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Gli scout di Scandicci colpiti dalla neve: «Ecco com’è andata»

I giornali hano dato ampio risalto, in questi giorni, alla vicenda che ha coinvolto un gruppo di scout tra i 16 e i 20 anni (nel linguaggio scout, la fascia di età che compone il «clan»), colpito da una tempesta di neve sulle montagne pistoiesi. Pubblichiamo il comunicato con cui l’Agesci toscana spiega quello che è accaduto.

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Nella giornata del 24 aprile, il «clan» del gruppo scout Agesci Scandicci 1, in occasione della Route di Pasqua, aveva programmato un percorso sull’Appenino Tosco-Emiliano ed è rimasto coinvolto in un’operazione di recupero a cura del soccorso alpino dell’Emilia-Romagna.
Come responsabili regionali dell’Agesci toscana, ci teniamo a fornire ulteriori dettagli per rassicurare sulla salute degli 11 rover e scolte e dei loro 3 capi e su alcune dinamiche di tale accadimento.
La route è iniziata il 23 aprile dal Passo dell’Oppio (nel comune di San Marcello Pistoiese) con il primo pernottamento (in tenda vicino al rifugio) a Pratorsi (1323 mt). La mattina del 24 aprile il clan è partito alle 7,30 per incamminarsi verso il rifugio del Montanaro (dove si è rifornito di acqua). Da lì, la tappa prevedeva il passaggio dal rifugio Scaffaiolo per il pranzo per poi proseguire fino al rifugio Bicocca alla Doganaccia, luogo prefissato per il pernotto.
«Le informazioni meteo che avevamo raccolto - dichiarano Letizia Malucchi e Leonardo Damiano, capigruppo – indicavano che ci sarebbe stata pioggia, pertanto ci eravamo attrezzati di conseguenza con abbigliamento pesante e impermeabile».
Il clan quindi ha proseguito sul sentiero 20 (più volte percorso dal gruppo in passato) e vicino all’incrocio con il sentiero 00 è iniziato a grandinare e soffiare un forte vento e di lì a poco ha iniziato a ridursi la visibilità, causa nebbia, e sono aumentate le precipitazioni nevose. Il clan è riuscito ad arrivare verso le 11 al passo dello Strofinatoio, che dista solo 45 minuti dal lago Scaffaiolo.
«Alle ore 12:15, a circa 1 km dal rifugio Scaffaiolo – continuano i Capi gruppo - abbiamo constatato l’impossibilità di proseguire in quanto le abbondanti precipitazioni nevose avevano reso il sentiero difficilmente distinguibile. Abbiamo scartato l’opzione di tornare al rifugio Montanaro per le avverse condizioni meteo. Abbiamo dunque contattato il 112 per richiedere aiuto nell’identificazione di un sentiero che ci avrebbe aiutato a discendere la montagna. Il soccorso alpino ci ha consigliato di tornare indietro al passo dello Strofinatoio. Lì ci siamo incontrati con i soccorritori che ci hanno guidato a piedi al centro operativo invernale del soccorso alpino in località Le Polle».
Al centro operativo, a titolo cautelativo, tutti i ragazzi e i capi sono stati visitati e il medico ha ritenuto necessario trasferire tre ragazze, accompagnate dalla loro capo, con l’ambulanza per raggiungere il pronto soccorso di Porretta Terme, per accertamenti. Le condizioni delle ragazze sono sempre state buone e dopo circa 3 ore sono state dimesse e riportate a casa.
Il resto del gruppo è stato accompagnato al centro della Croce Rossa a Lizzano in Belvedere dove i ragazzi si sono riscaldi e rifocillati. Lì, ripresa la connessione dati dei cellulari, una delle ragazze che aveva contattato il rifugio del Montanaro nella preparazione logistica della route, ha potuto ricevere e leggere un messaggio del gestore del rifugio inviato alle 10:30 in cui allertava sul peggioramento del meteo. Il messaggio purtroppo non è stato visualizzato in tempo utile. Il resto del clan con i mezzi pubblici è rientrato a Firenze in serata.
Sentendo la testimonianza dei capi clan, durante tutto l’accaduto il gruppo è rimasto unito, facendosi forza in un momento di difficoltà. Alla fine di questa situazione diventata critica, ci teniamo a ringraziare il soccorso alpino e la Croce Rossa per la loro grande professionalità e tempestività. Attualmente tutti i ragazzi sono in ottime condizioni.
A conclusione di questa vicenda, ci teniamo a ribadire l’attenzione che noi scout impieghiamo nello svolgere le nostre attività in sicurezza, senza mettere a rischio la salute e l’incolumità degli oltre 8000 ragazzi che ci vengono affidati. La nostra è un’associazione che porta i giovani fuori e propone esperienze che non sono esenti da rischi, la gestione degli stessi fa parte dell’educazione. La situazione di pericolo non si è trasformata in un problema perché i ragazzi e i capi coinvolti hanno saputo riconoscere il pericolo. Educhiamo anche al fallimento e alla rinuncia, se i ragazzi sono tornati indietro e hanno chiesto aiuto è un segno di maturità e non di incoscienza.
Chiara Beucci e Alberto Checcherini
Responsabili Agesci Toscana

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