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L'ultimo addio al Papa

«Siamo sicuri che il Papa sta alla finestra della casa del Padre, ci vede e ci benedice. Ci benedica, Santo Padre. Affidiamo la tua anima alla Madre di Dio, la tua Madre …». Si è conclusa così l'omelia del card. Josef Ratzinger, decano del Collegio cardinalizio, durata poco più di venti minuti e interrotta da tredici applausi, di cui uno a più riprese. Almeno 300 mila i fedeli in piazza assieme ai «grandi» della terra. In tutto sono almeno un milione le persone che hanno seguito a Roma la liturgia o direttamente dalla piazza o dai maxischermi allestiti in città. Subito prima dell'applauso che ha salutato le parole finali del cardinale, c'è stato il riferimento di Ratzinger alla benedizione urbi et orbi, quando il Papa si è affacciato per l'ultima volta alla finestra e ha dato la benedizione: a questo punto è scattato l'applauso della piazza, che ha fatto seguito a quello immediatamente precedente al "totus tuus", il motto papale riferito alla Madre di Dio.Il testamento spirituale di Giovanni Paolo IIIl conclave: chi elegge il successoreIo e il Papa. Scrivi la tua testimonianzaIn piazza San Pietro con la gioia della resurrezione Uno speciale
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di Giovanni Paolo II
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«Siamo sicuri che il Papa sta alla finestra della casa del Padre, ci vede e ci benedice. Ci benedica, Santo Padre. Affidiamo la tua anima alla Madre di Dio, la tua Madre …». Si è conclusa così l'omelia del card. Josef Ratzinger, decano del Collegio cardinalizio, durata poco più di venti minuti e interrotta da tredici applausi, di cui uno a più riprese. Subito prima dell'applauso che ha salutato le parole finali del cardinale, c'è stato il riferimento di Ratzinger alla benedizione urbi et orbi, quando il Papa si è affacciato per l'ultima volta alla finestra e ha dato la benedizione: a questo punto è scattato l'applauso della piazza, che ha fatto seguito a quello immediatamente precedente al "totus tuus", il motto papale riferito alla Madre di Dio. "Sono qui con il cuore pieno di tristezza, ma anche gioiosa speranza e profonda gratitudine". Queste le parole di Ratzinger che hanno ricevuto il primo applauso dei fedeli, che si è ripetuto poco dopo quando il cardinale ha citato l'amore "speciale per i giovani", incontrati "in ogni parte del mondo" anche attraverso la radio e la televisione.

"Da giovane il Papa è stato uno studente entusiasta della letteratura, del teatro e della poesia", ha ricordato poi Ratzinger, ricevendo un altro applauso. La folla ha applaudito anche quando Ratzinger ha citato la frase evangelica "rimanete nel mio amore": "in queste parole - ha detto il celebrante – vediamo tutta l'anima del Santo Padre andato ovunque ed instancabilmente".

Molti gli applausi riferiti al rapporto di Giovanni Paolo II con la sofferenza: "Soprattutto in questi ultimi mesi, il Santo Padre è diventato una sola cosa con Cristo", ha detto Ratzinger applaudito dalla folla. Il decano del Collegio cardinalizio era visibilmente commosso, quando, salutato subito dopo dall'applauso dei fedeli, ha detto: "Lo sappiamo tutti, il Papa non ha mai voluto solo per sé la propria vita, non ha mai voluto tenerla per se stesso, ha voluto dare se stesso, senza riserve, fino all'ultimo momento, per Cristo e anche per noi". "L'amore per Cristo – ha aggiunto prima di ricevere un altro applauso – è stata la forza dominante del nostro amato Santo Padre. Grazie al suo radicamento in Cristo, ha potuto portare un peso che va oltre le forze umane".

Citando poi passi delle letture della messa esequiale, Ratzinger ha ricordato l'invito di San Paolo: "San Paolo, e con lui il Papa, hanno esortato ad alta voce: ‘Rimanete saldi nel Signore, così come avete imparato. Noi l'abbiamo imparato proprio dal nostro Papa"". Dopo queste parole i fedeli hanno applaudito a lungo, così come quando Ratzinger ha ricordato: "Il Papa ha sofferto e amato in comunione con Cristo e perciò il messaggio della sua sofferenza e il suo silenzio è stato così eloquente e fecondo".

L'ultimo saluto della folla
È terminato con un lunghissimo applauso, levatosi dalla folla fino al momento in cui la bara del Santo Padre, trasportata a braccia dai dodici sediari pontifici, ha percorso il tratto che separa lo spiazzo antistante all'altare dall'ingresso della basilica di San Pietro. Arrivata davanti alla porta principale, la bara è stata inclinata dai sediari e rivolta verso la folla, in modo che i fedeli potessero tributargli l'ultimo omaggio. L'ennesimo applauso spontaneo della piazza era iniziato alle 12,35, subito dopo che il cardinal Ratzinger aveva promunciato l'orazione finale. Al rito del commiato (valaedictio) hanno partecipato il cardinal Camillo Ruini, vicario generale del Papa per la diocesi di Roma, Sua Beatitudine Stephanos Ghattas, patriarca di Alessandria dei Copti, Sua Santità Bartolomeo I, patriarca di Costantinopoli, e Rowan Williams, primate della Comunione anglicana. "Oh Dio, che dai la giusta ricompensa agli operai del Vangelo – ha detto il cardinal Ruini nella "supplica della Chiesa di Roma" – accogli il tuo servo e nostro Papa Giovanni Paolo, perché contempli in eterno il mistero di pace e di amore che egli, come successore di Pietro e pastore della Chiesa, dispensò fedelmente alla tua famiglia".

La tumulazione nella nuda terra
Il rito dell'ultima raccomandazione e del commiato e le suppliche della Chiesa di Roma e delle Chiese orientali hanno chiuso le esequie, prima della tumulazione del Pontefice presso le grotte vaticane. Gli oltre 160 cardinali si sono disposti intorno al feretro di Giovanni Paolo II insieme al cardinale decano, Ratzinger, che ha invitato i fedeli alla preghiera: "affidiamo alla misericordia di Dio l'anima del nostro papa Giovanni Paolo" ha detto Ratzinger visibilmente commosso. Brevi momenti di silenzio hanno introdotto la supplica della Chiesa Roma ad opera del Cardinale Vicario per la diocesi di Roma, Camillo Ruini. Dopo il canto delle Litanie il card. Ruini ha concluso la supplica con un'orazione. Dall'Ufficio dei defunti della liturgia bizantina è stata tratta la supplica delle Chiese orientali condotta dai Patriarchi, dagli arcivescovi maggiori e i metropoliti delle chiese metropolitane orientali cattoliche. Non è mancata la dimensione ecumenica del rito con l'incensazione del feretro da parte di rappresentanti delle chiese sorelle.

A seguire il cardinale decano ha asperso con l'acqua benedetta e incensato il pontefice defunto chiudendo il rito esequiale che dalla piazza è proseguito all'interno delle grotte vaticane. Al momento dell'ingresso in basilica i vescovi e i cardinali che assistevano hanno alzato le mani in segno di saluto verso Giovanni Paolo II. Accompagnata nelle grotte dal cardinale Camerlengo, Edoardo Martinez Somalo, e da altri Cardinali tra cui quelli capi d'Ordine, il cardinale arciprete della basilica vaticana, il cardinale vicario di Roma, Ruini, ed i familiari del pontefice defunto, la cassa di cipresso con le spoglie di Giovanni Paolo II è stata legata con nastri rossi con impressi i sigilli della Camera apostolica, della Prefettura della Casa pontificia, dell'Ufficio delle celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice e del Capitolo Vaticano. Così sistemata è stata collocata nella cassa di legno zincata che, saldata, è stata posta, con i sigilli degli uffici citati, all'interno di una cassa di noce e deposta nella nuda terra come richiesto da Giovanni Paolo II, nella stessa cappella che fu di Giovanni XXIII, a fianco di illustri predecessori come Paolo VI e due regine, Carlotta regina di Cipro e Cristina regina di Svezia. Solo una lapide, con il nome, posta a filo di terra ricorderà il pontefice polacco. La lettura dell'atto autentico della tumulazione redatto dal notaio del Capitolo della basilica vaticana ha chiuso il rito.

L'omelia di Ratzinger
«'Seguimi' - questa parola lapidaria di Cristo può essere considerata la chiave per comprendere il messaggio che viene dalla vita del nostro compianto ed amato Papa Giovanni Paolo II, le cui spoglie deponiamo oggi nella terra come seme di immortalità - il cuore pieno di tristezza, ma anche di gioiosa speranza e di profonda gratitudine». Ha iniziato così l'omelia funebre il card. Joseph Ratzinger, decano del Collegio cardinalizio, che ha presieduto in piazza san Pietro le esequie di Giovanni Paolo II, davanti ad almeno 300 mila fedeli e ai «grandi» della terra. In tutto sono almeno un milione le persone che hanno seguito a Roma la liturgia o direttamente dalla piazza o dai maxischermi allestiti in città.

Ad avviso del cardinale tutta la vita di papa Wojtyla è in questa parola. Una parola che ha scandito tutta la vita di Giovanni Paolo II sin da quando, ha ricordato Ratzinger, «giovane studente Karol Wojtyla, entusiasta della letteratura, del teatro, della poesia, lavorando in una fabbrica chimica, circondato e minacciato dal terrore nazista, ha sentito la voce del Signore: Seguimi!». Il suo ingresso nel seminario clandestino creato dal cardinale Sapieha, gli studi di teologia, il suo sacerdozio, interpretato «da tre parole» del Signore. «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga»; «Il buon pastore offre la vita per le pecore» e «Come il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi» e Rimanete nel mio amore». «In queste tre parole – ha sottolineato il cardinale - vediamo tutta l'anima del nostro Santo Padre. E' realmente andato ovunque ed instancabilmente per portare frutto, un frutto che rimane. Il papa è stato sacerdote fino in fondo, perché ha offerto la sua vita a Dio per le sue pecore e per l'intera famiglia umana, in una donazione quotidiana al servizio della Chiesa e soprattutto nelle difficili prove degli ultimi mesi. Il Papa che ha cercato l'incontro con tutti, che ha avuto una capacità di perdono e di apertura del cuore per tutti, ci dice, anche oggi, con queste parole del Signore: Dimorando nell'amore di Cristo impariamo, alla scuola di Cristo, l'arte del vero amore». Seguimi! Questa parola risuonò ancora quando – è il ricordo del decano dei cardinali - Wojtyla accettò la sua nomina a Vescovo ausiliare di Cracovia» lasciando «il grande agone intellettuale per conoscere ed interpretare il mistero della creatura uomo, per rendere presente nel mondo di oggi l'interpretazione cristiana del nostro essere. Seguimi - Karol, sentendo nella chiamata della Chiesa la voce di Cristo».

«Il nostro Papa – ha aggiunto il porporato - non ha mai voluto salvare la propria vita; ha voluto dare se stesso senza riserve, fino all'ultimo momento, per Cristo e così anche per noi. Proprio in tal modo ha potuto sperimentare come tutto quanto aveva consegnato nelle mani del Signore è ritornato in modo nuovo: l'amore alla parola, alla poesia, alle lettere fu una parte essenziale della sua missione pastorale e ha dato nuova freschezza, nuova attualità, nuova attrazione all'annuncio del Vangelo, proprio anche quando esso è segno di contraddizione». «Seguimi»: la «voce del Signore» torna a farsi sentire nell'ottobre del 1978 quando il cardinale Wojtyla viene eletto papa. Ad avviso di Ratzinger «l'amore di Cristo fu la forza dominante nel nostro amato Santo Padre; chi lo ha visto pregare, chi lo ha sentito predicare, lo sa. E così, grazie a questo profondo radicamento in Cristo ha potuto portare un peso, che va oltre le forze puramente umane: Essere pastore del gregge di Cristo, della sua Chiesa universale». Con il mandato «di pascere il suo gregge”, «Cristo annunciò a Pietro il suo martirio».

Così Giovanni Paolo II che «nel primo periodo del suo pontificato, ancora giovane e pieno di forze, sotto la guida di Cristo andava fino ai confini del mondo”. Ma poi «sempre più è entrato nella comunione delle sofferenze di Cristo, sempre più ha compreso la verità delle parole: «Un altro ti cingerà». E proprio in questa comunione col Signore sofferente ha instancabilmente e con rinnovata intensità annunciato il Vangelo, il mistero dell'amore che va fino alla fine. Egli ha interpretato per noi il mistero pasquale come mistero della divina misericordia. Il Papa ha sofferto ed amato in comunione con Cristo e perciò il messaggio della sua sofferenza e del suo silenzio è stato così eloquente e fecondo». Indelebile, a riguardo è l'immagine dell'ultima domenica di Pasqua quando, ha concluso Ratzinger, «il Santo Padre, segnato dalla sofferenza, si è affacciato ancora una volta alla finestra del Palazzo Apostolico ed un'ultima volta ha dato la benedizione «Urbi et orbi». Possiamo essere sicuri che il nostro amato Papa sta adesso alla finestra della casa del Padre, ci vede e ci benedice. Sì, ci benedica, Santo Padre. Noi affidiamo la tua cara anima alla Madre di Dio, tua Madre, che ti ha guidato ogni giorno e ti guiderà adesso alla gloria eterna del Suo Figlio, Gesù Cristo nostro Signore. Amen».

«Santo subito» è stata l'esclamazione scandita dalla folla subito prima dell'inizio della messa per le esequie di Giovanni Paolo II, mentre erano in arrivo gli ultimi capi di stato, tra cui il presidente americano Bush, giunto alle 09,50 con la moglie, il presidente Clinton e il consigliere per la sicurezza Condoliza Rice. La messa è iniziata alle 10,03, in una piazza San Pietro gremita fino all'inverosimile, con almeno 70 mila persone presenti. La bara del Santo Padre, di legno cipresso, è stata portata a spalla dai dodici sediari pontifici; uscita dalla porta principale della basilica di San Pietro, è stata deposta su un semplice tappeto, come era accaduta anche per Papa Paolo VI. Dietro la bara la famiglia pontificia, sopra di essa il libro del Vangelo aperto. Subito dopo la deposizione della bara sul tappeto è cominciata la processione dei 164 cardinali concelebranti, ognuno dei quali si è inginocchiato dinanzi all'altare e lo ha baciato.

Circa un milione di fedeli hanno assistito alla cerimonia in piazza San Pietro. Non tutti sono riusciti ad arrivare in Piazza San Pietro e in via della Conciliazione dove, fonti della sicurezza, hanno calcolato in circa 300 mila le persone. Il resto dei fedeli ha seguito la Messa davanti ai maxischermi allestiti nei punti nevralgici della città comprese le basiliche.

Il grazie della Santa Sede a Roma e all'Italia
"La Santa Sede sente il dovere di ringraziare il Governo italiano e la città di Roma per l'impegno e l'efficienza nell'accogliere i milioni di pellegrini giunti a Roma per porgere l'estremo saluto a Giovanni Paolo II e partecipare alle Sue esequie. È stato un evento eccezionale, eccezionalmente ben gestito". È quanto ha dichiarato questo pomeriggio il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Joaquín Navarro-Valls, che ha aggiunto: " La Santa Sede desidera inoltre sottolineare la disponibilità e generosità di tutte le persone coinvolte nell'organizzazione di un evento senza precedenti ed imprevedibile nelle sue dimensioni. Un ringraziamento particolare va alle migliaia di volontari di tutta Italia che si sono prodigati con instancabile dedizione, affiancandosi alla Protezione Civile italiana e alle Forze dell'Ordine per assicurare un ordinato e tranquillo flusso dei pellegrini. Un plauso particolare va, infine, a tutti i cittadini romani per la loro collaborazione e pazienza nel sopportare gli inevitabili disagi di questi giorni. Roma ha dato nuovamente prova della sua bimillenaria civiltà e del suo attaccamento al Pontefice defunto".

A Prato Messa per gli studenti e maxi-schermo in Duomo
Cinque applausi, di cui uno finale lunghissimo, quando la bara di cipresso che racchiudeva la salma di Giovanni Paolo II è stata alzata per la traslazione nelle Grotte Vaticane. Le centinaia di persone che hanno seguito in duomo a Prato sul maxi-schermo la diretta dei funerali del Papa era come se fossero a Roma. C'era commozione tra i presenti, di cui moltissimi giovani con gli zaini della scuola in spalla. C'è stato chi ha pianto, tutti comunque hanno seguito in grande raccoglimento la solenne celebrazione. Erano circa trecento i presenti che sono rimasti per l'intera diretta, ma almeno altrettanti in un continuo, silenzioso, via-vai di persone, si sono soffermati per una preghiera, magari soltanto per curiosità. C'erano anche stranieri, tra cui alcuni cinesi.

Poco prima dell'inizio della telecronaca, alle 9, in duomo si sono radunati alunni, insegnanti e genitori delle scuole cattoliche presenti in diocesi. Celebrata da don Serafino Romeo, responsabile del coordinamento tra i vari istituti, la messa ha visto la partecipazione di circa un migliaio di persone.

Proprio in duomo Giovanni Paolo II si era fermato a lungo durante la sua memorabile visita a Prato il 19 marzo 1986: prima, l'incontro con i sacerdoti, poi l'Angelus con gli studenti e, infine, l'Ostensione straordinaria del Sacro Cingolo. E, proprio a motivo della presenza della reliquia mariana, dieci anni più tardi – a conclusione del VI Centenario della sua Traslazione – Giovanni Paolo II conferì alla cattedrale il titolo di Basilica minore.

il testamento spirituale di Giovanni Paolo II.

Il conclave: chi elegge il successore

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