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Il commosso addio a Nicola Calipari

“Fare scudo con il proprio corpo a quello dell'ostaggio appena liberato nel tentativo di sottrarlo all'inatteso pericolo, fa intravedere quello che Nicola ha sempre vissuto e mai ostentato: la grandezza dell'anima. Quella grandezza spirituale e morale che ha appreso nell'educazione in famiglia e che ha coltivato come l'eredità più cara. Questa nobiltà interiore, insieme alla riconosciuta e fruttuosa professionalità, lo ha condotto fino alla vetta del massimo altruismo: il dono di sé, la sua vita per salvarne un'altra”. È un passaggio dell'omelia di mons. Angelo Bagnasco, ordinario militare per l'Italia, che ha celebrato, il 7 marzo a Roma, le esequie in suffragio di Nicola Calipari, “nobile servitore dello Stato”, ucciso il 4 marzo, durante la liberazione, in Iraq, della giornalista Giuliana Sgrena. Il cordoglio del Papa per la morte di Calipari e soddisfazione per la liberazione di Giuliana. Polemiche e ricostruzioni alternative sulla sparatoria. I funerali di Calipari.

Il commosso addio a Nicola Calipari

I funerali di Nicola Calipari
“Fare scudo con il proprio corpo a quello dell'ostaggio appena liberato nel tentativo di sottrarlo all'inatteso pericolo, fa intravedere quello che Nicola ha sempre vissuto e mai ostentato: la grandezza dell'anima. Quella grandezza spirituale e morale che ha appreso nell'educazione in famiglia e che ha coltivato come l'eredità più cara. Questa nobiltà interiore, insieme alla riconosciuta e fruttuosa professionalità, lo ha condotto fino alla vetta del massimo altruismo: il dono di sé, la sua vita per salvarne un'altra”. È un passaggio dell'omelia di mons. Angelo Bagnasco, ordinario militare per l'Italia, che ha celebrato, il 7 marzo a Roma, le esequie in suffragio di Nicola Calipari, “nobile servitore dello Stato”, ucciso il 4 marzo, durante la liberazione, in Iraq, della giornalista Giuliana Sgrena.
Sgrena e agente smentiscono ricostruzione Usa
«L'azione di fuoco non era giustificata dall'andamento della nostra auto». E' quanto detto ai pm romani da Giuliana Sgrena e dall'agente del Sismi interrogati nell'ospedale militare del Celio. «La nostra auto aveva un'andatura regolare e non suscettibile di equivoci», hanno aggiunto i due.

L'arrivo di Giuliana a Ciampino
E' atterrato a Ciampino alle 10:56 di sabato 5 marzo l'aereo Falcon con a bordo la giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena. Ad accogliere Giuliana il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini, il sottosegretario alla presidenza Gianni Letta, il direttore del Manifesto e il fondatore del quotidiano Gabriele Polo e Valentino Parlato, il sindaco di Roma Walter Veltroni e il segretario del Quirinale Gifuni in rappresentanza di Carlo Azeglio Ciampi. Ad attenderla anche il fratello Ivan con la moglie Claudia, mentre i genitori sono rimasti a casa. All'aereo si è subito avvicinata un'ambulanza per ricoverare la giornalista all'ospedale militare del Celio. La salma di Nicola Calipari arriverà in Italia stasera con un altro volo.

Giuliana Sgrena ha avuto bisogno di aiuto per scendere dall'aereo. Gli operatori sanitari l'hanno sorretta sulla scaletta e poi l'hanno aiutata a salire sull'autoambulanza. Con lei il compagno Pierre Scolari, che aveva in mano alcune radiografie. La giornalista, apparsa molto sofferente al suo arrivo, ha dichiarato che non è «mai stata trattata male dai suoi rapitori».

Dalla gioia al dolore
Sarà un'inchiesta ad accertare come sia stato possibile che l'auto che portava Giuliana Sgrena e i suoi liberatori all'aeroporto di Baghdad per poter far immediato rientro in Italia sia stata intercettata da una pattuglia americana ad un check-point. I militari della Terza Divisione di Fanteria Americana hanno esploso numerosi proiettili (si parla di 300-400), alcuni dei quali hanno ferito in modo non grave ad un polmone Giuliana Sgrena, ferito gravemente un agente del Sismi, sempre ad un polmone (questa notizia non ha trovato conferma nei giorni successivi, ndr), e ucciso un altro agente, Nicola Calipari, che con il suo corpo ha fatto scudo alla giornalista del Manifesto. Un terzo agente è stato ferito in modo leggero ad una gamba. Una vicenda che ha mutato in dramma la gioia per la liberazione di Giuliana, avvenuta ad un mese di distanza dal suo sequestro, avvenuto il 4 febbraio scorso all'uscita dell'università «An-Nahrein» di Baghdad, quando un commando armato aveva bloccato l'auto nella quale viaggiava assieme all'autista e al suo interprete.

«Ho convocato immediatamente l'ambasciatore americano (Mel Sembler, ndr), che dovrà chiarire il comportamento dei militari americani per un incidente così grave di cui qualcuno dovrà assumersi le responsabilità», ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi tenuta a poche ore dalla liberazione di Giuliana Sgrena. «Mentre la macchina su cui c'erano i tre funzionari nostri e la signora era ormai prossima all'aeroporto - ha detto Berlusconi ripercorrendo le tappe dello scontro con gli americani - e mentre uno dei funzionari era al telefono con il capostruttura per i preparativi per la partenza, l'auto si è trovata in un check point americano e si è dato il via ad una sparatoria. Alcuni colpi hanno colpito la macchina, il dirigente generale della Polizia di Stato Nicola Calipari ha coperto col proprio corpo la signora Sgrena ma è stato raggiunto da una pallottola purtroppo mortale». Nella nottata è giunta a Berlusconi una telefonata del presidente degli Stati Uniti George W. Bush che si è detto profondamente addolorato per quanto è accaduto e ha garantito al premier italiano che darò il via a una approfondita indagine.

Il nuovo video su Al-Jazira
La notizia della liberazione di Giuliana Sgrena era giunta intorno alle 18:30 italiane, con un secco annuncio della Tv satellitare araba Al-Jazira: «La giornalista italiana Giuliana Sgrena è stata liberata a Baghdad». A Baghdad era ormai notte e un convoglio di tre fuoristrada blindati dei servizi di sicurezza militari italiani stava dirigendosi all'aeroporto della capitale irachena per far salire l'inviata del Manifesto a bordo del Falcon della presidenza del Consiglio che avrebbe dovuto riportarla in Italia.

Prima che si diffondesse l'altra notizia della tragica sparatoria sulla via dell'aeroporto, la Tv satellitare araba aveva trasmesso un ultimo video della Sgrena nelle mani dei suoi rapitori, completamente diverso da quello che il 16 febbraio aveva mostrato l'inviata del Manifesto decisamente provata e in lacrime mentre, con indosso una casacca verde, implorava aiuto per la sua liberazione. In quest'ultimo video, la Sgrena è invece apparsa con indosso gli stessi abiti neri che indossava il giorno del rapimento e con i capelli pettinati e l'aria decisamente più rilassata. «Ringrazio i miei rapitori che mi hanno trattato molto bene e che mi hanno sequestrato perché sono molto determinati a liberare il loro paese dagli occupanti», dice nel video l'inviata del Manifesto, ripresa in piedi e con le mani appoggiate (e non giunte in segno d'implorazione, come nel primo video) su tavolino bianco con un vassoio di frutta e una copia del Corano. Un video in cui i rapitori della Sgrena sono sembrati voler sottolineare la natura «politica» del rapimento, anche se per il momento resta tutto da accertare un eventuale pagamento di un riscatto per la sua liberazione.

Il cordoglio di Pisanu
«Alla gioia per la liberazione di Giuliana Sgrena si accompagna purtroppo il grande dolore per la perdita del dottor Nicola Calipari, valorosissimo funzionario della Polizia di Stato, che ha sacrificato la propria vita per liberare e proteggere la nostra connazionale»: è quanto ha dichiarato il Ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu. «Alla famiglia Calipari, alla Polizia di Stato ed al Sismi – ha aggiunto Pisanu - va la mia affettuosa ed operante solidarietà, mentre rivolgo l'augurio più fervido di pronta guarigione al coraggioso ufficiale dei carabinieri rimasto ferito nel corso della stessa operazione». «Sono certo – ha concluso il Ministro dell'Interno - che tutti gli italiani sapranno onorare questo ulteriore contributo di dolore e di sangue dato alla nostra sicurezza dalle forze dell'ordine e dai servizi di informazione».

DA CIAMPI MEDAGLIA D'ORO ALL'AGENTE UCCISO
«Rendo omaggio all'atto eroico di Nicola Calipari, alla cui memoria conferirò una medaglia d'oro al valore. Sono vicino alla signora Calipari e ai due figlioli, con profondo affetto, così come tutti gli italiani», ha detto Carlo Azeglio Ciampi a Napoli.

Funerali di stato lunedì a Roma
La camera ardente per lo 007 italiano ucciso in Iraq, il cui rientro in Italia è previsto per la tarda serata del 5 marzo, sarà allestita al Vittoriano. La salma sarà esposta nel Salone delle Bandiere, la stessa nella quale erano state allineati i feretri dei militari italiani caduti il 12 novembre 2003 nella strage di Nassiriya. I funerali di Stato del funzionario del Sismi si svolgeranno lunedì 7 marzo a Roma, alle ore 11, nella Chiesa di Santa Maria degli Angeli.

Chi era Nicola Calipari
Nicola Calipari seguiva da tempo proprio tutte le vicende irachene. Ex funzionario della Polizia di Stato, da oltre un anno era passato ai servizi segreti. In qualità di capo reparto delle operazioni all'estero del Sismi, si era occupato anche del sequestro delle due Simone e aveva avuto un ruolo di primo piano nell'attività che portò alla loro liberazione.

Nato a Reggio Calabria, aveva 51 anni, era sposato e padre di due figli, una ragazza di 19 anni e un ragazzo di 13. Laureato in Giurisprudenza, in polizia da oltre vent'anni, era stato capo della squadra mobile di Cosenza negli anni 80. Poi era passato alla questura di Roma dove aveva diretto la sezione narcotici ed era stato vice capo della squadra mobile.

Nel 1997 la nomina a dirigente del centro interprovinciale Criminalpol Lazio, Umbria, Abruzzo. Quindi era stato al servizio centrale operativo (Sco). Prima di passare al Sismi aveva diretto l'ufficio immigrazione della questura di Roma.

Il cordoglio del Papa per la morte di Calipari e soddisfazione per la liberazione di Giuliana

Polemiche e ricostruzioni alternative sulla sparatoria

I funerali di Calipari

Il commosso addio a Nicola Calipari
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