Toscana
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Dal n. 7 del 17 febbraio 2002

Delitti e informazione/4: E gli omicidi di Firenze valgono pur sempre un titolo

Con i molti volumi sui duplici delitti di Firenze, una grande libreria del centro storico del capoluogo toscano, ha apparecchiato uno spicchio del bancone di fronte all'ingresso. Il cosiddetto «mostro», nonostante il passare degli anni, tira ancora. Non a caso si annunciano in tipografia altri «instant book» a firma di giornalisti fiorentini.

Con i molti volumi sui duplici delitti di Firenze, una grande libreria del centro storico del capoluogo toscano, ha apparecchiato uno spicchio del bancone di fronte all'ingresso. Il cosiddetto «mostro», nonostante il passare degli anni, tira ancora. Non a caso si annunciano in tipografia altri «instant book» a firma di giornalisti fiorentini.

Ma a cimentarsi con il giallo degli omicidi compiuti tra il 1968 e il 1985 non sono solo i giornalisti, visto che sul rammentato bancone fanno bella mostra di sé almeno un paio di edizioni dei Compagni di sangue a firma del capo della Squadra Mobile di Firenze, Michele Giuttari, scritto a quattro mani con l'«esponente di spicco del nuovo noir anni '90» (così si legge nel risvolto), Carlo Lucarelli. Ed è proprio Giuttari che ha condotto le ultime indagini sui mandanti degli omicidi seguendo anche la pista della setta che ordinava i delitti e le macabre amputazioni sui corpi delle vittime per compiere riti satanici.

I riflettori sulla tragica vicenda, una delle più emblematiche nel rapporto tra delitti e informazione, s'erano riaccesi lo scorso settembre soprattutto in seguito alla perquisizione e all'interrogatorio del criminologo Francesco Bruno, che fra l'altro ha approfittato dell'improvvisa notorietà non solo per andare in televisione a parlare dei delitti di Firenze, ma di recente anche di quello di Cogne.

Nell'ambito del nuovo filone d'inchiesta è entrata anche una nuova perizia sulla morte di Pietro Pacciani, trovato cadavere nella sua casa alla vigilia del processo-bis con cui la Corte d'assise condannò i cosiddetti «compagni di merende» Mario Vanni all'ergastolo e Giancarlo Lotti a 26 anni come suoi complici nei duplici delitti.

«Il cerchio si stringe», aveva dichiarato Giuttari. Ma l'impressione, come già scritto su queste colonne, è che la storia infinita del maniaco di Firenze si complichi e il mistero s'infittisca. Da una parte i tanti personaggi che ruotano intorno alle indagini con dossier e documenti vari non ci sembra favoriscano la ricerca, se ancora possibile, della verità; dall'altra si ha l'impressione che qualcuno continui a regolare ad arte il fenomeno massmediatico.

Tra le tante questioni tirate in ballo negli ultimi tempi anche l'ipotesi che Piero Luigi Vigna, ora Procuratore nazionale antimafia, nel periodo in cui era Procuratore di Firenze si sarebbe attivato per coprire esponenti di una banda di sequestratori d'origine sarda forse coinvolti nelle indagini sul «mostro» di Firenze. La Procura di Bologna ha poi archiviato il caso definendo una calunnia le accuse di depistaggio nei confronti di Vigna.

Da Firenze a Bologna, da Bologna a Perugia: il cerchio s'allarga. La Procura del capoluogo umbro ha infatti svolto di recente accertamenti sulla morte, archiviata come suicidio, nell'85 di un medico umbro il cui nome fu oggetto di accertamenti in quello stesso anno da parte degli inquirenti fiorentini che indagavano sul «mostro». Nel corso dell'indagine sarebbero poi emersi possibili legami tra il mondo dell'esoterismo umbro e quello fiorentino.
Grazie al nuovo scenario umbro-toscano è tornata alla ribalta anche la giornalista e scrittrice Gabriella Carlizi, che da anni segue le vicende di Firenze e che è stata sentita dal pubblico ministero di Perugia che si occupa della vicenda del medico, che ora si dice sia stato ucciso.

Negli stessi giorni è stata invece smentita qualsiasi connessione tra le vicende dei duplici delitti e il ritrovamento del cadavere di una donna, in avanzato stato di decomposizione, avvenuto l'11 ottobre scorso nelle campagne fra Montelupo e Montespertoli.

Insomma, chi più ne ha più ne metta. La storia del «mostro» di Firenze sembra davvero infinita e coinvolgere tutti e tutto.
A.F.

IL COMMENTO:
Delitti e informazione, quella ferita originaria - di Alberto Migone
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