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«Francesco the S-Hope»: moda online contro la cultura dello scarto

Il progetto è nato due anni fa dall’iniziativa di un gruppo di giovani della parrocchia di Santa Maria al Giglio di Montevarchi (Arezzo). Il ricavato destinato alla Casa famiglia Caritas

Un promo del negozio

Uno spazio attrezzato diviso su due livelli. Nel soppalco un vero set fotografico: telo bianco a fare da sfondo, luci, un grande specchio rettangolare dalla cornice dorata. A piano terra la zona vendita on line e marketing, con riviste di moda sparse ovunque. E appesi attorno abiti e accessori per tutti i gusti e le stagioni, ordinati con cura, catalogati e pronti per la spedizione. Siamo nel centro storico di Montevarchi, cuore del Valdarno aretino, nel quartier generale di «Francesco The S-Hope», negozio on line di abiti vintage e seconda mano nato dall’idea di un gruppo di ragazzi valdarnesi per raccogliere fondi da destinare alla Casa Famiglia Caritas cittadina.

«Il progetto è nato due anni fa – spiegano Matilde Colucci e Lorenzo Dobos, tra i promotori dell’iniziativa –. È capitato a tutti di avere abiti che, pur essendo in buono stato, non indossiamo più e rimangono nell’armadio inutilizzati. Abbiamo pensato che questi articoli potevano acquistare un nuovo valore». Da qui l’idea di creare un negozio on line a scopo benefico. «Siamo partiti mettendo a disposizione quello che avevamo a casa. Poi, attraverso il passaparola, si sono aggiunte altre persone che ci hanno portato abiti e accessori usati, ma ancora in buono stato e sempre alla moda, per rivenderli a prezzi di mercato sfruttando i moderni mezzi di comunicazione. Il ricavato è interamente destinato alla Casa Famiglia Caritas».

Nasce così su Ebay (sito di aste e annunci on line) il negozio virtuale «Francesco The S-Hope» dove è possibile acquistare con un semplice click abiti e accessori donati e messi in vendita. Il nome scelto richiama il fine solidale dell’iniziativa. «Il progetto si ispira alla figura di san Francesco, che si è spogliato degli abiti per darli ai poveri. C’è poi il gioco di parole tra i termini inglesi “shop” e “hope”, negozio e speranza». Il veicolo che utilizzano è Internet e i social network (in particolare Facebook e Instagram) ma lo scopo è sempre quello: aiutare chi ha bisogno.

Partiti da zero, e mettendo a disposizione le proprie passioni (l’arte, la moda, la fotografia), con il tempo sono cresciuti di numero e di esperienza: dai cinque pionieri iniziali adesso 20 tra ragazzi e ragazze si impegnano nell’iniziativa (età media 22 anni), ciascuno con specifici compiti. «C’è chi si occupa dei social e delle pubbliche relazioni, chi fa le foto per il catalogo on line o quelle per i servizi esterni. C’è chi fa la modella o cura il negozio eBay e le spedizioni». E anche il volume della merce da destinare alla vendita è cresciuto. «All’inizio eravamo in un garage 3x2 ed era sufficiente. Con il tempo abiti e accessori sono aumentati grazie alle donazioni. Adesso abbiamo ottenuto in disponibilità gratuita lo spazio attuale, un ex studio di architettura. È stata una vera provvidenza».

E attraverso l’impegno dei ragazzi i capi messi in vendita vengono restituiti a nuova vita con immagini, didascalie e veri e propri servizi fotografici ambientati in Valdarno (e non solo). Foto professionali, dove ogni particolare è studiato con cura. «Cerchiamo di ritrovare del bello negli abiti che le persone scartano – spiegano –. Ed è anche il messaggio che desideriamo trasmettere: dare valore a chi invece è considerato uno “scarto” dalla società. I nostri ricavi li destiniamo a loro, non ci guadagniamo niente. Altrimenti tutto questo lavoro non avrebbe senso».

E dopo due anni di impegno i risultati sono incoraggianti. Le vendite hanno superato i confini regionali (con acquisti da Bari, Brindisi, Bologna, Roma) e nazionali, con spedizioni negli Stati Uniti, Australia, Singapore. Ma non sempre chi compra è consapevole del fine solidale del progetto. «Quando spediamo il capo mettiamo sempre del materiale informativo, spiegando a cosa è destinato il ricavato delle vendite». E in alcuni casi gli acquirenti si sono trasformati in donatori, regalando dei capi da mettere in vendita. Inoltre i giovani di Francesco The S-Hope sono stati di recente protagonisti della rubrica del Tg2 «Tutto il bello che c’è» ed hanno iniziato una collaborazione con il Liceo Scientifico cittadino per un progetto di alternanza scuola-lavoro con gli studenti.

Una crescita continua, quindi, ma con la voglia di migliorare ancora. «Cerchiamo di fare il possibile per farci conoscere, non solo attraverso il lavoro on line ma anche offline, organizzando incontri, serate, eventi – aggiungono –. Più persone conoscono il progetto, più aiuti possiamo avere». Tutto da destinare alla Casa Famiglia Caritas, una realtà che sentono come casa loro. «Molti ospiti della Casa Famiglia li conosciamo, sappiamo le loro storie. Abbiamo incontrato persone che non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese e chiedono pane o vestiti. Vogliamo dare il nostro contributo per aiutarle. E con “Francesco The S-Hope” cerchiamo di dare una speranza a chi forse l’ha persa a causa delle vicende della vita».

Contatti: email: francescotheshope@gmail.com,
Facebook e profilo Instagram: Francesco The S-Hope
eBay: http://ebay.it/usr/francescotheshope
sito web: http://francescotheshope.altervista.org/

La Casa Famiglia Caritas del Giglio (Montevarchi)

La Casa Famiglia Caritas presso la parrocchia Santa Maria al Giglio (Montevarchi) in diocesi di Fiesole ha varie funzioni. Innanzitutto quella di Centro di Ascolto dove ogni giorno avviene la distribuzione alimentare per chi ne ha bisogno.

Poi c’è «Casa Elisabetta» per chi si ferma fino a tre mesi o casa di prima accoglienza. Pellegrini in viaggio, senza fissa dimora scesi dal treno, malati psichici senza famiglia, immigrati abbandonati, poveri poveri, borderline, uomini o donne, qualche volta anche minori. Invece «Casa Maria e Giuseppe» è per le persone che desiderano restare a lungo per mettere quasi radici in Valdarno: prendere residenza, lavorare, studiare, tornare come a casa per fare casa.

Infine c’è «Casa di Pasquale»: per coloro che vengono da lontano, con un familiare ricoverato al vicino ospedale di Santa Maria alla Gruccia. Tre camere semplici e una cucina, con un giardino da condividere con altre persone che vivono la stessa esperienza di vicinanza a familiari malati.

«Francesco the S-Hope»: moda online contro la cultura dello scarto
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