Toscana
stampa

Giovani e abuso di alcol

Nella notte del sabato un ragazzo consuma in media 4 bicchieri di bevande alcoliche e una ragazza poco più di 3, ma con profonde e sorprendenti differenze per età, con un massimo registrato per i giovanissimi, quelli al di sotto dei 18 anni: quasi 5 bicchieri per i ragazzi e 6 per le coetanee in una serata. E molti Comuni cercano di limitare il consumo con divieti alla vendita di alcolici. Ecco i dati di alcune ricerche regionali e il parere di don Giacomo Stinghi, che da tanti anni è impegnato nel recupero dei giovani dalle dipendenze.

Parole chiave: giovani (504), droghe (12), alcol (5)
Giovani e abuso di alcol

Vietare gli alcolici? Meglio aiutarli a vivere da «normali»

di Giacomo Stinghi
Presidente del Centro di Solidarietà di Firenze

Da anni coloro che lavorano nelle tossicodipendenze insistono sulla pericolosità dell'alcol, che l'Organizzazione Mondiale della Sanità classifica tra le droghe pesanti, capaci cioè di provocare danni gravi all'organismo umano, morte compresa. Eppure finora non è stato considerato un problema serio, anche perché il vino, si dice, fa parte della cultura mediterranea, non è proibito per legge, fa guadagnare molto a chi lo produce o lo vende, costa poco, è reclamizzato da giornali e televisioni, è addirittura consigliato da quel falso e stupido detto popolare: «bere fa buon sangue». L'attuale allarme, che sta cominciando a preoccupare famiglie e politici, è soprattutto dovuto al fatto che l'abuso di questa sostanza è la causa di sempre più frequenti incidenti stradali, tra i quali meritano un'attenzione particolare le morti del sabato sera di troppi giovani di ritorno da discoteche. Ma l'uso di alcol nasconde ben altro, qualcosa da non affrontare solo con leggi più severe.

Una droga particolare. Molti non accettano che il vino sulla tavola o una birra al bar siano droghe. Io stesso trent'anni fa consideravo esagerata la severità con cui alcuni medici insistevano perché non solo i residenti nelle nostre comunità ma anche noi operatori smettessimo assolutamente di bere. Obiettavo che il vino non era in sé un male, nella Bibbia è simbolo di gioia, festa, amicizia, anche se ne viene stigmatizzato l'abuso, come insegna l'ubriacatura di Noè; lo stesso Gesù l'ha scelto come elemento essenziale della messa cristiana. Quel rigore suggerito dai medici era forse eccessivo; noi l'abbiamo conservato solo per i residenti nelle comunità terapeutiche dove l'alcol è bandito. Agli altri continuiamo a dire che bere con moderazione non crea particolari problemi a persone normali, a condizione che l'uso non diventi abuso, e non si dimentichi che si tratta sempre di una droga pesante e subdola, capace di creare una dipendenza difficile a vincere.

Questa distinzione tra uso e abuso è doverosa anche per coloro che fumano spinelli; un uso pesante di «droghe leggere» fa danni quanto una droga pesante: un bicchiere di vino non è granché, due possono provocare incidenti stradali, dieci mandano diritti all'ospedale.

Altro pericoloso equivoco è che l'alcol non sia dannoso perché non è proibito per legge. La verità è che ogni sostanza stupefacente con una mano ti dà, con l'altra ti ruba, e alla fine può toglierti il bene più prezioso, la libertà di decidere della tua vita.

Qualcosa si fa. Contrastare il consumo di alcol, come di ogni droga, non è cosa facile. Da un po' di tempo si segnalano iniziative e provvedimenti in merito, ma quasi tutti, mi pare, intendono proteggere la società e ridurre i danni a terzi, come il divieto di guidare sotto effetto di alcol (in Italia il 30% degli incidenti stradali è provocato da conducenti in stato psicofisico alterato), offrire test dell'alcol all'uscita dalle discoteche, maggiori controlli della polizia sui conducenti, ingresso gratuito in discoteca per chi non beve. Il comune di Milano ha vietato il consumo di alcolici nei locali pubblici ai minori di 14 anni («il 34% degli undicenni ha già avuto problemi con l'alcol» ha detto il sindaco), in questi giorni il Parlamento approverà una legge più severa, sulla linea «chi beve non guida e chi guida non beve». Sono misure che certamente serviranno, ma ci vuole molto di più.

Che cosa fare?. Nessuno s'illuda che si possa combattere efficacemente l'alcol col proibizionismo, anche perché chi non può bere in pubblico può sempre farlo in privato. Altra verità indiscutibile è che con le droghe dobbiamo imparare a convivere, perché eliminarle è impossibile. E allora?

È certamente necessaria un'informazione sui danni reali che un uso protratto e non controllato provoca al corpo e alla mente, sui rischi che una perdita di controllo comporta a sé ed agli altri, sul pericolo di cadere nella schiavitù di una dipendenza incontrollabile, ma deve essere un'informazione scientificamente seria. Un buon traguardo sarebbe riuscire a convincere a bere in maniera moderata, non andando mai oltre il primo bicchiere.

Ma come per tutte le droghe, anche con l'alcol occorre affrontare il vero problema che sta dietro la sostanza, dentro le persone che la usano come un salvagente: diminuire in loro la domanda di qualcosa che attutisca un male personale, aiutandole a vivere bene anche «da normali», attraverso un'illuminata e insistente opera di prevenzione personale e sociale. L'esperienza diretta di questi anni di lotta alla droga (per me sono quasi quaranta) dice infatti che dietro l'uso compulsivo di una droga c'è quasi sempre una persona che non sta bene con sé o con gli altri. Questo è preoccupante soprattutto per coloro che stanno attraversando quell'infido guado della vita che è l'adolescenza. Eppure negli ultimi anni l'uso di alcol e di superalcolici è molto aumentato proprio tra loro, con rischi inevitabili: a Genova è la prima causa di morte tra i 17 e i 24 anni.

Molti di loro «usano qualcosa» per vincere la noia, sentirsi disinibiti, prestanti, eccitati, per regalarsi almeno un'evasione settimanale, vissuta come una sorta di compensazione per lo stress e la routine degli altri giorni. Non riuscendo a stare bene «da normali» o a relazionarsi con le persone in maniera libera e adulta, ricorrono volutamente allo sballo con sostanze che alterano le sensazioni e il comportamento. Questo abuso non è casuale ma cercato. È a questi giovani che occorre dare maggiore attenzione, non terrorizzandoli sul pericolo di questo fenomeno ma aiutandoli ad affrontare la vita con coraggio e responsabilità, non da sballati ma da normali. La soluzione è dunque da cercarsi soprattutto nella formazione alla vita, nel proporre prospettive alte, nell'educare alla responsabilità anziché al ripiegamento, favorire la relazione interpersonale (grande problema di oggi).

È perciò necessario che famiglie, scuola, chiese, stato, associazioni si uniscano in questa alta scommessa. Oggi si sa come prevenire le tossicodipendenze, i progetti validi non mancano, anche il «Centro di Solidarietà di Firenze» ha una grande esperienza in merito, ma poche scuole, associazioni e parrocchie li utilizzano, per il solito motivo che mancano i soldi. Così si rifugiano nell'ingenua illusione che una legge più severa ci salvi. 
Intanto lo spettacolo che la società italiana dà di sé non autorizza molte illusioni. Ma, da uomini e donne di speranza, noi continuiamo ad affermare, come canta Angelo Branduardi, che «si può fare!»

Uno studente toscano su due si è ubriacato nell'ultimo anno
Fabio Voller è il coordinatore del gruppo di ricerca EDIT (Epidemiologia dei Determinanti degli Incidenti stradali in Toscana) dell'Azienda regionale della sanità. Una ricerca che ha coinvolto con interviste un campione rappresentativo di studenti delle scuole medie superiori toscane, 5.215 giovani (54,7% femmine) in età compresa tra i 14 e i 19 anni.

«Quasi il 50% del campione intervistato, senza sostanziali differenze di genere» – spiega Voller – ha «avuto almeno un episodio di ubriacatura nell'ultimo anno, con punte fino al 70% per i 18-19 enni. Nello stesso campione si è mostrato che i ragazzi che hanno avuto episodi di binge drinking (5 o più unità alcoliche consumate in una sola occasione) hanno una probabilità quasi 3 volte superiore di incorrere in un incidente stradale con conseguenze gravi rispetto ai non bevitori e 2,5 volte superiori rispetto ai bevitori non binge». In Toscana i ricoveri «per patologie totalmente alcol-attribuibili» sono in calo (circa 2 mila casi nel 2008) ma è un dato «sottostimato in quanto non sono state considerate le diagnosi parzialmente alcol attribuibili».

Comunque, nella nostra regione nel periodo 1988-2005 sono circa 16 mila i decessi attribuibili all'alcol (2.3% del totale). La conseguenza più immediata dell'abuso alcolico sono gli incidenti stradali (causa del 30% delle morti). In particolare questo fenomeno coinvolge i giovani: l'incidente stradale è la prima causa di morte tra i maschi con meno di 40 anni. E la Toscana vede un aumento di incidenti. Nel 2007 sono stati 20.209 (+23,3% rispetto al 1991) e hanno provocato 27.665 feriti (+23% rispetto al 1991) e 322 morti (-34,8% rispetto al 1991). Con picchi molto alti nelle notti tra venerdì e sabato (nel 2007 in Toscana, 1.026 incidenti stradali che hanno provocato 33 morti e 1.642 feriti).

In Toscana, secondo la ricerca condotta da Ars, i bevitori tra i 14 ed i 19 anni sono l'81,1% (l'84,6% dei maschi e il 78,2% delle femmine). «Se facciamo riferimento alle bevande preferite, – spiega Voller – per entrambi i generi sono gli aperitivi ed i superalcolici. I giovani toscani consumano gran parte della loro quantità di alcol totale (circa il 70%) tra il venerdì ed il  sabato.

Riguardo ai consumi eccedentari episodi di binge drinking riguardano il 26,1% del campione totale. Gli episodi di ubriacatura nell'ultimo anno coinvolgono quasi la metà del campione (il 47,4% dei maschi e il 43,7% delle femmine).

Il binge drinking è associato in modo statisticamente significativo con l'essere fumatore, esser consumatore di sostanze, gambler (dipendenza da gioco d'azzardo, ndr), mettere in atto comportamenti bullistici, comportamenti sessuali non protetti, incorrere in un incidete stradale grave».

In «Toscana come in Italia», spiega ancora Voller, sembrano oramai convivere due modelli di consumo di alcol: uno giovanile ricreazionale, omologato ai comportamenti dei coetanei nord europei, e l'altro dell'adulto, ancorato invece agli stili tradizionali. Si è assistito quindi in particolare negli ultimi 20 anni soprattutto nelle popolazioni più giovani ad un progressivo passaggio dal consumo di vino (o di bevande a bassa gradazione alcolica) ai pasti all'uso di bevande ad alto tasso alcolico, spesso in grandi quantità, fuori dai pasti e in occasioni ricreazionali».

Barbagli: «Alcol e guida sono incompatibili»
«In mancanza di riscontri su come si comporteranno poi da adulti, «non è possibile affermare che sia in atto una vera e propria modificazione generazionale nel consumo di alcol». Ne è convinto Giovanni Barbagli, direttore dell'Ars (Azienda regionale di sanità), che ha condotto la ricerca nelle 12 Asl toscane nell'ambito del Progetto europeo «Consumo problematico di alcol e politiche», iniziato nel 2007. Ma dalla ricerca emerge che «in Italia gli adolescenti e la popolazione giovanile sotto i venti anni stanno sperimentando abitudini al consumo di alcol tipiche di modello nordico caratterizzato appunto dal consumo di alcol lontano dai pasti e nel fine settimana, modalità che evidenziano l'uso con finalità psicotrope con evidenti ricadute nei comportamenti dei consumatori e inevitabilmente sulle relazione sociali».

Il primo «messaggio da trasmettere ai giovani» per Barbagli «è quello di assoluta incompatibilità tra alcol e guida», perché la ricerca evidenzia appunto come «il consumo di alcol sia un fattore determinante dell'infortunistica stradale», riducendo drasticamente i livelli di attenzione».

Fino a cinque bicchieri, fine settimana da «sballati»
Nella notte del sabato un ragazzo consuma in media 4 bicchieri di bevande alcoliche e una ragazza poco più di 3, ma con profonde e sorprendenti differenze per età, con un massimo registrato per i giovanissimi, quelli al di sotto dei 18 anni: quasi 5 bicchieri per i ragazzi e 6 per le coetanee in una serata. Valori che diminuiscono significativamente con l'avanzare dell'età per le femmine (2,7 bicchieri per le 19-24enni e 2 bicchieri per le ultra 25enni), mentre rimangono pressoché invariati per i maschi (rispettivamente 3,8 e 3,6 per i 19-24enni e gli ultra 25enni).  Sono i dati raccolti dal Centro alcologico regionale toscano all'interno del progetto «Il Pilota», proposto dall'Osservatorio nazionale alcol. Un progetto che si poneva come obiettivo, attraverso anche ad una sorta di reality show nelle discoteche, di convincere i giovani ad una maggiore attenzione ai propri consumi alcolici e, soprattutto, a prevenire gli effetti evitabili dell'abuso, come gli incidenti stradali. Perché se è vero che le ubriacature ripetute (il binge drinking) possono provocare danni irreparabili al cervello e al fegato, oltre che a favorire comportamenti devianti, è proprio sul fronte degli incidenti stradali che è vera emergenza. In Toscana, quasi il 50% dei ragazzi controllati all'uscita delle discoteche sono risultati positivi ai controlli per alcolemia e altre sostanze illegali.

Secondo l'Agenzia regionale sanità dal 1991 al 2004 si sono verificati 248.702 incidenti stradali, con 332.986 feriti e 6.207 morti. Ogni anno in media si sono contati circa 17.770 incidenti, 23.780 feriti e 443 morti. Coerentemente con le abitudini ricreative degli italiani, in Toscana il 42,2% degli incidenti stradali che avvengono tra le 22 e le 6 del mattino, si verifica nelle notti tra venerdì e sabato (19%) e tra sabato e domenica (23%). Si tratta anche degli incidenti più gravi. Le ore più pericolose, quanto a gravità degli incidenti, sono le prime della mattina e le persone più coinvolte sono in maggioranza giovani sotto i 30 anni. Nel 2006 il ritiro di patenti per guida in stato di ebbrezza varia dai 1.705 casi (comprendenti revisioni e fermi patente) a Firenze ai 365 di Pistoia, ai 419 di Pisa.

Quello alcolico è uno «sballo» ricercato e sperimentato dal 64,8% dei ragazzi e il 33,7% delle ragazze toscane con un allarmante picco per i minorenni. In «pole position» ci sono infatti i giovanissimi: il 41,7% dei ragazzi ed il 20,8% delle ragazze al di sotto dei 18 anni beve sino ad ubriacarsi, seguiti dai 19-24enni (18,8% dei maschi e 9,4% delle femmine) e dai giovani oltre i 25 anni (7,5% dei maschi e 5,5% delle femmine) tra cui si registra la più elevata percentuale di sobri, quasi a dimostrare che con l'età si «mette giudizio». Tra i giovani la frequenza più elevata si riscontra tra i consumatori di aperitivi alcolici e breezer (cocktail a base di rum), il 67,0% degli intervistati, con una media di bicchieri più elevata per gli ultra 25enni (quasi 2 bicchieri) e le ragazze minorenni (1 e mezzo circa).

Ecco i tipi di consumo di alcolici che emergono dal progetto regionale 2006 «Il pilota».
Aperitivi e breezer
Tra i giovani la frequenza più elevata si riscontra tra i consumatori di aperitivi alcolici e breezer, il 67,0% degli intervistati, con una media di bicchieri più elevata per gli ultra 25enni (quasi 2 bicchieri) e le ragazze minorenni (1 e mezzo circa).
Birra
I consumatori di birra, pari al 43,4% degli intervistati, dichiarano consumi medi di circa 1 bicchiere sia per i maschi che per le femmine minorenni.
Vino
Il 43,0% dei giovani dichiara di consumare vino con medie più elevate nel numero di bicchieri tra i minorenni: 1 bicchiere e mezzo per i maschi e, a sorpresa, quasi il doppio, circa 2 e mezzo, per le femmine.
Super alcolici
Tra chi predilige i superalcolici, e si parla del 27,0% dei giovani, la media più elevata di bicchieri si registra tra i minorenni di entrambi i sessi: 1 bicchiere per i maschi, circa 1 e mezzo per le femmine.
Policonsumo
Per tutti una spiccata tendenza al policonsumo che attribuisce ai consumatori di superalcolici la quota massima di individui che quando beve il sabato sera cumula tutte le bevande alcoliche: in una serata media, il 63,8% di amanti di whisky, gin, tequila e liquoriad alta gradazione dichiara di consumarli insieme a più di un'altra bevanda.

Ma le leggi già ci sarebbero
In questi giorni si è fatto un gran parlare dei provvedimenti presi a Milano dal sindaco Moratti e a Bologna dal sindaco Delbono per limitare la vendita di alcolici ai minori. In realtà le leggi in vigore già lo vieterebbero. L'art. 689 del Codice penale prevede infatti il divieto di somministrare bevande alcoliche ai minori di 16 anni o a persone che appaiono in condizioni mentali tali da pregiudicare le loro capacità di intendere e di volere. Le violazioni sono punite con pene pecuniarie da 516 a 2.582 euro e altre accessorie come la sospensione dell'esercizio. Chi ha meno di 18 anni non può neanche essere addetto a distribuire bevande alcoliche. L'art. 691 del Cp vieta invece la somministrazione di alcol a persone in stato di manifesta ubriachezza. La legge 214 del 2003 ha introdotto il divieto di somministrare superalcolici (oltre 21°) negli esercizi lungo le autostrade.

L'unica lacuna della legislazione riguarda la vendita. Un ragazzo di 15 anni non può chiedere un bicchiere di vino al bar ma può comprarne una bottiglia intera in un supermercato. Alcuni supermercati però hanno scelto di non vendere alcolici ai minori di 16 anni.

Giovani e abuso di alcol
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento