccata è diretta al Governo e alle lentezze burocratiche: «Lo Stato dice: diamo una mano alle aziende. Iniziasse pagando i 50 miliardi di debiti alle aziende, che è un obbligo. E tolga questa burocrazia odiosa che fa perdere tempo. La buona burocrazia insieme alla buona giustizia sono fattori di crescita». 

Infine, le promesse di mandato: «Ci batteremo per favorire lo sviluppo delle imprese e la crescita di un territorio sempre più accogliente. Punteremo sulle scuole professionali, perché solo attraverso una formazione adatta per le imprese di qualità si può andare avanti. Crediamo nella digitalizzazione e ci impegneremo affinché la Rete 5 G sia presente dappertutto. Lavoreremo a stretto contatto con gli imprenditori che vogliono investire, li aiuteremo nella ricerca delle relazioni, e garantiremo un clima più corretto possibile. Infine, miriamo a una forte rappresentanza attraverso la quale avanzeremo proposte concrete per l’economia di quest’area geografica».

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