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GAZA, MONS. MARCUZZO: LA STRISCIA È SOLO UNA PARTE DI UN PROBLEMA

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Parole chiave: gaza (176), medio oriente (393), israele (265), palestina (260)

“Gaza è solo una parte di un problema più generale. Togliere l'occupazione è la priorità fondamentale, ma richiede sicuramente del tempo. Nell'immediato, come suggerito dal Papa e da noi che viviamo in Terra Santa, bisogna stoppare la violenza e gli attacchi, metterci a dialogare direttamente o tramite un mediatore”. È quanto suggerisce mons. Giacinto-Boulos Marcuzzo, vescovo ausiliare di Gerusalemme dei Latini, per porre fine all'esplosione di violenza nella Striscia di Gaza. Secondo quanto annunciato oggi dal capo dei servizi di emergenza della Striscia, a 17 giorni dall'inizio dell'offensiva israeliana a Gaza ( “Piombo fuso”), il bilancio dei palestinesi rimasti uccisi ha superato quota 900. “A Gaza – afferma mons. Marcuzzo in un'intervista rilasciata ai settimanali (Fisc) del Triveneto – abbiamo tante persone che soffrono: mancano luce, acqua e medicinali... A Gaza noi abbiamo un parroco, quattro comunità di suore e tre scuole”. Per mons. Marcuzzo le “ragioni” di tanta violenza sono tre: “La divisione del popolo palestinese e l'intransigenza di Hamas; il bisogno di sicurezza di Israele; e la più importante, l'occupazione israeliana di Gaza. Ma alla base di tutto, come ha giustamente osservato papa Benedetto, vi è l'odio, la diffidenza reciproca, uno spirito e una cultura di violenza”.
Nell'appello per la pace firmato da 13 patriarchi e capi delle Chiese cristiane si chiede esplicitamente ai palestinesi di “cancellare” le divisioni interne. “Le divisioni interne tra palestinesi – spiega mons. Marcuzzo – sono di ostacolo alla soluzione della crisi. Purtroppo c'è chi ha interesse a mantenere questa divisione”. In questo quadro, ci sono iniziative di pace comuni tra cristiani, musulmani ed ebrei? “Domenica 4 gennaio – afferma il vescovo – si sono svolti incontri tra musulmani e cristiani per invocare insieme il dono della pace. Con gli ebrei la situazione è più complessa, ma non mancano i segnali positivi. Il 29 dicembre noi leader cattolici abbiamo incontrato il presidente della Repubblica Peres, che ci ha manifestato la sua sofferenza per quanto stanno vivendo sia gli israeliani sia i palestinesi”. Circa la prossima visita del Papa in Terra Santa a maggio, mons. Marcuzzo dice che ad oggi “rimane una notizia confermata ma non ufficiale. Perché il Papa possa venire in Terra Santa bisogna che gli scontri terminino. Adesso come adesso le circostanze non la consentono. Sicuramente la presenza del Papa contribuirebbe a rasserenare il clima, ma deve avvenire nelle circostanze opportune”.
Sir

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