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DARFUR (SUDAN): ONG ITALIANE, I RESPONSABILI DEI CRIMINI SIANO GIUDICATI DALLA CORTE PENALE INTERNAZIONALE

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"Il rapporto sul dramma del Darfur, consegnato all'Onu dalla commissione diretta dal giurista italiano Antonio Cassese, riaccende i riflettori sulla terribile crisi esplosa due anni fa nel Sudan occidentale, dove lo scontro fra le forze governative ed i ribelli è costato, fino ad oggi, 70mila vittime". Lo ricorda l'Associazione delle ong italiane, sostenendo con forza la posizione dell'Unione europea che chiede che i crimini contro l'umanità commessi in Darfur siano giudicati dalla Corte Penale Internazionale, avversata da Washington che preme invece per il ricorso ad un tribunale speciale sul modello di quello istituito per il Ruanda. "All'Unione Europea – afferma Sergio Marelli, presidente dell'Associazione ong italiane – chiediamo di insistere perché la corte penale internazionale sia riconosciuta come l'ambito legittimo cui ricondurre il giudizio sui crimini contro l'umanità denunciati dal rapporto Darfur". L'Associazione ong italiane non condivide invece la posizione del governo americano "che sostiene di voler coinvolgere attivamente in questo processo i Paesi africani che manterrebbero così la leadership nell'Unione Africana, laddove è noto come, in molte altre occasioni, gli interessi dei Pesi africani siano stati clamorosamente trascurati". "Ancora una volta, come già avvenuto in occasione dell'emergenza nel sud-est asiatico – continua Marelli – assistiamo al paradosso di voler assegnare alle Nazioni Unite compiti di così grande responsabilità, senza però dotarle degli strumenti necessari per portarli a termine, come sarebbe, in questo caso, il rafforzamento della Corte Onu".

Secondo l'associazione delle ong la posizione del segretario generale Onu Kofi Annan - che ha richiesto ieri l'invio di una missione composta da diecimila caschi blu - rappresenta per il Darfur "la garanzia di un controllo sovranazionale molto utile anche per evitare interventi unilaterali, già attuati in Iraq dall'unione anglo-americana, e riproposti oggi dal Giappone per il Darfur". "Questi interventi – conclude Sergio Marelli - "fanno sì che le crisi umanitarie si traducano in un pericoloso controllo geopolitico da parte delle grandi potenze internazionali, e nella negazione del diritto internazionale costituito".
Sir

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