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Il Sole come non si è mai visto, prime foto dalla Solar Orbiter. Sulla sonda c'è tanta Toscana

Dopo un periodo di calibrazione e test portati a termine dal gruppo di lavoro, nonostante la situazione di emergenza causata dalla pandemia, la sonda Solar Orbiter lanciata a febbraio ci ha rivelato il Sole come non si è mai visto prima, scattando le prime immagini spettacolari ravvicinate. Tanti scienziati toscani hanno lavorato agli strumenti

Le immagini delle eruzioni sulla superficie del Sole, ricordano dei falò (fonte: Solar Orbiter/EUI Team (ESA & NASA); CSL, IAS, MPS, PMOD/WRC, ROB, UCL/MSSL)

La nostra stella ci mostra sbuffi di plasma - come dei falò - che si estendono a grandissima distanza dalla sua superficie. Il fenomeno è stato visto dagli strumenti a bordo della sonda Solar Orbiter da una distanza ravvicinata mai raggiunta prima. Le prime foto inviate alla Terra sono il risultato di un lavoro incessante, proseguito nonostante la pandemia da Covid-19. Tutti i gruppi scientifici coinvolti nella missione non si sono mai fermati durante il lockdown, rileva in una nota l'Agenzia Spaziale Italiana (Asi), che con l'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) ha coordinato tre dei dieci strumenti di bordo di una missione simbolo dell'eccellenza italiana.

Importante il ruolo delle Università di Firenze e Genova e Leonardo. "I team scientifici hanno realizzato un grande lavoro che non si è mai fermato e a metà giugno è stata completata la prima fase di messa in servizio della sonda, che ha eseguito il suo primo avvicinamento al Sole", rileva l'Asi.

Fra gli strumenti italiani, Metis è il coronografo, che osserva lo strato più esterno dell'atmosfera solare, la corona. Finanziato e gestito dall'Asi, è nato dalla collaborazione di Inaf, Università di Firenze e Padova, Istituto di Fotonica e Nanotecnologie del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Ifn), OHB Italia e Thales Alenia Space, istituto tedesco MPS di Gottinga e Accademia delle Scienze di Praga. Il responsabile scientifico è Marco Romoli, dell'Università di Firenze.

«Metis è il primo coronografo a misurare l’emissione ultravioletta dell’idrogeno nella corona solare simultaneamente l’emissione in banda visibile con una risoluzione spaziale e temporale mai raggiunta da un coronografo sia spaziale sia terrestre” dice Marco Romoli, dell’Università di Firenze e Principal Investigator di Metis. “Le osservazioni ottenute da Metis permetteranno di studiare le strutture e la dinamica del vento e dei fenomeni transienti come le eruzioni di massa coronale”, aggiunge Romoli.

Toscana Oggi ne aveva parlato a febbraio , al momento del lancio. Mettendo in evidenza che c’era tanta Toscana dietro al progetto. Sotto la guida di Romoli, tra gli altri, hanno lavorato al nuovo progetto un bel gruppo di ricercatori tecnologi toscani: da Figline Valdarno (Firenze) arriva Maurizio Pancrazzi in forza all’Osservatorio di Arcetri insieme a Mauro Focardi di Rignano sull’Arno, da Pistoia Federico Landini dell’Osservatorio di Torino e, infine, la fiorentina Yara De Leo, laureata da poco.

Metis occulta il disco solare per produrre un’eclissi artificiale, un po’ come fa la Luna quando si frappone tra noi e la nostra stella. Il coronografo che prende il nome dalla mitologia greca, utilizza un occultatore esterno per studiare le regioni coronali dove si accelera il vento solare con osservazioni simultanee sia in luce visibile che ultravioletta.

Gli altri due strumenti italiani sono Swa (Solar Wind Analyzer), e Stix. Il primo comprende tre sensori al plasma per studiare il vento solare e vi collaborano Inaf, Techno System Developments, Planetek, Sitael e Leonardo, con il finanziamento dell'Asi. Stix è un telescopio che osserva i brillamenti solari ai raggi X duri, il cui software è fornito dall'Italia e permette integrare le informazioni contenute nei raggi X con quelle degli altri strumenti di Solar Orbiter.

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Allegato: Toscana Ogg_07_06.pdf (263,54 kB)
Fonte: Comunicato stampa
Il Sole come non si è mai visto, prime foto dalla Solar Orbiter. Sulla sonda c'è tanta Toscana
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