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ITALIANE RAPITE IN IRAQ, DIRETTORE INTERSOS: «SPERO CHE IL RAPIMENTO SIA A FINE D'ESTORSIONE»

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“Fino a tre giorni fa il coordinatore dei nostri progetti è stato a Baghdad. Fortuna ha voluto che fosse partito per rientrare in Italia. (…) Mi auguro che il rapimento della nostra operatrice e dei tre collaboratori di ‘Un Ponte per' sia a scopo di riscatto e non abbia motivazioni terroristiche”. Lo ha detto alla MISNA Nino Sergi, segretario generale di Intersos, organizzazione umanitaria italiana attiva in Iraq che divide i suoi uffici nella capitale irachena con ‘Un Ponte per', l'organizzazione non governativa (ong) con cui collaborano le due cooperanti italiane Simona Torretta e Simona Pari. Con le due italiane sono stati rapiti anche un ingegnere iracheno e una collaboratrice dello staff locale di Intersos, Mahnaz Bassam. “Un ottimo elemento, addetta alle attività sociali e alla formazione delle ong locali” spiega Sergi, secondo cui la granata che ha colpito cinque sere fa la sede di Baghdad di Intersos non ha legami con il rapimento di ieri. “Sono cose che si verificano ogni giorno nella capitale irachena, dove molte persone muoiono a causa dei razzi, ma purtroppo non se ne parla” aggiunge il segretario generale dell'organizzazione italiana. Marco Buono, il coordinatore dei progetti di Intersos in Iraq, “era fuori a cena - continua Sergi - quando la granata ha colpito la facciata, ma nessuno di noi ha pensato a un attacco deliberato. Basti pensare che altre due granate sono finite invece lontani dai nostri uffici” conclude il segretario generale di Intersos.[LL]
Misna

ITALIANE RAPITE IN IRAQ, DIRETTORE INTERSOS: «SPERO CHE IL RAPIMENTO SIA A FINE D'ESTORSIONE»
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