Toscana

FAME NEL MONDO: INDICE GLOBALE, IN 6 PAESI SITUAZIONE PEGGIORATA

La fame del mondo è diminuita dal 1990, ma di poco e non in maniera uniforme. In sei Paesi, R.D. Congo, Burundi, Nord Corea, Comore, Swaziland, Costa d’Avorio, la situazione è addirittura peggiorata. La maglia nera spetta alla R.D. Congo. Sono alcuni dati emersi dal Global hunger index (Indice globale della fame), presentato oggi a Milano nella sede dell’Ispi. La versione italiana dell’Indice è pubblicata in Italia da Link 2007, in collaborazione con Cesvi e Cosv. L’Indice viene calcolato utilizzando tre indicatori, con uguale ponderazione: la percentuale di persone denutrite, di bambini (da 0a 5 anni) sottopeso e il tasso di mortalità infantile. Più è alto l’Indice, che può variare da 0 a 100, e peggiore è la situazione. Nel mondo l’Indice della fame è sceso da 19.7 del 1990 a 14.6 del 2011: situazione che il Rapporto classifica come “grave”. Si ha infatti un livello di fame moderato o basso sotto il 10. Ventisei Paesi, la maggior parte in Africa sub sahariana e Asia meridionale, hanno ancora livelli di fame estremamente allarmante. I progressi più evidenti dal Rapporto del 1990 al 2011 si registrano in Angola, Bangladesh, Etiopia, Mozambico, Nicaragua, Niger e Vietnam. Il Rapporto 2011 riflette sull’impatto negativo che prezzi alimentari alti e volatili hanno sulla vita quotidiana dei poveri urbani e degli agricoltori. L’aumento e la volatilità dei prezzi dipendono soprattutto dalla crescita dell’uso di colture per biocarburanti, l’aumento della speculazione con la crescita del volume degli scambi dei futures (contratti a termine) delle materie prime, i cambiamenti climatici. La volatilità dei prezzi ha dimostrato di incidere sulla spesa delle famiglie povere in una fascia di beni e servizi essenziali e di ridurre l’assunzione calorica di queste famiglie. Questa situazione ha gravi implicazioni per le persone povere e affamate. “Se vogliamo uscire da questa drammatica situazione bisogna rivedere le politiche sui biocarburanti, regolando l’attività finanziaria nei mercati alimentari e adattarsi ai cambiamenti climatici mitigandone gli effetti. Dobbiamo poi consentire il miglioramento dell’istruzione e dei servizi sanitari dei Paesi in difficoltà”, ha detto Stefano Piziali di Link2007. (Sir)