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Dal n. 31 dell'8 settembre 2002

Johannesburg, la delusione delle Ong

Si è concluso con accordi di compromesso su acqua e energia raggiunti faticosamente (dimezzare entro il 2015 il numero di persone assetate e un generico impegno ad un incremento delle energie rinnovabili), ma con grande scontento della società civile, il vertice Onu di Johannesburg sullo sviluppo sostenibile, dopo gli scontri tra Paesi ricchi e Paesi poveri, tra Stati Uniti ed Europa.

Poche idee e tanta ideologia -- DI STEFANO FONTANA

Johannesburg, la delusione delle Ong

Si è concluso con accordi di compromesso su acqua e energia raggiunti faticosamente (dimezzare entro il 2015 il numero di persone assetate e un generico impegno ad un incremento delle energie rinnovabili), ma con grande scontento della società civile, il vertice Onu di Johannesburg sullo sviluppo sostenibile, dopo gli scontri tra Paesi ricchi e Paesi poveri, tra Stati Uniti ed Europa. Le proposte dell'Italia hanno riguardato l'e-government (ossia la massiccia informatizzazione delle amministrazioni pubbliche dei Paesi poveri), la detax (detassare alcuni prodotti e destinare questi importi alla cooperazione internazionale), l'aumento degli aiuti allo sviluppo allo 0,39% del Pil e la cancellazione del debito estero. Ecco alcune reazioni.

La delusione delle ong. Hanno abbandonato per protesta il vertice per protestare contro la mancanza di una reale volontà politica da parte dei governi: sono un gruppo di organizzazioni popolari e ong di Italia, Francia, Canada, Bolivia, Belgio, Usa, Cile, Portogallo, Brasile (fra cui la Coalizione mondiale contro la privatizzazione e la mercificazione dell'acqua, il Cipsi, il Contratto mondiale sull'acqua, Attac) che hanno sottoscritto nei giorni del Summit un documento intitolato il "J'accuse della società civile".
Le organizzazioni descrivono la settimana del vertice come "un'amara esperienza" che ha deluso gran parte delle aspettative della società civile, in particolare sui temi del diritto all'acqua per tutti, sul rispetto dei diritti umani e sulla preservazione dell'ambiente. "Ci inquieta il fatto che questo summit rappresenta ormai un'ennesima conferenza internazionale in cui i dirigenti politici, pur sembrando coscienti della realtà della situazione, rifiutano di prendere le misure concrete che sarebbero necessarie" si legge nel documento. Le organizzazioni denunciano lo spazio "irrisorio" concesso alle ong e si dicono "scandalizzate dal lusso del 'Waterdome' occupato da stand in cui la maggioranza degli 'espositori' cerca di convincere che 'anche i poveri' devono pagare l'acqua. Una tale ostentazione – affermano - è indecente quando un miliardo e mezzo di esseri umani sono privati dell'accesso all'acqua". Per questo chiedono ai propri governi "di assumere le proprie responsabilità e riconoscere formalmente il diritto all'acqua per tutti".

Il Cipsi (Coordinamento iniziative popolari di solidarietà internazionale) denuncia il fallimento del Summit che "segna la fine dello sviluppo sostenibile e del ruolo delle Nazioni Unite come strumento di garanzia dei valori di pace, solidarietà, ecologia". Il Cipsi giudica l'accordo sull'acqua "una farsa" perché "si limita a riconoscere che l'acqua è un diritto" ma "non prevede nessun impegno su come coprire i costi per l'accesso all'acqua – ricorda Rosario LemboAnche l'associazione delle ong italiane si dice delusa del discorso del presidente del Consiglio incentrato sulle due proposte di e-government e detax, giudicate dalle ong "assolutamente avulse dalle grandi questioni affrontate alla conferenza": "La speranza di un'Italia leader o quanto meno propositiva sulle grandi questioni aperte – afferma Sergio Marelli, presidente dell'associazione delle ong italiane - è stata ancora una volta disattesa da un governo che sembra ascoltare unicamente i propri interessi".
Un appello per l'Africa. In occasione del vertice il missionario comboniano Alex Zanotelli, da anni impegnato per i poveri dell'Africa, rivolge un appello all'Italia "a riscoprire la sua vocazione politica africana", mentre "quello che ha fatto finora per l'Africa non è stato aiuto ma business", una "politica estera delle proprie ditte". Per questo propone "una nuova legislazione che permetta alla società civile di impegnarsi con chi soffre": "La società civile organizzata presente nel nostro Paese – spiega padre Zanotelli - potrebbe oggi esprimersi con una dicastero civile sotto l'egida del presidente della Repubblica, che prenda contatto diretto non con i governi del Sud del mondo (corrotti!) ma con i soggetti nuovi emergenti nei Paesi impoveriti (cooperative, comunità di base, movimenti popolari). Questo permetterebbe all'Italia di ritornare ad essere un Paese con la vocazione geografica e morale di essere ponte fra la fortezza europea e l'Africa".

"La politica degli Usa è troppo unilaterale". "Ombre e luci" del vertice di Johannesburg vengono descritte da padre Pasquale Borgomeo, direttore generale della Radio Vaticana, in una intervista trasmessa il 3 settembre su "One-O-Five Live", il canale in FM dell'emittente pontificia. Padre Borgomeo esprime "particolare sconcerto" per la "proposta di promozione dell'aborto come mezzo di sviluppo: a parte la sua inaccettabilità etica, essa fa pensare alla geniale ricetta attribuita a Bush secondo la quale per salvaguardare le foreste dagli incendi non ci sarebbe migliore misura che quella di tagliare gli alberi". Per padre Borgomeo una "luce" emersa dal vertice può essere "la crescita della consapevolezza dell'interdipendenza" tra Paesi ricchi e Paesi poveri, ma se Johannesburg si rivelasse una "occasione perduta" allora finirebbe "per accentuare irrigidimenti e sordità, rivelando e approfondendo fossati". "Uno di questi, nefasto per quello che continuiamo a chiamare Occidente – osserva -, è il fossato tra Stati Uniti ed Europa. L'assenza del presidente Bush non è un buon segno: esso sembra confermare anche su una problematica, così fondamentale come l'ambiente, quell'unilateralismo dell'Amministrazione statunitense, sempre più fortemente lamentato dagli alleati europei e così incompatibile, in fondo, con una vocazione alla leadership mondiale, quale è oggi quella degli Stati Uniti".
Padre Borgomeo ricorda l'interdipendenza di fattori, presente anche nella lotta al terrorismo: "Non ci si salva da soli, dato che siamo tutti su una stessa barca" e si chiede "come può l'Europa accettare un unilateralismo di decisioni, le cui conseguenze anch'essa è destinata a subire?" Anche a proposito della posizione americana di prendere le distanze dai suoi alleati europei sul protocollo di Kyoto e sulla Corte Penale Internazionale, padre Borgomeo si domanda dove sia "finita l'America delle libertà e dei diritti umani a cui l'Europa ha guardato con speranza e gratitudine nel secolo appena trascorso?". E conclude: "A un anno dall'11 settembre ci sentiamo amici un po' delusi degli Stati Uniti, ma amici. E crediamo nelle potenzialità culturali e morali di questo grande Paese, più che nella sua strapotenza tecnologica e militare. Restiamo amici esigenti, come è naturale che avvenga quando si stima qualcuno e quando si hanno a cuore i destini dell'umanità".
"Al summit i poveri non hanno voce". E' quanto sostiene padre Sergio Sala, della delegazione dei Gesuiti presente a Johannesburg. "Secondo noi – ha dichiarato il gesuita – in questo vertice i poveri non sono abbastanza rappresentati. Per questo qui a Johannesburg stiamo premendo a tutti i livelli, politico, diplomatico, religioso e sociale, perché si adottino leggi e proposte a favore dei poveri. Se si vuole trattare veramente di sviluppo sostenibile, bisogna conoscere ciò che accade in tanti Paesi del mondo. Alla voce del mondo diplomatico e politico deve aggiungersi anche quella di chi lavora quotidianamente a contatto con le popolazioni povere come volontari, religiosi, Ong e associazioni varie. E questo sembra non accadere a Johannesburg". Tuttavia, aggiunge padre Sala "ciò non impedisce, ad esempio, di raggiungere delle intese bilaterali tra Stati africani sulla base delle quali i vari Governi potranno legiferare. Ci sono poi una serie di proposte per lo sviluppo sostenibile avanzate da studiosi ed esperti che premono perché queste vengano realizzate. Un esempio è la macchina ad idrogeno". "Sul piano delle idee – conclude Sala - il Summit sta offrendo molto. Ma ciò che sembra mancare è la volontà politica di tradurle in fatti concreti".
a cura di Patrizia Caiffa

I servizi precedenti:

Accordo sul piano d'azione

Ambiente, accordo al ribasso sull'energia

L'intervento della S. Sede

Johannesburg, obiettivi ancora lontani

Il contributo delle Chiese

Pesa l'assenza di Bush

L'appello del Papa

Il contributo della Toscana

Siti Internet:

Onu Italia

Onu on line

Il sito ufficiale del vertice

Johannesburg, la delusione delle Ong
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