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LIBERALIZZAZIONE DEL COMMERCIO: LA TOSCANA RICORRE ALLA CORTE COSTITUZIONALE

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Parole chiave: commercio (73), regione toscana (1598), enrico rossi (422), liberalizzazioni (6)

La Regione Toscana, come già fatto con la norma precedente, impugnerà di fronte alla Corte Costituzionale le ultime norme del governo relative alla liberalizzazione del commercio. “La liberalizzazione totale e selvaggia degli orari e delle aperture è solo un altro regalo alla grande distribuzione e una batosta per le piccole imprese. Un minimo di regole è utile anche alla concorrenza. Tutto questo mentre bisognerebbe invece rilanciare il piccolo commercio per fini sociali, di sicurezza, vivibilità e di identità”. Lo ha detto il presidente Enrico Rossi oggi pomeriggio commentando la decisione presa dalla giunta. E' stata approvata nel primo pomeriggio di oggi, infatti, una circolare per il settore commerciale toscano. “Chiariamo così – ai comuni e agli operatori del settore – i rapporti che intercorrono tra normativa statale e regionale in materia di orari, sottolineando l'applicabilità della norma regionale rispetto a quella nazionale” ha detto l'assessore al commercio Cristina Scaletti. Infatti la norma regionale approvata il 27 dicembre scorso è entrata in vigore successivamente a quella nazionale, e pertanto trovano piena applicazione le disposizioni ivi previste in una materia che il Titolo V della Costituzione stabilisce di piena competenza delle Regioni, come più volte ribadito dalla stessa Corte Costituzionale. “La Regione – ha continuato l'assessore Scaletti – pur recependo alcuni principi di liberalizzazione che provengono dal governo, ritiene che la liberalizzazione debba essere equa e non selvaggia nel rispetto dei diritti dei lavoratori e del piccolo commercio, come affermato anche dalle principali associazioni di categoria e dai sindacati”. “Non è il consumismo la risposta giusta alla crisi – ha precisato Enrico Rossi. Mi pare solo un insulto alla nostra identità culturale, alle nostre tradizioni e alla nostra storia. Ci aspettiamo che anche la Chiesa faccia sentire la sua voce. Si costringerà chi lavora nei negozi a gestione familiare ad essere incatenato al banco, con la saracinesca alzata giorno e notte, senza pause per 365 giorni all'anno. Dove finisce la persona, la sua vita privata, i suoi diritti?”. “Ho anche forti dubbi – ha concluso Rossi – sul reale intesse della grande distribuzione. Infatti se si escludono alcune situazioni particolari, di grandi catene nelle grandi città d'arte, penso che in generale le maggiori aperture e gli orari più lunghi finiranno per rappresentare solo un ulteriore costo che andrà a pesare sul prezzo dei prodotti, quindi sui consumatori. Il governo farà bene a ripensarci e presto. Non sono queste le liberalizzazioni che ci aspettiamo”.

LIBERALIZZAZIONE DEL COMMERCIO: LA TOSCANA RICORRE ALLA CORTE COSTITUZIONALE
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