Toscana

DIMENSIONAMENTO SCOLASTICO: DAI SINDACATI UN ALTOLA’ ALLA REGIONE

Un passo indietro della Regione Toscana sul Dimensionamento degli istituti scolastici, per evitare che un’impostazione burocratica ed eccessivamente rigoristica porti alla perdita di posti di lavoro e a pesanti conseguenze sulla qualità della scuola toscana. A chiederlo, lamentando anche una scarsa attenzione alla concertazione a livello territoriale, sono le organizzazioni sindacali regionali della scuola che in merito hanno tenuto questa mattina una conferenza stampa a Firenze, a cui hanno partecipato Alessandro Rapezzi (Flc-Cgil), Cristina Zini (Cisl Scuola), Rodolfo Sorrenti (Uil Scuola), Silvana Boccara (Gilda Unams) e Fabio Mancini (Snals Confsal). La Regione –è stato spiegato- ha messo a punto il nuovo Piano di dimensionamento scolastico con l’offerta formativa complessiva regionale per tutti gli ordini di scuola, dalle materne alle superiori. Il piano è già stato oggetto di incontri delle organizzazioni sindacali con l’assessore Stella Targetti e con il Dirigente dell’Ufficio Scolastico Regionale, Angela Palamone e dovrebbe arrivare in Consiglio Regionale entro la fine di Gennaio.Gli effetti dei provvedimenti del precedente Governo producono sulla scuola un impoverimento delle risorse che il piano di dimensionamento della Regione rischia di ‘esaltare. “In questo modo la Regione, per voler fare la prima della classe, finisce per non tutelare personale e famiglie della Toscana. Così la scuola toscana vivrà il paradosso di essere stata la più virtuosa, ma di subire le conseguenze più pesanti !”. La Toscana – è stato spiegato – ha adottato da tempo, per ragioni didattiche, quel criterio degli istituti comprensivi che il precedente governo ha voluto per risparmiare risorse, introducendo una soglia di minimo mille studenti per istituto, sotto la quale i differenti istituti vanno accorpati. Già vicinissima all’obiettivo posto dal Ministero, la Toscana ha voluto andare oltre, nonostante altre regioni siano ben lontane da questi parametri. La Regione Toscana invece prevede di cancellare 24 autonomie scolastiche, tra Direzioni Didattiche e Scuole Medie, e costituire 32 istituti comprensivi, mentre lo stesso Ministero indicava solo in 12 gli istituti comprensivi su cui intervenire. L’assurdo è che tra gli istituti comprensivi ce ne siano alcuni di dimensioni mastodontiche, tanto da mettere in discussione, con le attuali norme, la sorveglianza stessa da parte del personale ATA. Il piano della Regione comporterebbe la perdita di circa 130 posti di lavoro (48 dirigenti e segretari e oltre 80 operatori scolastici ATA). E il tutto a fronte di un incremento di classi richieste dai territori (148 per l’infanzia, 35 nella primaria con 175 richieste di passare al tempo pieno, e 32 classi alle medie). In pratica, secondo i sindacati, si tagliano ancora posti di lavoro quando servirebbero circa 400 docenti e 200 unità di personale ATA in più, a fronte di un incremento previsto di 2 mila alunni. Anche perché, quando si accorpano gli istituti si pongono dei parametri come se si trattasse di un unico edificio, che necessita di meno personale non docente per la gestione, ma non è così. Ad esempio con l’accorpamento di Fiesole e Vaglia ci saranno 16 differenti plessi scolastici, con gli ovvi problemi logistici per garantire, con meno personale, apertura e chiusura degli edifici e assistenza e sorveglianza ai bambini.In merito agli istituti superiori i sindacati hanno chiesto di mantenere l’autonomia nelle istituzioni che caratterizzavano per la loro natura il territorio anche se sottodimensionati, in tutto 32. “Senza una deroga per questi istituti – è stato detto – saremmo costretti a chiedere la sospensione del piano”. I sindacati chiedono inoltre alla Regione di rivedere le situazioni degli istituti comprensivi sovradimensionati che possono creare difficoltà di organizzazione sul territorio. Infine è stata chiesta, per la salvaguardia delle relazioni sindacali, la modifica della legislazione regionale per avviare un effettivo percorso pienamente rispettoso della concertazione a tutti i livelli, dalle conferenze zonali alle province e alla Regione.