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Italiane libere: non dimentichiamo il dramma dell'Iraq

"Grazie al governo, alla Croce Rossa, agli iracheni, ai bambini, alle donne, alla solidarietà che abbiamo sentito nei nostri confronti", ha detto Simona Pari durante la conferenza stampa organizzata dalla ong «Un ponte per...» dopo la liberazione delle due volontarie italiane. Le due «Simone» hanno raccontato i giorni della prigionia, le loro emozioni e i progetti per il futuro.

Italiane libere: non dimentichiamo il dramma dell'Iraq

di Patrizia Caiffa
La gioia e il dolore si mischiano, in un'altra giornata drammatica per il popolo iracheno. Mentre Simona Torretta e Simona Pari, nella conferenza stampa organizzata ieri (30 settembre) a Roma da "Un ponte per…" ringraziano, descrivono la paura provata durante il sequestro, e invitano a percorrere la strada del dialogo per riportare la pace in Iraq, nella loro amata Baghdad si consuma un'altra tragedia: alcuni ribelli hanno fatto esplodere tre autobombe durante una festa per l'inaugurazione di un nuovo sistema fognario, vicino a un convoglio di mezzi militari Usa nella zona meridionale di Baghdad. Sono morte 44 persone, di cui 34 bambini, con circa 200 feriti. I bambini stavano giocando per strada e chiedevano dolci. Tutto questo mentre l'Italia annuncia di voler tagliare 250 milioni di euro per gli aiuti allo sviluppo, di cui 30 milioni destinati all'Iraq.

"TANTA PAURA, MA STARE ASSIEME CI HA AIUTATO". "Grazie al governo, alla Croce Rossa, agli iracheni, ai bambini, alle donne, alla solidarietà che abbiamo sentito nei nostri confronti", ha detto SIMONA PARI durante la conferenza stampa: "Abbiamo sempre cercato di unire due ponti distanti, ci auguriamo che questo dialogo possa continuare". SIMONA TORRETTA ha descritto la paura provata nei 21 giorni del sequestro: "La paura di essere uccise c'è stata sempre, fin dal primo giorno, fino a quando non siamo salite sull'aereo. Lo stare assieme ci ha però aiutate a superare i momenti difficili". Simona racconta che "i primi giorni del sequestro sono stati i più faticosi, i più incerti, quelli in cui dovevamo dare più prova di noi stesse. I giorni successivi sono stati più facili, perché la mobilitazione generale ha portato al riconoscimento del nostro lavoro in Iraq".

Secondo Simona Torretta i sequestratori "erano un gruppo religioso moderato, ci hanno fatto leggere il Corano, ci hanno insegnato i principi dell'Islam. Ci hanno sempre trattato con dignità e rispetto, anche se la situazione era anomala, pericolosa, difficile. Siamo state per giorni nel silenzio assoluto, non sapevamo che in Italia c'era stata tutta questa solidarietà nei nostri confronti. Siamo stupite, riconoscenti, e anche molto stanche".

Simona Torretta ha descritto lo stato d'animo provato dopo l'uccisione del giornalista Enzo Baldoni: "È stato uno choc, un trauma. Vivevamo in un contesto di guerra pesante, dove non è facile capire cosa sta succedendo. Ma il lavoro quotidiano con la gente, nonostante le preoccupazioni, ci dava la forza di rimanere nel Paese fino all'ultimo".
Cosa pensano di fare nel futuro? "Adesso voglio solo riposarmi e pensare", ha detto la Torretta. "Starò con i miei amici, la mia famiglia e leggerò", ha aggiunto la Pari.

"IL DIALOGO, ANCHE SE DIFFICILE, È L'UNICA STRADA". Alle domande della stampa ha risposto FABIO ALBERTI, presidente di "Un ponte per...", che ha anche espresso apprezzamento "per il comportamento delle forze politiche di maggioranza e opposizione che ha permesso di non fare speculazione politica sul rapimento". A suo avviso sono state le "pressioni interne all'Iraq" uno dei motivi decisivi per la felice conclusione della vicenda.

"Per ora - ha detto Alberti - è prematuro anche solo parlare di tornate in Iraq. Quello che è certo è che noi abbiamo già deciso di proseguire l'attività: ciò di cui discuteremo nelle prossime settimane sono le modalità operative per la prosecuzione dei progetti". E ha annunciato il via di "una iniziativa per il rispetto dei diritti umani in Iraq".

Questa vicenda, secondo Alberti, "ci insegna che è possibile la convergenza, il colloquio, il dialogo, anche se è difficile. Non siamo di fronte alla inevitabilità della guerra. Se questa linea del dialogo fosse utilizzata, forse altri milioni di ostaggi, ossia il popolo iracheno, sarebbero liberati".

Ad una domanda sul riferimento al Vaticano pronunciato da una voce fuori campo nel video della liberazione, Alberti ha così risposto: "È probabile che questo riferimento sia il riconoscimento del ruolo importante che il Vaticano e il mondo cattolico sta svolgendo sulla strada del dialogo e contro l'idea dello scontro tra civiltà. Il Papa è intervenuto più volte con appelli per la liberazione degli ostaggi e la sua posizione sulla guerra in Iraq è stata molto importante".

"NON DIMENTICHIAMO LA POPOLAZIONE IRACHENA". "La gioia e l'euforia di questi giorni non possono farci dimenticare la sorte della popolazione irachena", avverte SERGIO MARELLI, presidente dell'Associazione Ong italiane, in merito alla scadenza (30 settembre) del termine per la presentazione degli emendamenti alla manovra di assestamento di bilancio. Secondo quanto si legge nel testo del decreto, uno dei tagli previsti è proprio quello dei fondi (30 milioni di euro) destinati alla ricostruzione in Iraq. Marelli lancia un appello a tutte le forze politiche: "Mi auguro che l'unità nazionale dimostrata in queste settimane dalle forze politiche del nostro Paese, faccia da muro a questo ventilato taglio".

«La fede ci ha aiutate»

Le due Simone sono libere

Italiane libere: non dimentichiamo il dramma dell'Iraq
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