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DIALOGO INTERCULTURALE: DALAI LAMA AL PARLAMENTO UE, «LE FEDI RELIGIOSE PORTANO MESSAGGI DI PACE»

Percorsi: Mondo
Parole chiave: dialogo interreligioso (276), ue (389), dalai lama (4)

“Un esempio di pace e di non violenza”: usa questa espressione Hans-Gert Poettering, presidente del Parlamento Ue, nel presentare il Dalai Lama agli eurodeputati riuniti a Bruxelles. Il politico tedesco ricorda le tre precedenti visite del capo religioso all'Eurocamera, ribadisce il sostegno dell'Unione alla causa tibetana: “Varie volte questa Assemblea ha votato risoluzioni che intimavano alla Cina di riconoscere i diritti e l'identità culturale e religiosa del popolo del Tibet”, spiega. “Il Parlamento riconosce l'unità territoriale della Cina, della quale il Tibet fa parte. Ma non smetteremo mai di difendere la libertà e i diritti del suo popolo”, afferma Poettering rivolgendosi al Dalai Lama. Nei giorni scorsi il governo di Pechino aveva disdetto il summit con l'Ue, previsto per il 1° dicembre, in ragione di questa visita in Europa da parte del leader spirituale. A tale proposito, il Dalai Lama spiega: “Noi non cerchiamo l'indipendenza dalla Cina, non siamo separazionisti. Noi chiediamo rispetto, libertà e autonomia. E ricordo che anche la Costituzione cinese tutela le minoranze. Quindi non siamo contro la legge” della Repubblica popolare cinese.“Tutte le grandi fedi sono portatrici di un messaggio di pace, tutte ricercano valori profondi e l'armonia interiore. Abbiamo le religioni cristiane e le altre religioni non cristiane; tutte, se ben intese, portano a praticare l'amore, la compassione, il perdono”. Il Dalai Lama viene più volte interrotto dagli applausi degli eurodeputati. A proposito dei rapporti fra popolo tibetano e autorità cinesi, afferma: “Noi vogliamo contribuire a una società armoniosa, unita, stabile. Ma come si possono costruire questi obiettivi sotto un regime di paura e di angoscia?”. L'oratore chiede libertà e diritti “per tutti in Cina”, dichiara di nutrire “una grande fiducia nel popolo cinese”, ma sottolinea anche le chiusure del governo di Pechino: “Perché la Cina rifiuta la nostra linea non violenta. Eppure, la crisi del 10 marzo scorso” - quando si registrarono scontri di piazza a Lhasa, capoluogo tibetano - “ha di nuovo messo in risalto la gravità della situazione. Noi vogliamo collaborare con la Cina, ma forse qualcuno crede ancora di poter risolvere il problema in punta di fucile”. E conclude: “La Cina sta crescendo per importanza economica e politica. Ma per essere una superpotenza mondiale deve dimostrare un'adeguata autorità morale”.
Sir

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