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EMERGENZA PROFUGHI IN ITALIA: NOZZA (CARITAS), GARANTIRE PROTEZIONE UMANITARIA

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Parole chiave: libia (322), tunisia (70), africa (798), profughi (189), caritas (569)

“Sarebbe un atto di grande responsabilità garantire la protezione umanitaria temporanea, come previsto dal nostro testo unico sull'immigrazione”, ai profughi in arrivo in Italia dalle coste del Nord Africa. Lo dice al SIR mons. Vittorio Nozza, direttore di Caritas italiana. I tunisini e gli altri nordafricani che sbarcheranno in Italia (circa 6000 a Lampedusa tra gennaio e febbraio 2011), osserva mons. Nozza, non sono semplici “clandestini”, “quindi non si può pensare di rimpatriarli tout court, dato che gli accordi stipulati con i Paesi d'origine sono oggi assai difficilmente applicabili e comunque i contesti di origine non garantiscono un rientro sicuro. Non si può neanche accordargli incondizionatamente l'asilo in quanto non sussistono i requisiti richiesti dalla Convenzione di Ginevra”. “Su cosa accadrà nei prossimi mesi è difficile fare previsioni – dice - ma, senza dubbio, dobbiamo aspettarci un considerevole aumento degli arrivi che in questo caso riguarderà soprattutto richiedenti asilo dal Corno d'Africa e dalla Africa sub sahariana, per anni bloccati in Libia”. Perciò, avverte, “nei prossimi mesi dovremo fare i conti con un piano di accoglienza straordinaria che, probabilmente, coinvolgerà tutto il Paese e non si limiterà, dunque, al solo meridione d'Italia come paventato dal Ministro dell'Interno all'inizio di questa crisi”.
Sono circa 1.500, soprattutto al sud e in particolare in Sicilia, i posti di cui dispone al momento Caritas italiana per una eventuale accoglienza dei profughi dal Nord Africa. Sono i dati parziali di un monitoraggio che Caritas italiana sta effettuando tra tutte le Caritas diocesane (finora hanno risposto in 40). In questi giorni è in visita a Lampedusa – dove sono arrivate in 24 ore circa 500 tunisini - l'arcivescovo di Agrigento mons. Francesco Montenegro con il direttore della Caritas di Agrigento Valerio Landri. Caritas invierà un operatore a Lampedusa e altri due operatori lavoreranno nel centro per i minori stranieri a Pozzallo (Ragusa). Caritas nota “un'accoglienza assolutamente difforme” sul territorio nazionale: alcuni tunisini sono stati trasferiti nei Cara (Centri di accoglienza per richiedenti asilo), altri nei Cie (Centri di identificazione ed espulsione), altri hanno avuto il foglio di via e si sono dispersi. Molti sono riusciti a raggiungere la Francia, ma sono a rischio espulsione. Nonostante le osservazioni di Caritas italiana, Unhcr, Oim e Croce Rossa, sembra confermata l'intenzione del governo di trasferire a Mineo tutti i richiedenti asilo presenti nei Cara, per potervi collocare quanti arriveranno con i prossimi flussi.
Mons. Nozza ricorda che il Ministero intende trasferire nella ex base Nato di Mineo in provincia di Catania (7.200 posti complessivi) tutti i richiedenti asilo provenienti dai vari Cara (Centri di accoglienza per richiedenti asilo) per fare posto ai nuovi arrivati sulle nostre coste. Caritas italiana, Unhcr, Oim hanno espresso “contrarietà”, ribadendo invece la necessità di utilizzare Mineo come Centro di accoglienza. Caritas italiana e le Caritas diocesane, conclude mons. Nozza, auspicano che “tutti gli strumenti diplomatici vengano messi in atto perché il massacro si fermi, e possano affermarsi governi democratici capaci di venire incontro alle legittime aspirazioni delle popolazioni locali di libertà e rispetto dei diritti”. Perciò “si preparano ad affrontare un'emergenza che l'Europa dovrà condividere. Nella consapevolezza che - unendo le forze e condividendo l'esperienza maturata in questi anni - saranno poi chiamate ad un intenso lavoro di ricostruzione in tutto il Nord Africa”.
Sir

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