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Il braccialetto che guida i non vedenti: l’invenzione di Joseph, studente indiano a Firenze

Un braccialetto per rendere autonome le persone cieche: è l'idea di Joseph Santosh, uno dei tanti universitari stranieri che frequentano a Firenze il «Centro La Pira». La sua tesi per il master in design industriale è un progetto

Il braccialetto che guida i non vedenti: l’invenzione di Joseph, studente indiano a Firenze

Joseph Santosh è uno studente indiano: uno dei tanti studenti stranieri che frequentano in Centro internazionale studenti Giorgio La Pira. Di recente ha conseguito il Master in Industrial design presso la Florence Design Academy, con una tesi, che affronta il tema della disabilità fisica e di come la tecnologia potrebbe aiutarci a superarla.
Il titolo della tua tesi è Navigation system for the visually impaired and blind: puoi spiegarci di cosa si tratta?
«Ho progettato uno strumento con l’obiettivo di permettere ai ciechi e agli ipovedenti di muoversi sia all’aperto che negli spazi chiusi, in completa autonomia. Si tratta di una smart wristband, un braccialetto elettronico che combina tre differenti tecnologie (GPS, RFID e ultrasuoni) per ottenere una sorta di navigatore che guidi l’utente lungo il percorso, rispondendo ai suoi comandi vocali e comunicandogli eventuali ostacoli attraverso appositi auricolari wireless».
Come è nata quest’idea?
«In seguito a un episodio a cui ho assistito di persona, proprio nel periodo in cui stavo pensando all’argomento per la tesi. Mentre camminavo per raggiungere l’università, ho visto un signore cieco venire nella mia direzione; si faceva strada con un bastone bianco. Ad un tratto il suo bastone si è incastrato in mezzo a delle scatole abbandonate sul marciapiede, impedendogli di proseguire. Mi sono affrettato ad aiutare quell’uomo e, allo stesso tempo, ho pensato che sarebbe stato bello trovare un modo per aiutare le tante persone con il suo stesso problema. Così ho deciso di intervistare alcuni ciechi e ipovedenti per conoscere e capire meglio le loro difficoltà e ottenere un progressivo riscontro riguardo al mio lavoro di progettazione».
Qual è stato il tuo percorso di studi?
«Ho studiato Ingegneria informatica, occupandomi di hardware e software, nella mia città di origine, Bangalore. Poi ho frequentato un corso di Progettazione e sviluppo di videogiochi e ho iniziato a lavorare come indipendente. Tuttavia sentivo che la mia formazione non era ancora completa, così mi sono messo alla ricerca di un percorso specialistico nell’ambito del design, al di fuori del mio Paese. Visto che l’Italia ha una delle migliori scuole di industrial design al mondo, nel 2016 mi sono trasferito a Firenze, realizzando un sogno che avevo fin da piccolo: camminare lungo le strade un tempo percorse da grandi artisti come Leonardo e Michelangelo».
Hai trovato difficoltà a integrarti in Italia?
«All’inizio è stata dura: per un breve periodo ho condiviso una stanza in affitto con altri ragazzi, ma per me era comunque troppo costoso. Non conoscere la lingua inoltre rendeva tutto più complicato, anche se le persone che ho incontrato sono state accoglienti, amichevoli e sempre disposte ad aiutarmi. Poi grazie al Centro Internazionale Studenti Giorgio La Pira, al quale sarò sempre grato per il supporto economico, affettivo e spirituale, sono riuscito a trovare un alloggio e a proseguire serenamente i miei studi».
Che cosa ti aspetti dal futuro?
«Mi piacerebbe continuare a vivere e a lavorare anche in Italia per poter, in qualche modo, restituire al Paese almeno una parte di quanto ho ricevuto. Comincerò innanzitutto impegnandomi ad approfondire la conoscenza della lingua italiana. Inoltre vorrei continuare a mettere le mie capacità a disposizione delle persone disabili, per provare a rendere la loro vita un po’ più semplice. Spero davvero, un giorno, di riuscire a mettere in produzione il mio braccialetto elettronico a un prezzo accessibile a tutti».

Il braccialetto che guida i non vedenti: l’invenzione di Joseph, studente indiano a Firenze
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