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Famiglie senza soldi, si risparmia su tutto

Consumi in caduta libera ad aprile: le vendite al dettaglio sono calate del 2,3 per cento su base annua. L'Istat ha ufficializzato quello che si dice da molto tempo: le famiglie non ce la fanno più. Lavoratori dipendenti e pensionati osservano preoccupati giorno per giorno gli effetti della progressiva erosione del loro reddito: quando fanno la spesa, pagano l'affitto o il mutuo, la parcella del dentista, l'assicurazione dell'auto, la bolletta del gas… e cercano di risparmiare. Ma ci sono anche dei modi per risparmiare, dai «Gas» alla «filiera corta».

Parole chiave: commercio (73), economia (250)
Famiglie senza soldi, si risparmia su tutto

di Ennio Cicali

Consumi in caduta libera ad aprile: le vendite al dettaglio sono calate del 2,3 per cento su base annua. L'Istat ha ufficializzato quello che si dice da molto tempo: le famiglie non ce la fanno più. Lavoratori dipendenti e pensionati osservano preoccupati giorno per giorno gli effetti della progressiva erosione del loro reddito: quando fanno la spesa, pagano l'affitto o il mutuo, la parcella del dentista, l'assicurazione dell'auto, la bolletta del gas… e cercano di risparmiare.

La necessità di risparmiare induce a cambiare abitudini alimentari, ma non solo: al posto del prosciutto si sceglie la più economica mortadella, l'abito firmato è sostituito da indumenti di prezzo minore o, addirittura, ci si contenta di quello che si trova nel cassetto. Per chi cerca un abito non resta che aspettare i saldi che cominceranno ufficialmente il 12 luglio.

Gli italiani, stretti nella morsa dell' inflazione «ufficiale», che a giugno ha raggiunto il 3,8%, (quella reale è più alta) hanno rinunciato soprattutto a scarpe, borse e articoli da viaggio (-6,4%), abbigliamento e pellicceria (-5%), giochi, giocattoli, articoli sportivi e da campeggio (-4,9%), generi casalinghi (-4,2%) e utensili per la casa (-3,4%). Per la prima volta si è rinunciato al modello più recente di telefonino o di computer, al tempo libero o alla cura della persona. L'elenco dei beni e servizi è costellato di segni negativi.

 Si tratta del dato peggiore dal 2005 a oggi quando il calo, allora storico, era stato del 3,9 per cento, ma il petrolio veleggiava intorno ai 60 dollari al barile, e sembrava già tanto.

Contrariamente a quanto avvenuto in passato l'aumento delle vendite nella grande distribuzione si è fermato a uno striminzito 0,3 per cento, fermi a zero gli hard - discount, che non compensa la «drammatica» flessione di botteghe e piccoli negozi (- 5% alimentari e - 4% gli altri generi). Nasce anche da questo la progressiva scomparsa dei piccoli e medi esercizi commerciali, più contenuta nei piccoli centri mentre nelle città aumenta il numero delle saracinesche chiuse, dove una volta c'era una bottega, spesso a conduzione familiare..

La Pasqua «bassa», fanno notare i tecnici dell'Istat, può avere influito sull'indice negativo. Un particolare, anche se è sempre più evidente che la cosiddetta «macroeconomia» – quella dei grandi numeri, degli indici statistici – corrisponde sempre meno a quella «spicciola» dei bilanci famigliari. Le famiglie hanno ridotto dello 0,8% la spesa degli alimentari, ma soprattutto hanno rinunciato ai beni non alimentari, calati del 3,4%. Un particolare che testimonia come la spesa delle famiglie, in vistoso calo nella quarta settimana del mese a fronte della corsa dei prezzi, tende a concentrarsi verso l'indispensabile, gli alimentari, perché mangiare bisogna..

Da considerare che le rilevazioni dell'Istat sono a valore corrente, in pratica i dati delle vendite registrano non solo le variazioni delle quantità ma anche quelle dei prezzi. Di conseguenza, il maggior aumento dei prezzi di pane, latte, pasta e frutta può avere «attenuato» o addirittura nascosto il reale calo di vendite degli alimentari.

Dal 2000 al 2007, secondo la Confederazione italiana agricoltori (Cia), la spesa alimentare degli italiani è aumentata da 379 a 485 euro al mese, nonostante il consistente calo dei consumi del 12,4 per cento. La riduzione ha riguardato tutti i prodotti: pane, pasta, riso (-10,9%), carne (-14,5%), frutta e verdura (-7,7%), olio e grassi (-33,3%), zucchero, caffè e the (-26,1), bevande (-9,5%). Va bene solo per il pollame: il consumo della carne bianca è cresciuto nel 2007 del 5,7% dopo la crisi dell'aviaria.

Quanto all'andamento delle vendite a livello territoriale, l'Istat ha rilevato variazioni negative in tutta Italia: il Centro, che comprende anche la Toscana, ha fatto segnare un -3,4%, soffrono sia le vendite di alimentari sia quelle di altre generi. Una conferma che anche nella nostra regione ci sono larghe zone di disagio, dove povertà relativa e diseguaglianza si combinano in modo vario. Che le famiglie toscane siano sempre più povere e indebitate l'ha detto un ennesimo rapporto, stavolta della Cassa artigiani di Mestre. Mutui per la casa e affitto pesano sempre più sui bilanci familiari.
Mentre ancora ci si interroga sul calo dei consumi, già si profila l'ennesima prevedibile stangata sulle bollette di luce e gas per i prossimi tre mesi: 35 euro sulla spesa annuale delle famiglie, sempre che il prezzo del petrolio si fermi o, addirittura, scenda. Sarà il prezzo dei carburanti a condizionare sempre più le nostre abitudini, lo dicono Aci e Censis nel recente «Rapporto automobile»: la metà degli automobilisti italiani lascerebbe l'auto in garage se il prezzo della benzina arrivasse a 2,50 euro al litro. Solo che la quasi totalità delle merci viaggia su gomma, così il costo della benzina o del gasolio finisce per incidere sempre sulla spesa degli italiani: dal pane all'insalata, per finire alle scarpe o al telefonino.

«Così non si può andare avanti» è la frase ricorrente, già ma che si può fare? All'inizio dell'anno il precedente governo ha istituito «Mister Prezzi» per accertare le variazioni anomale e segnalarle alla Guardia di finanza. Con un particolare: non avrà poteri sanzionatori, non potrà fare multe o denunce, sarà solo una sorta di osservatore-vigilante, ma poteri zero. A Roma, intanto, si muove la magistratura, dovrà accertare l'esistenza di un «cartello» sul prezzo del pane, anziché una vera e propria concorrenza tra panificatori.

Il tempo intanto passa e la crisi della quarta settimana rischia di anticiparsi alla terza, in attesa del prossimo rapporto.

Inflazione al 3,8% prezzi ancora più su
L'inflazione è salita ancora: 3,8% a maggio, contro il 3,3% di aprile, il massimo dall'agosto del 1996. Lo comunica l'Istat nella stima preliminare, precisando che su base mensile i prezzi sono aumentati dello 0,5%. Carburanti e alimentari hanno inciso sul forte rialzo dei prezzi, come nei mesi precedenti. La benzina è aumentata del 5,2% su aprile e del 10,9% sull'anno. Ancora più alto l'aumento del gasolio con un +6,7% congiunturale e un +26,2% tendenziale. Aumenti che hanno inciso sui trasporti che complessivamente fanno segnare un +1,8% sul mese e un +6,2% sull'anno. Nei trasporti aerei si registra un aumento tendenziale del 14,2% i in quelli marittimi dell'8%. In rialzo anche la voce «abitazione, acqua, elettricità e combustibili» (+0,6% su base mensile e +6,8% su base annua).

Corsa inarrestabile per gli alimentari dove spiccano gli aumenti del pane con un +12,9% su base annua, della pasta con un +20,4%, del latte con un +11,1%, della frutta con un +6,8%. In generale, l'aumento è stato dello 0,4% su base mensile e del 5,7% su base annua.
Lievemente superiori i tassi calcolati in base all'indice armonizzato (preso in considerazione da Eurostat per l'indice generale Ue15 e Ue27), e cioè +3,7% su base annua e +0,6% su base mensile. Non va meglio nel resto d'Europa, secondo la prima stima pubblicata da Eurostat, anche l'indice dei prezzi al consumo dell'Unione europea mostra un'inflazione al 3,6%.

A questo punto, il tasso di inflazione è lontanissimo dall'obiettivo di medio-termine della Banca centrale europea (+2%).

E Coldiretti promuove la «filiera corta»
Se i prezzi dei prodotti alimentari si impennano, la risposta può essere la «filiera corta», ovvero un modo per accorciare i troppi passaggi dal produttore al consumatore. Come funziona esattamente? Ce lo spiega il presidente di Coldiretti toscana, Tulio Marcelli: «In parole povere, è un modo per eliminare o ridurre le diseconomie che finiscono per pesare sulle tasche dei cittadini, senza contribuire a migliorare il reddito delle imprese che operano nel settore. Una nostra recente indagine infatti conferma che, fatto cento il prezzo di un prodotto agroalimentare – spiega  –, solo il 19 per cento va a remunerare il lavoro dell'imprenditore agricolo. Il resto viene inghiottito dall'industria e dal settore del commercio e dei servizi». Evidente dunque che ci sia una sempre più marcata ricerca di  rapporto diretto tra produttore e consumatore che, di fatto, diventa anche sinonimo di risparmio. La vendita diretta diventa quindi una risposta importante per chi compra, che può accedere a prodotti offerti al miglior rapporto qualità/prezzo, ma anche per chi produce che, in questo modo, può migliorare il suo reddito. «Attenzione però – mette in guardia il direttore di Coldiretti Toscana Prisco Lucio Sorbo – , la filiera corta può presentare molte sfaccettature diverse. Noi quando parliamo di questo abbiamo in mente un modello ben preciso: i farmers market, ovvero i mercati contadini, così come vengono definiti e inquadrati dal recente   decreto n.301 del 29 dicembre 2007. Niente a che vedere con i Mercatali che si stanno moltiplicando in ogni parte della regione. Quelli sono una delle occasioni  proposte al produttore per vendere direttamente, ma sono ben altra cosa rispetto alla risposta strutturata, prevista dal provvedimento nazionale, che consente, all'impresa, di avere un mercato di riferimento duraturo e continuativo e, al consumatore, una risposta costante al bisogno di reperire alimenti di qualità a prezzi accessibili. Noi tutti per quella formula dobbiamo lavorare perché l'agricoltura non sia solo ed unicamente un momento di folklore e di promozione del territorio, ma  una opportunità di business per chi la pratica e di risparmio per chi fa acquisti». «Ci auguriamo – conclude Sorbo – che le amministrazioni locali mostrino sensibilità e interesse alle proposte operative che stiamo studiando e proponendo e che ci accompagnino in questa operazione di avviamento di iniziative, che non vogliono annullare le manifestazioni già calendarizzate, ma si pongono un obiettivo decisamente più ambizioso e importante: diventare un punto di riferimento per chi produce e acquista».

Quelli del «Gas», ovvero come fare acquisti solidali

di Riccardo Bigi

Camilla non mette piede in un supermercato da diversi mesi. Eppure in casa sua non manca nulla: dal latte alle verdure fresche, dai detersivi alla pasta. La spesa la fa al Gas, il «gruppo di acquisto solidale». Ed è tutta un'altra spesa. «Altro che carrelli da trascinare fra gli scaffali - racconta - che poi si finisce per riempire di cose che non ci servono. Per noi la spesa è una festa, un incontro». Il suo gruppo (nel quartiere dell'Isolotto, a Firenze) si riunisce il martedì sera: una cena in comune, poi lo scambio dei prodotti.

«Tra i soci del gruppo - spiega Camilla - ci siamo divisi i compiti, ognuno si occupa di un settore secondo le sue preferenze, e magari in base alla conoscenza personale di questo o quel fornitore. Chi pensa al latte e ai formaggi, chi alla frutta e alla verdura, chi alla carne, chi ai saponi e detersivi...» Durante la settimana, i referenti di ciascun settore raccolgono le «ordinazioni» dei soci attraverso la posta elettronica. Il martedì sera, durante l'incontro settimanale del gruppo, ognuno ritira (pagando) ciò che ha richiesto.

La spesa è certamente il momento più rappresentativo delle attività del Gas: ma nella vita del gruppo, sottolinea Camilla, è piuttosto il punto di arrivo. «Il primo passo è decidere i criteri con cui vogliamo fare acquisti. La “s” del nome, ad esempio, indica che i soci del gruppo sono solidali tra di loro, ma anche verso i produttori. Si cerca di privilegiare produttori che seguono precise regole etiche, che tutelano la dignità di chi lavora, che rispettano l'ambiente. Si tende al “chilometro zero”, ossia al prodotto locale piuttosto che a quello che arriva dall'altra parte del mondo. Si preferisce, di solito, il piccolo produttore o l'azienda familiare, anche per aiutare realtà che sono al di fuori dei grandi circuiti commerciali».

In base a criteri come questi, quindi, il gruppo cerca i propri fornitori: «Ogni gruppo opera molto in base alle proprie conoscenze, c'è chi conosce quel contadino, chi ha la casa in campagna accanto al frutteto...». Altre cose si trovano su internet, o tramite il passaparola. Altre ancora... si creano: come il Gas di Rimini che, non sapendo dove comprare saponi e detersivi che rispettassero certi requisiti, si mise a farseli in proprio: oggi ha creato una piccola azienda che vende saponette a tutti i Gas d'Italia. L'attività riguarda essenzialmente alimentari e casalinghi, ma la «gamma» dei prodotti può arrivare persino a comprendere gli assorbenti igienici ecologici in amido di mais. Se poi in un gruppo ci sono persone che hanno interessi o competenze adeguate, il Gas può arrivare a occuparsi anche di altro: assicurazioni auto, tariffe telefoniche.

In tempi come questi di «caro spesa» e di aumenti continui, il gruppo d'acquisto riesce anche a «calmierare» i costi: «Anche se il nostro obiettivo primario - precisa Camilla - non sono i prezzi. Va tenuto conto che un certo tipo di produzione a cui noi attingiamo, come il latte crudo appena munto o le mele del contadino, non arriva neanche alla grande distribuzione, quindi è difficile fare confronti. Ciò di cui siamo sicuri è che in questo modo riusciamo ad avere prodotti di qualità, genuini, nel rispetto di regole etiche e dell'ambiente. E poi compriamo solo ciò che ci interessa veramente: questo è il vero risparmio».

Il gruppo di Camilla, il «Gassolotto», è nato nel 2004 con venti famiglie, adesso sono una trentina. Ma ci sono gruppi, anche in Toscana, che ne riuniscono qualche centinaio. In Toscana sono censiti 63 gruppi che aderiscono alla rete nazionale dei «Gas», presenti in tutte le città principali, e anche in centri minori: da Bibbiena a Pontassieve, da Follonica a Fucecchio, da Ponsacco a Borgo a Buggiano. Per avere l'elenco completo e i contatti ai quali rivolgersi, si può contattare il sito www.retegas.org

I rincari
    Pasta    +22,4%
    Pane    +13,0%
    Latte    + 11,1%
    Frutta    +7,6%
    Ortaggi    +3,2%
    Carni    +4,1%
    Gasolio    + 31,2%
    Benzina    +12,6%
    Beni    +4,4%
    Servizi    +3,0%
    Casa, acqua, elettricità    +7,2
    Trasporti    +6,9%
    Mobili, articoli per la casa    +3,0
    Ristorazione    +2,5%   
    Istruzione    +2,4%
    Abbigliamento, calzature    + 1,8%
    Spettacoli e cultura    +1,1%
    Comunicazioni    -2,3%
    Alimentari e analcolici    +6,1%
    Bevande alcoliche    +3,2%
    Trasporti aerei    +13,4%
    Trasporti marittimi    +9,3%
    Stabilimenti balneari    +9,0%
    Camping    +6,2%
    Medicinali    -5,8%
    Apparecchi telefonici    -11,4%
(Fonte Istat: variazione giugno 2008 su giugno 2007)

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