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Giovani e alcol, ci risiamo: a Firenze sono tornati in pronto soccorso i bevitori del sabato sera

La situazione del Pronto soccorso di Santa Maria Nuova raccontata dal direttore Michele La Nigra: gli accessi dell’ultimo mese sono dimezzati rispetto a un anno fa, ma la percentuale di intossicazioni alcoliche è cresciuta e si concentra soprattutto nel fine settimana. Molti sono ragazzi tra 18 e 25 anni, ma non mancano i minorenni. Segno che con la fine del lockdown sono ripartite le cattive abitudini.

Percorsi: Giovani
bottiglie vuote

L'emergenza Covid avrà influenzato la vita di Firenze in tanti modi, ma sembra non aver stravolto le usanze alcoliche dei giovani fiorentini, mai come oggi inclini al classico bicchiere di troppo. A confermare quella che ormai è più un dato di fatto che una sensazione, sono i dati forniti dal dottor Michele La Nigra, direttore del Pronto soccorso di Santa Maria Nuova, ospedale che, tra i mille altri compiti, è incaricato di soccorrere le vittime alcoliche di un weekend all’insegna dell’eccesso. Santa Maria Nuova, nel 2019, ha registrato 39400 accessi, e circa 13 mila riguardavano persone di nazionalità straniera.
Confrontando i dati degli accessi dal 5 maggio al 16 giugno 2020 con quelli dello scorso anno relativi allo stesso arco di tempo, emergono numeri che dovrebbero portare a un’attenta riflessione sul consumo di alcol, in particolare da parte degli under 25. Se nel 2019 tra il 5 maggio e il 16 giugno gli accessi al Pronto soccorso erano stati 4974, di cui 130 intossicazioni alcoliche (2,61%), quest’anno gli accessi sono sì diminuiti, scendendo a 2424, ma le cause alcoliche risultano in proporzione aumentate in maniera importante: si parla di 90 ingressi, ossia il 3,71% del totale.
La fascia under 25 rimane quella più consistente: «Circa il 70% degli "accessi alcolici" riguarda persone sotto i 44 anni - spiega La Nigra - e più della metà di questi sono, appunto, ragazzi tra i 18 e i 25. In due casi abbiamo registrato anche l’accesso di minorenni». Oltre a un aumento percentuale delle intossicazioni alcoliche, le chiusure e la paura derivate dalla pandemia, che hanno prosciugato Firenze del suo enorme flusso turistico, hanno inciso anche sul tipo di persone da soccorrere. «Nel 2019 il 66% dei pazienti intossicati erano di nazionalità estera, anche se il fatto di non essere di nazionalità italiana non implica necessariamente essere turisti o stranieri: Santa Maria Nuova è un presidio collocato nel centro storico, e il centro è abitato da molti stranieri. Tuttavia, turisti e studenti stranieri ubriachi - americani, inglesi, cittadini europei di paesi nordici - hanno fatto, come sempre, la parte del leone. Nel 2020 privo di turisti, invece, la maggioranza degli accessi sono italiani». Incrociando l’aumento proporzionale delle intossicazioni alcoliche con la natura «indigena» dei soggetti, quindi, si potrebbe affermare che ci sia stato effettivamente un cambio di passo nel tour dei pub fiorentini da parte degli under 25. Infatti, a rimanere costanti nei due anni sono le proporzioni tra fascie d’età e il periodo della settimana più movimentato: il weekend in orario notturno, che sorpresa!
È proprio osservando quest’ultimo dato che La Nigra indicherebbe nella movida la causa della maggior parte delle intossicazioni alcoliche: «Certo, gli etilisti oppressi dal disagio sociale, anche italiani, esistono, ma sono una componente minoritaria. È "la sbronza del sabato sera" - se così potremmo definire quella legata allo sballo del weekend - a costituire la quota predominante. D’altronde, i frequent flyer - gli alcolizzati, ndr - alla fine li riconosciamo, quasi fossero clienti abituali; soprattutto, non aspettano il venerdì o il sabato per bere, lo fanno costantemente durante la settimana. Il fenomeno affrontato fino al lockdown vedeva pazienti sempre diversi, perlopiù giovani e stranieri; non sembravano etilisti cronici, anche se rimane difficile da definire con certezza. In periodo post riapertura, invece, lo straniero ha ceduto il passo al giovane italiano».
Fortunatamente, aggiunge il direttore del Pronto soccorso, le conseguenze di una nottata alcolica sopra le righe non sono quasi mai troppo gravi: «Il 99% degli intossicati, sia ora che prima, non necessita del ricovero. Pochissimi sono i codici uno - i vecchi codici rossi, ndr -, e se la cavano generalmente restando nella struttura a smaltire la sbornia; al massimo viene somministrata una flebo reidratante». Tuttavia, se questa bravata si risolve spesso senza conseguenze particolari per il giovane viveur, per chi opera nella struttura di Santa Maria Nuova, al contrario, potrebbe risultare difficoltosa da gestire: «Nonostante non abbia nulla di particolarmente grave, l’ubriaco impegna il personale del dipartimento di emergenza in maniera massiccia. A volte è poco collaborativo, grida, esce ed entra dalla sala di attesa. Oppure è accompagnato da amici, pure loro alticci. Inoltre, tra medici, infermieri, ambulanza, guardia giurata e membri delle forze dell’ordine, un singolo ubriaco può arrivare a coinvolgere fino a sei o sette persone. Risorse "esagerate" per la sua situazione clinica». Non bisogna trascurare, poi, il disturbo che viene arrecato a chi è giunto al Pronto soccorso per cause serie, e che, quindi, insieme ai suoi familiari si trova già in uno stato d’animo di forte stress emotivo.
L’Azienda Usl Toscana centro è da sempre impegnata nella lotta all’abuso di alcol da parte dei giovani, pratica che spesso si accompagna all’utilizzo di sostanze stupefacenti. Anche il Pronto soccorso di Santa Maria Nuova è molto attivo nel combattere questo fenomeno, anche se, precisa il dottor La Nigra, si tratta di un intervento «a valle», a danno già avvenuto: «All’interno della struttura agiscono gli operatori di strada, i quali cercano di "agganciare" i ragazzi che si recano al Pronto soccorso: parlano con loro, propongono incontri che coinvolgano le famiglie; soprattutto, cercano di distinguere tra chi è un bevitore occasionale che ha esagerato "una tantum", e chi invece corre il rischio di sviluppare una dipendenza, se non l’ha già sviluppata. Prevenire è sempre meglio che curare. L’obiettivo è impedire che una brutta abitudine circoscritta al weekend si trasformi in una dipendenza che avvelenerà tutta la vita».

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