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LIVORNO, NAVE PERDE OLIO; COMUNE: DANNI INGENTI

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Sono ingenti, anche se le stime devono ancora essere concluse, i danni provocati dalla Chem Star Eagle, la nave cisterna carica di 4.750 tonnellate di stirene, un liquido pericoloso e altamente infiammabile, che ieri mattina, a causa di una falla nello scafo, ha perso circa 9 tonnellate di olio combustibile nella rada del porto di Livorno. La gravità dell'incidente è confermata dal Comune il quale rassicura però sull'efficacia delle operazioni di disinquinamento.

Dopo una complessa operazione di salvataggio resa difficile dal forte vento di libeccio, la nave, nella tarda mattinata di ieri, è stata messa in sicurezza, trainata e ormeggiata alla Darsena Petroli del porto di Livorno. "Gli interventi della capitaneria - spiega una nota del Comune - sono stati tempestivi ma difficilissimi a causa del forte libeccio tendente al ponente con punte fino a 50 nodi. La nave è stata comunque portata in sicurezza ed è stato scongiurato il pericolo maggiore, quello dello sversamento dello stirene, un liquido oleoso, infiammabile e insolubile".

Adesso scatta invece la corsa contro il tempo perché ad aprile saranno eseguiti i campionamenti lungo la costa per stabilire la balneabilità e uno dei punti interessati dall' inquinamento è nei pressi dello stabilimento balneare Pancaldi, uno dei più noti e antichi della città. "Dovremo ripulire in fretta - spiega Leonardo Gonnelli, responsabile della protezione civile del Comune di Livorno - per fare in modo che la situazione vada normalizzandosi al più presto".

Ciò che tranquillizza gli esperti è che la sostanza inquinante è un idrocarburo che, aggiunge Gonnelli, "ha un peso specifico inferiore all'acqua e dunque non corriamo il pericolo che l'olio si depositi sul fondale marino". "Dovremo perciò - conclude - aspettare che cali il vento di libeccio e che il prodotto raggiunga la costa, poi effettueremo lavaggi con acqua a forte pressione e a temperature di 80 gradi che non lasceranno tracce a terra".

Intanto, la capitaneria di porto di Livorno per tutta la giornata di ieri ha monitorato la chiazza oleosa in mare anche con l'ausilio dell'elicottero: "Non abbiamo avvistato altre chiazze - sottolinea Stefano Porciani, capo reparto operazioni della Direzione marittima toscana - ma questo non è del tutto rassicurante perché il mare così mosso tende a nascondere le chiazze oleose. Potremo essere più precisi solo quando si calmerà il vento e il moto ondoso rallenterà".

Ancora poco chiara la dinamica dell'incidente. L'ipotesi principale è che il mare agitato abbia mandato una delle ancore, al momento di salparle per iniziare le operazioni di ingresso in porto (la nave era alla fonda in rada), a sbattere violentemente sullo scafo di prua aprendo lo squarcio dal quale sono uscite circa 9 tonnellate di idrocarburi (carburante e lubrificanti della nave stessa). L' olio ha già raggiunto il lungomare livornese nella zona che va dall'Accademia Navale al Cantiere Azimut Benetti. E la situazione più difficile riguarda proprio la Terrazza Mascagni, l'imponente balconata a mare restaurata pochi anni fa, dove in alcuni punti si è verificato un accumulo di detriti oleosi di uno spessore fino a 15 centimetri. (ANSA).

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