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LIBIA E MAGHREB: TAVOLO ASILO, SOSTENERE TRANSIZIONE E ACCOGLIERE I RIFUGIATI

Percorsi: Mondo
Parole chiave: libia (322), africa (788), tunisia (70), pace (326), immigrati (728), sbarchi immigrati (119), profughi (189)

“Sostenere la transizione democratica nel mediterraneo, accogliere e proteggere i rifugiati": è l'appello lanciato oggi dalle associazioni riunite nel Tavolo asilo (Acli, Arci, Asgi, Casa dei Diritti Sociali, Centro Astalli, Cir, Comunità S. Egidio, Fcei, Senza Confine), le quali ritengono che “quanto stia avvenendo in Libia e in altri paesi del Maghreb costituisca un evento storico di enorme portata che va considerato non solo in relazione al probabile intensificarsi di arrivi di rifugiati verso l'Europa, ma in primo luogo guardando alle enormi potenzialità positive, sul piano economico, sociale e culturale che si aprono, per l'Europa nel suo complesso e per i paesi del Mediterraneo in particolare, a seguito della caduta di quei regimi corrotti e violenti che per decenni hanno dominato l'area”. “L'Europa e l'Italia – affermano le associazioni - hanno il dovere di sostenere concretamente l'avvio dei processi di trasformazione democratica in questi Paesi e, con senso di responsabilità debbono evitare allarmismi e il possibile diffondersi, nella popolazione italiana ed europea, di sentimenti di paura verso coloro che fuggono dalle violenze in atto. Al contrario, è il momento di realizzare iniziative di accoglienza e di solidarietà e l'avvio di programmi di aiuto ai paesi interessati per un ritorno il più rapido possibile alla democrazia.
Le associazioni del Tavolo asilo chiedono, in particolare, di “garantire un efficiente sistema di soccorso in mare, anche in acque internazionali, come avvenuto in passato seguendo la migliore tradizione del nostro Paese, evitando tassativamente ogni operazione di contrasto e respingimento in mare degli arrivi, attuata direttamente, con uomini e mezzi italiani, o indirettamente, con appoggi logistici a unità militari e di polizia dei paesi interessati dalla crisi. Una simile ipotesi costituirebbe una scelta foriera di tragedie”. Va inoltre garantito – aggiungono – “l'accesso alla procedura di asilo, nel rispetto rigoroso del principio di non refoulement. Si preveda inoltre una forma di protezione temporanea per tutti coloro che fuggono dalle aree di crisi”. Le associazioni chiedono anche “una concertazione europea per evitare che l'Italia ed altri paesi della sponda sud dell'Unione si trovino a dovere gestire da soli una situazione di crescente emergenza”. “E' indispensabile garantire una protezione immediata e adeguata accoglienza alle persone in fuga, nel rispetto degli strumenti previsti dalle leggi vigenti – affermano -. L'attuale scenario di crisi va gestito predisponendo dei piani di accoglienza straordinari senza però stravolgere l'attuale procedura di asilo, preservando il buon funzionamento di un sistema di accoglienza”.
Inoltre, prosegue il Tavolo asilo, “va evitata un'applicazione generalizzata di misure di detenzione, specie se arbitrarie, a chi chiede protezione” e di “ricorrere solo o prevalentemente a strutture di grandi dimensioni” la cui gestione risulta “assai costosa e comprometta in partenza una buona relazione con il territorio”. E' preferibile, invece, “un'accoglienza diffusa, facilmente attivabile in tempi brevi e a costi contenuti” anche ricorrendo alle esperienze già consolidate nel sistema degli oltre 130 comuni italiani aderenti allo Sprar (sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati). Preoccupazione viene espressa anche “per l'annunciato trasferimento nel nuovo centro di Mineo (Catania) dalla natura giuridica non definita, dei richiedenti asilo già presenti presso gli attuali Cara (centri di accoglienza per richiedenti asilo)” perché “minerebbe alle fondamenta il buon funzionamento del sistema asilo costruito faticosamente nel corso degli ultimi anni”. Chiedono infine che l'Italia “assuma un maggiore e più incisivo ruolo internazionale per fare cessare immediatamente l'attuale massacro” in Libia e sospenda il Trattato di amicizia tra Italia e Libia.
Sir

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