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Il parroco del Giglio: In chiesa ancora i «segni» del disastro

Parole chiave: naufragio concordia (144), mare (198), giglio (91)

Nella sua chiesa, a Giglio Porto, dove già la notte del naufragio avevano trovato accoglienza tante persone, sono arrivati anche il tabernacolo e il piccolo crocifisso provenienti dalla cappella della Costa Concordia. Il parroco, don Lorenzo Pasquotti, li ha ricevuti dai Vigili del Fuoco: «Avevo in mente di chiedere – racconta – che, una volta finita l'emergenza, pensassero anche a ispezionare la cappella. Invece lo hanno fatto di loro iniziativa, prima che potessi chiederlo, e hanno pensato che questo fosse il posto giusto dove conservare quello che avevano trovato». Nel tabernacolo, si pensa, si trovano ancora le ostie consacrate: per ora non è stato aperto perché la chiave è andata persa. Dalla cappella della nave è stata recuperata anche la statua della Madonna: anche quella, annuncia don Lorenzo, sarà portata in chiesa. «Ma lo faremo – sottolinea – quando non ci saranno più le telecamere, in un clima più religioso, di preghiera e non di immagine». In chiesa restano anche un salvagente, un telo delle scialuppe, una cima, un cesto che conteneva il pane: segni che manterranno viva nella memoria quella notte concitata e tragica.

Don Lorenzo è parroco sull'isola del Giglio da appena tre mesi: prima è stato 6 anni a Semproniano, nell'entroterra della Maremma. «Comincio adesso a capire – racconta – cosa significa vivere su un'isola, e certo non mi aspettavo di trovarmi in mezzo a una cosa del genere». La sera del naufragio ha visto la nave mentre, insieme ad alcuni parrocchiani, usciva dalla chiesa al termine di una riunione. Poi sono arrivate le prime telefonate che lo avvisavano della gravità di quello che stava succedendo: don Lorenzo ha aperto la chiesa, senza pensarci due volte, e ha chiamato il Vescovo per avvisarlo.

Il suo ricordo è di una tragedia che si è consumata nel silenzio: «Rispetto ad altri eventi drammatici, che fanno venire in mente grandi rumori, qui non ci sono stati urla o esplosioni. La gente che arrivava dal mare non aveva voglia di parlare, aveva bisogno di calma». Il rumore, lascia intendere don Lorenzo, è venuto dopo, è quello portato dai mass media.  Col passare dei giorni, l'attenzione di stampa e tv non è ancora calata, così come le preoccupazioni: «L'isola è ancora un formicaio brulicante di giornalisti e di persone impegnate nelle ricerche, nelle indagini, nella messa in sicurezza. Gli isolani si sono prodigati in maniera esemplare per dare i primi soccorsi ai naufraghi: adesso seguono con apprensione questa vicenda che, dopo aver portato via tante vite umane, potrebbe anche lasciare segni pesanti sul mare e sulla bellezza dell'isola».

R.B.

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