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GIAVA, TRE CHIESE ATTACCATE, UN PRETE PERCOSSO; PER VESCOVO PUJASUMARTA E' «VIOLENZA ORCHESTRATA»

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Parole chiave: indonesia (29), giava (2), cristiani perseguitati (551), islam (208)

Semarang (Agenzia Fides) – Tre chiese attaccate, un prete cattolico percosso, scontri fra dimostranti e polizia. È il bilancio di una giornata di alta tensione nella località di Temanggung, città nell'arcidiocesi di Semarang, in Giava centrale. Come informano fonti di Fides nella Chiesa locale, oggi, 8 febbraio, oltre 1.500 estremisti islamici hanno scatenato la violenza, in risposta a una sentenza, giudicata “troppo mite” di un tribunale locale che ha condannato a 5 anni di carcere Antonius Bawengan, un cristiano di 58 anni, accusato di aver distribuito depliant offensivi verso l'islam. I dimostranti chiedevano la pena di morte, ma il tribunale ha applicato la pena massima prevista per quel reato.
Gli estremisti – che secondo fonti di Fides includevano i militanti dell'Islamic Defenders Front – hanno inscenato proteste al grido di “morte, morte!”, hanno bruciato due chiese protestanti (la “Bethel Church” e la “Pantekosta Church”) e hanno attaccato la chiesa cattolica di San Pietro e Paolo, cercando di profanare il tabernacolo. P. Saldanha, il parroco, ha difeso l'Eucarestia ed è stato percosso: si trova ora in stato di shock. Oltre 1.000 agenti di polizia sono intervenuti per sedare le proteste e, dopo scontri fra agenti e manifestanti, nell'arco della giornata la situazione si è normalizzata.
L'Arcivescovo di Semarang, mons. Johannes Pujasumarta, che è anche Segretario della Conferenza Episcopale, dice a Fides: “Siamo scossi da questo evento. La violenza non è mai una buona soluzione. Chiediamo a tutti, musulmani e cristiani, di affrontare le questioni con senso di civiltà e spirito di fraternità. Invito i fedeli cattolici e tutti i cristiani a non reagire alla violenza. Vogliamo dare un segno di pace a tutti”. L'Arcivescovo sta preparando un messaggio ai fedeli, denunciando la violenza ma anche invitando alla pace e alla riconciliazione.
Sulle radice della violenza, mons. Pujasumarta afferma: “La località di Temanggung è normalmente un posto tranquillo. Gli estremisti sono venuti da fuori. Questo fa pensare a una violenza pianificata e orchestrata”.
La tesi è condivisa da p. Ignazio Ismartono, gesuita, per anni responsabile del Dialogo interreligioso nella Conferenza Episcopale. Il Gesuita dice a Fides: “La violenza si è verificata nei giorni scorsi contro gli Ahmadi, ora questa contro i cristiani: l'aumento dell'intolleranza – in un contesto come quello indonesiano, caratterizzato dalla pacifica convivenza – fa pensare che vi siano delle forze oscure che vogliono alimentare la tensione nella società. La violenza a Temanggung era in preparazione da giorni, ma la polizia non ha fatto nulla per prevenire i disordini”.
Un altro elemento da considerare, nota p. Ismarotno, è “questa legge sulla blasfemia che è soggetta a interpretazioni restrittive e abusi. Un comitato guidato dall'ex presidente indonesiano Abdhrrahman Wahid, noto leader musulmano, e composto da numerose Ong, ne aveva chiesto l'abolizione e una revisione, ma l'anno scorso la Corte Costituzionale ha confermato la legittimità della legge sulla blasfemia. Il rischio è che diventi un'arma per colpire le minoranze come gli ahmadi e i cristiani”.
Secondo un recente rapporto del noto istituto indipendente di ricerca “Setara Institute for Peace and Democracy” nel 2010 si sono verificati oltre 216 casi di flagranti violazioni della libertà religiosa in Indonesia. Ben 43 luoghi di culto cristiani, afferma il Rapporto, sono stati attaccati.

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