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La crisi minaccia anche chi aiuta i poveri

Tante famiglie bussano alle porte della Caritas e delle parrocchie per chiedere un sostegno. La «domanda» cresce ma le risorse a disposizione, sia economiche che umane, spesso non bastano. Un grido d'allarme lo lancia Natale Bazzanti ex presidente e, attualmente, membro del consiglio direttivo del Banco Alimentare, la grande realtà di volontariato che raccoglie e ridistribuisce prodotti agli enti caritativi toscani convenzionati, attualmente circa 600 per oltre 80 mila assistiti. Anche dal Volontariato vincenziano viene un appello: servono forze giovani.

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La crisi minaccia anche chi aiuta i poveri

Tante famiglie bussano alle porte della Caritas e delle parrocchie per chiedere un sostegno. La «domanda» cresce ma le risorse a disposizione, sia economiche che umane, spesso non bastano. Un grido d'allarme lo lancia Natale Bazzanti ex presidente e, attualmente, membro del consiglio direttivo del Banco Alimentare, la grande realtà di volontariato che raccoglie e ridistribuisce prodotti agli enti caritativi toscani convenzionati, attualmente circa 600 per oltre 80 mila assistiti. Anche dal Volontariato vincenziano viene un appello: servono forze giovani.

Aiuti in calo, la crisi si fa sentire anche per il «Banco»
di Marco Lapi

Se la crisi rischia di travolgere anche il Banco Alimentare della Toscana, è proprio un brutto segno. Eppure è così. Un allarme forse inatteso, quello lanciato nei giorni scorsi sul TGT e poi ripreso da alcuni quotidiani, ma in realtà logica conseguenza del momento che stiamo attraversando. Tanto logica quanto assurda e paradossale, perché va a colpire proprio chi da anni si sta muovendo per aiutare quel numero sempre crescente di persone non ce la fanno nemmeno a mettere insieme il pranzo con la cena.

A chiarirci la situazione è Natale Bazzanti, ex presidente e, attualmente, membro del consiglio direttivo incaricato del reperimento dei fondi necessari a far andare avanti la baracca, o per meglio dire il grande capannone di Calenzano con annessi e connessi. Perché, lo ricordiamo ancora una volta, il Banco non è solo la Colletta Alimentare, ovvero l'appuntamento di fine novembre con la «spesa della solidarietà» per cui è universalmente conosciuto, ma una realtà impegnata per tutto l'anno nella raccolta e nella redistribuzione dei prodotti agli enti caritativi toscani convenzionati, attualmente circa 600 per oltre 80 mila assistiti. Nel 2011 i chili di prodotti recuperati e redistribuiti sono stati complessivamente 3 milioni e 400 mila, di cui 710 mila provenienti dalla Colletta, che ha inciso quindi solo per il 20% o poco più. Cifre che rendono bene l'idea del lavoro quotidiano che serve e che viene svolto da una settantina di volontari e cinque dipendenti assunti a tempo indeterminato, il minimo indispensabile.

«Il Banco Alimentare – spiega Bazzanti – vive di progetti che presenta a vari soggetti e di eventuali donazioni di amici. La crisi attuale influenza però i principali canali di finanziamento, in primis enti locali e fondazioni bancarie». A cominciare da quella del Monte dei Paschi di Siena, per le note vicende del gruppo. «Ad aiutarci ultimamente – precisa il responsabile raccolta fondi – sono state la Fondazione Cassa di Risparmi di Livorno, la Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e l'Ente Cassa di Risparmio di Firenze. A loro vanno i nostri più sinceri ringraziamenti, ma questi contributi non sono purtroppo sufficienti a far fronte alle esigenze di bilancio». Che, nel 2011, si è chiuso in modo particolarmente negativo, con un deficit di 134 mila euro su un complesso di spese pari a 300 mila. «Dato che per il 2012 le prospettive non sono certo più rosee, vista appunto la situazione dei canali di finanziamento usuali – spiega Bazzanti – ci siamo chiesti se potevamo in qualche modo abbattere questa cifra, ma non è proprio possibile. Gli affitti incidono per 110-120 mila euro, di cui 80 mila per il magazzino di Calenzano e gli altri per magazzini temporanei comunque necessari per lo stoccaggio della gran quantità di prodotti. Altri 120 mila servono per i cinque dipendenti, davvero il minimo indispensabile grazie all'apporto dei volontari, in gran parte pensionati che dedicano a quest'opera il proprio tempo. Il resto se ne va per utenze e altre spese di gestione nonché per i mezzi di trasporto, tra bollo, assicurazione, manutenzione e carburante».

Resta quindi un'unica via, l'aumento delle entrate: «Cerchiamo di sensibilizzare altri soggetti – aggiunge l'ex presidente – anche nella stessa industria agroalimentare, che ci aiuta, è vero, con i prodotti, ma a cui bene o male facciamo un servizio, dato che molti di questi, mal confezionati o prossimi alla scadenza, altrimenti finirebbero in discarica, con i relativi costi di smaltimento. E poi abbiamo chiesto un aiuto particolare agli stessi enti convenzionati, con una lettera di un paio di mesi fa del presidente Leonardo Carrai, per un piccolo contributo a sostegno delle spese della logistica, ovviamente da parte chi può. Qualche risposta c'è stata, speriamo ne seguano altre».

Nelle dinamiche di bilancio c'è inoltre da tener conto del fatto che, in questi ultimi anni, l'attività del Banco non è cresciuta solo dal punto di vista quantitativo, ma anche qualitativo. Sono stati attuati cioè progetti particolari come Siticibo, per il recupero dei pasti preparati ma non serviti, grazie a contributi di sostegno specifici che però solitamente, dopo il primo anno, sono venuti meno mentre il servizio è andato comunque avanti. «Sarà difficile che ne possano partire altri – ammette Bazzanti – ma intanto quello che abbiamo avviato lo vogliamo proseguire. Lo stesso allarme per il rischio chiusura di ogni attività è tutt'altro che infondato, ma non vogliamo assolutamente arrivarci, non ce lo possiamo permettere viste le situazioni e la realtà sempre più grave con cui quotidianamente veniamo a contatto. Chiediamo solo a chi può di darci una mano».

E pensare che solo pochi mesi fa anche il Banco Alimentare della Toscana, assieme agli altri d'Italia e alle analoghe esperienze europee, accolse con soddisfazione la decisione dell'Unione europea di mantenere l'erogazione, per il 2012 e il 2013, dei prodotti alimentari Agea, che almeno per la nostra regione rappresentano il 56-58% del totale raccolto e redistribuito. Il taglio immediato avrebbe rappresentato un dramma; ora resta l'interrogativo per il 2014 e oltre, ma intanto ci si sta dando da fare per incrementare la raccolta dall'industria agroalimentare e dalla grande distribuzione organizzata per far fronte in tempo utile a un'eventuale sospensione. Se i problemi di bilancio sono in questo momento i più urgenti, d'altra parte, quindi, non sono certo i soli. «Vi auguro di non stare mai tranquilli», diceva del resto don Luigi Giussani, uno dei fondatori del Banco in Italia. Un augurio pienamente avverato.

Volontariato vincenziano: Appello ai giovani: servono forze nuove
di Graziella Teta

Vincenziani toscani ad una svolta: cambiare per non estinguersi. È il messaggio centrale lanciato da Lina Bellandi Bisori, presidente dei Gruppi di Volontariato Vincenziano della Toscana, durante l'annuale convegno regionale, che quest'anno si è svolto a Pisa, lo scorso sabato 24 marzo, ospitato all'Auditorium Giuseppe Toniolo dell'Opera Primaziale Pisana, in piazza dell'Arcivescovado. «La difficoltà di rinnovamento per l'avanzare dell'età delle volontarie, la mancanza di una progettualità più aderente alle nuove povertà, sempre più impellenti anche per l'acuirsi dell'attuale crisi economica che fa lievitare le richieste d'aiuto, mentre calano le risorse. Sono queste le principali sfide da affrontare: occorre coinvolgere i giovani, per rinverdire il carisma vincenziano, e la comunità cristiana per allargare e rafforzare le attività caritative e di solidarietà. Se non ci rinnoviamo siamo destinati a morire».

Sincera e dettagliata la relazione della presidente, che ha offerto alla folta platea uno scenario con luci e ombre. Tra le prime, le innumerevoli iniziative realizzate nel corso del 2011 (convegni, laboratori, corsi di aggiornamento per promuovere sia la «cultura della solidarietà» sia la crescita dei volontari, che devono essere sempre più preparati, capaci e motivati) e i tanti servizi assistenziali prodigati a migliaia di persone e famiglie in difficoltà, operando in «rete» con parrocchie, associazioni, istituzioni locali. Come le positive esperienze della «Banca del latte» (con il Centro di aiuto alla vita) a Grosseto, «Adottiamo una mamma» (con Movimento Vita) a Empoli, «Pappe e non solo» e «Mamma tutor» a Lucca con il comune di Capannori. E ancora, «L'Emporio della solidarietà» a Prato con Caritas, Comune, Provincia, Ente Cassa di Risparmio: oltre 1 milione di euro è il valore di mercato della merce recuperata da supermercati, produttori e donatori e redistribuita a centri di ascolto vincenziani, Caritas e servizi sociali comunali.

Non sono mancati i progetti educativi per giovani in difficoltà a Volterra, i corsi di lingua e cultura italiana (boom a Prato con oltre 550 iscritti), le borse-lavoro per minori promosse dai Gruppi toscani con il Dipartimento della giustizia minorile, il servizio esclusivo nella casa circondariale di Prato (oltre 700 reclusi) curato dal nuovo gruppo vincenziano locale. Aggiungendo l'impegno verso l'estero: adozioni a distanza di bambini eritrei, sostenute dai gruppi con le Figlie della Carità, raccolta e invio di medicinali e materiale sanitario nei paesi più poveri del terzo mondo e nell'Est Europa.

Tra le ombre: la perdita della sede storica del volontariato vincenziano di Firenze (in via S. Caterina d'Alessandria, dove è rimasta una stanza per la sezione regionale), la tiepida collaborazione con alcune parrocchie, come ad Arezzo e a Livorno dove non è stato possibile aprire sedi per i gruppi, nonostante vi siano volontarie attive. «I poveri aumentano – ha rilevato la presidente Bellandi – cerchiamo di fare sempre di più per loro, ma certo occorre rinnovare i nostri gruppi con iniezione di nuove energie e progettare nuovi servizi per rispondere ai bisogni emergenti». Il convegno, dedicato al tema «Diritti, giustizia, carità», è stato anche occasione di formazione grazie all'intervento di Virginia Messerini, docente di Diritto pubblico all'Università di Pisa, su «I diritti dell'uomo nel terzo millennio», e di confronto con la testimonianza di padre Gherardo Armani, assistente spirituale dei Gruppi di volontariato vincenziano di Torino, che ha ricordato il «cuore» del carisma vincenziano: al centro la persona, ancor prima del suo bisogno.

In Toscana 34 gruppi e 445 volontari
avantage!», esortava Vincenzo de' Paoli negli ultimi istanti della sua vita, spegnendosi a Parigi il 27 settembre 1660. Chiedeva ai suoi di «fare di più» per i poveri, cui aveva dedicato tutta la sua esistenza e le sue opere. Sin da quel primo gruppo organizzato di volontarie, chiamato «Charités», da lui fondato nel 1617 quand'era parrocco a Châtillon-les-Dombes, che offriva aiuto materiale e spirituale ai diseredati del tempo. Il gruppo operava in modo «coordinato, continuo, intelligente e creativo», secondo la straordinaria intuizione dell'ideatore, proclamato santo nel 1737 e patrono universale di tutte le opere di carità che nel mondo cattolico a lui si ispirano. Eredi diretti e continuatori sono i «Gruppi di Volontariato Vincenziano» (raccolti nell'A.I.C., Associazione internazionale delle «Carità»): oltre 6.000 nel mondo, diffusi in 50 Paesi. Contano oltre 250 mila volontari, laici cattolici, in prevalenza donne, che operano in totale gratuità secondo i più autentici principi evangelici di accoglienza, servizio, solidarietà verso ogni tipo di povertà. In Toscana sono censiti 34 gruppi Vincenziani, con 445 volontari e 311 collaboratori. Operano principalmente nei «centri di ascolto» (con distribuzione di abiti e viveri), aiutando ad affrontare problemi di solitudine, malattia, depressione, bisogni economici di singoli (extracomunitari, minori stranieri non accompagnati, donne e ragazze madri sole, anziani, padri separati e divorziati) e di famiglie (886 italiane e 795 straniere seguite anche con visite a domicilio). Nel 2011 le volontarie toscane hanno offerto 47.444 ore di servizio ai poveri.

Nelle diocesi toscane

Arezzo: 27 mila kg di alimenti freschi andati «A buon fine»
Trasformare la merce invenduta della grande distribuzione in una risorsa per i poveri della diocesi. È questo l'obiettivo del progetto «A buon fine», portato avanti dalla Caritas diocesana di Arezzo-Cortona-Sansepolcro. Solo nel 2011 sono stati raccolti oltre 27mila chilogrammi di alimenti freschi, due chili in più rispetto ai 12 mesi precedenti.  Interpretiamo questo dato come una conseguenza della crisi economica e occupazionale – spiega il vicedirettore della Caritas diocesana, Andrea Dalla Verde –. Questa crisi ha portato alla diminuzione del reddito familiare influendo anche sugli acquisti dei generi alimentari. Abbiamo notato che nella terza e quarta settimana del mese, i nostri operatori ritirano molta più merce. Dal confronto con gli operatori della grande distribuzione abbiamo riscontrato anche un cambiamento nel modo di fare la spesa, dove, sempre più spesso, si fa a meno degli alimenti più costosi». Il progetto è nato dalla collaborazione tra Coop e Ipercoop di Arezzo e Caritas diocesana, e ha permesso nel corso di questi anni di garantire quotidianamente e 365 giorni all'anno, alimenti freschi quali carne e pesce, formaggio, frutta e verdure, dolci e biscotti a numerose realtà caritative. Le stime effettuate parlano di un valore di mercato approssimativo di circa 250mila euro che da una parte sono stati risparmiati dalle realtà che usufruiscono del servizio, dall'altra, dalla collettività, visto che questo cibo sarebbe finito in discarica o negli inceneritori e quindi, indirettamente, nelle bollette.

Lorenzo Canali

Livorno: mense e distribuzione viveri in diverse parrocchie
A Livorno esistono diverse strutture ecclesiali che distribuiscono generi di prima necessità. In primis la Fondazione Caritas (Porto di fraternità) che elargisce 80/90 pasti giornalieri a mensa, 25 a domicilio e 30 panini per ronda notturna , ha 18/20 accessi giornalieri al servizio di docce e guardaroba. La parrocchia S. Giovanni Bosco in Coteto che nei locali di Casa Betania ha un centro distribuzione di abiti e medicinali, una piccola mensa e con la Ronda della Carità si occupa di portare la cena ai senza tetto. La parrocchia di SS. Annunziata dei Greci nel quartiere La Leccia, la parrocchia S. Caterina in città, e la parrocchia del Sacro cuore (Salesiani) hanno un piccolo centro di aiuto per generi di prima necessità.  La parrocchia S. Lucia in Antignano distribuisce 25 pasti giornalieri alla mensa parrocchiale e numerosi pacchi a domicilio. Nel V Vicariato (zona Castiglioncello- Rosignano- Vada) infine è attiva la Sorgente del Villaggio una mensa che distribuisce da 20 a 40 pasti giornalieri a seconda delle necessità e dispone di un servizio docce. Poi altre comunità si sono attrezzate per andare incontro alle necessità di tanti poveri che bussano alle loro porte.

Chiara Domenici

Massa Carrara: quintali di derrate distribuite in 33 strutture
La Caritas diocesana nell'anno 2011 ha distribuito prodotti Agea per un totale di circa 400 quintali di pasta e 110 di riso; 18mila litri di latte e 4800 di olio di mais. Più di 160 i quintali di biscotti e ben 10 quelli per l'infanzia. Formaggi: 52 quintali divisi tra diverse tipologie, 7 quintali il burro e 20 quintali le confetture. Le derrate alimentari sono state divise tra le 33 strutture caritative – in massima parte collegate a parrocchie – dislocate sul tutto il territorio diocesano, tra le quali vanno ricordate, due mense per i poveri e due centri di ascolto. Per l'immagazzinamento e la conservazione dei prodotti, la Caritas diocesana usufruisce di un Box e una cella frigorifera, messi a disposizione del Comune di Massa, presso il mercato ortofrutticolo. Il settore vestiario, oltre che dal centro diocesano, situato nell'ex chiesa di San Pio X a Massa, è preso in carico direttamente da alcune parrocchie cittadine che praticano la distribuzione settimanale o quindicinale degli indumenti, soprattutto agli extracomunitari.

Renato Bruschi

Prato: da tre anni la solidarietà è di casa all'«Emporio»
Dal sacchetto della parrocchia ad una tessera elettronica a punti, che permette alle persone di scegliere responsabilmente quanto occorre per la loro sussistenza. Questo il senso dell'Emporio della Solidarietà, il progetto promosso tre anni fa a Prato da Caritas, Comune, Provincia e Fondazione Cassa di Risparmio. L'Emporio pratese fu il secondo del genere in Italia, dopo quello di Roma.
Attualmente sono circa 800 le tessere attive, corrispondenti ad altrettante famiglie del territorio. Significa che l'Emporio dà da mangiare a oltre tremila persone.

Nel 2011 il supermercato solidale pratese ha distribuito merce per un valore di un milione e 300 mila euro. Si tratta di alimenti e prodotti per la casa acquisiti grazie a donazioni, accordi con la grande distribuzione e frutto della raccolta cittadina che ogni anno viene organizzata i primi di marzo. Non solo, grazie alle «tessere neonato», sugli scaffali dell'Emporio si possono trovare i necessari e costosi prodotti per l'infanzia, destinati alle mamme in difficoltà seguite dal Centro di Aiuto alla Vita.

Giacomo Cocchi

Lucca: due mense e una rete di centri di ascolto parrocchiali
Nella diocesi di Lucca sono presenti ben 18 Centri di Ascolto, sparsi sul territorio. Alcuni sono parrocchiali altri interparrocchiali. In particolare insistono sulla Piana di Lucca, ma ve ne sono anche in Garfagnana e Versilia. Dagli ultimi dati disponibili (Dossier Caritas Lucca 2011) sappiamo che sono quasi mille e trecento le persone che si sono rivolte a questi Centri nel 2010.

Le richieste sempre in crescita riguardano viveri (il 24% delle richieste) e vestiario (il 10% delle richieste). La raccolta di questo materiale avviene per lo più nelle comunità parrocchiali per doni volontari e, più raramente, tramite accordi con alcuni distributori e singole parrocchie. Insieme queste due richieste, viveri e vestiario, quindi fanno il 34% delle domande che i volontari ascoltano quotidianamente. Altra fetta, a causa della crisi e del progressivo impoverimento, sono le richieste di lavoro che toccano il 40% delle domande d'aiuto.

Oltre a queste strutture nella diocesi di Lucca ci sono anche due Mense per i poveri, che quotidianamente riescono a fornire almeno un pasto a varie decine di indigenti. Una mensa è a Lucca, in pieno Centro Storico ed è curata oltre che da vari volontari delle parrocchie di Lucca e circondario, dalle Figlie della Carità di S. Vincenzo de' Paoli. L'altra mensa è presso la città di Viareggio, nei locali della Chiesa di S. Antonio, retta dai Francescani. Nel periodo estivo però la mensa si sposta nei locali della parrocchia di S. Paolino a Viareggio. Anche in questo caso i volontari sono espressione delle parrocchie della città di Viareggio.

Lor.M.

Pisa: pacchi per 200 persone grazie ai supermercati
A due passi dalla chiesa di Santo Stefano dei Cavalieri, a Pisa in via Consoli del mare, sorge una piccola «cittadella» della solidarietà. È il centro di distribuzione di viveri promosso dalla Caritas, che negli attigui locali ha anche il suo centro di ascolto. Ogni mese i volontari che vi prestano servizio, distribuiscono a circa duecento «single» o famiglie povere del territorio almeno due pacchi. Vi si trovano verdure, formaggi, carne, latte, pane, dolci freschi (anche se prossimi alla scadenza) provenienti da alcuni grandi magazzini convenzionati (Ipercoop di Cascina, Carrefour di San Giuliano Terme, Coop di via Cisanello a Pisa). E poi pasta, tonno, pelati, legumi provenienti, per lo più, dalla «colletta» promossa ogni anno dal Banco alimentare.

Andrea Bernardini

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