Toscana
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La felicità? Si può trovare in un allevamento di lumache

Francesco, Giuditta e Daniele si sono inventati un mestiere: un allevamento di chiocciole. Recuperando un’antica tradizione della cucina toscana, ma puntando anche sulle novità. Come la ricetta (segreta) delle chips di lumaca. Il progetto si chiama «Helix felix»: lumaca felice. E grazie a un bando per nuove imprese cooperative, hanno vinto un finanziamento da diecimila euro per far crescere la loro attività

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helix felix

di Riccardo Bigi
L'idea è semplice: prendere una tradizione della nostra cultura contadina e proiettarla nel futuro. Per realizzarla, ci vogliono alcuni ingredienti: il coraggio e l’entusiasmo di un gruppo di ragazzi, la disponibilità di un terreno inutilizzato, la capacità di partecipare a un bando e vincere diecimila euro. E soprattutto ci vuole l’ingrediente principale: le lumache. Perché la felicità, a volte, può essere lì: in un recinto pieno di lumache.
Il progetto si chiama proprio così, «Helix felix»: lumaca felice. A portarlo avanti sono Francesco Facchini, Daniele Maffi e Giuditta Dani (presto si aggiungerà anche Ilaria Esposito). «Abbiamo iniziato l’allevamento un paio di anni fa, per gioco - raccontano - poi abbiamo visto che la cosa piaceva, ogni tanto qualcuno ci chiedeva un po’ di chiocciole da cucinare. Poi ci hanno spiegato che la bava di lumaca è molto richiesta per la produzione di principi attivi per prodotti cosmetici. E abbiamo capito che poteva diventare una cosa seria».
Nei mesi scorsi hanno partecipato, con il loro progetto di elicicoltura, al bando «SmArt and Coop» promosso da Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze e Legacoop Toscana, e oltre ad avere la possibilità di frequentare corsi di formazione, si sono anche aggiudicati il secondo premio: un finanziamento che consentirà loro di formare una cooperativa e di poter iniziare la vendita.
Il progetto risponde anche a due principi a cui i ragazzi tengono molto: la cura dell’ambiente e l’attenzione al sociale. L’allevamento infatti ha permesso di riqualificare zone incolte, e in prospettiva c’è il recupero di un’altra porzione di terreno attualmente coperto di rovi. Siamo sulla via Volterrana, tra Chiesanuova e Cerbaia: a 15 minuti di auto da Firenze, ma immersi nella campagna toscana tra vigne e uliveti, e la cura del territorio e del paesaggio passa anche da iniziative come questa. Per nutrire le chiocciole poi, nessun mangime o additivo: foglie di cavoli, insalata e altra verdura che cresce sul terreno, o recuperando gli scarti da un ortolano. Lo slogan è «Slowmaca», che richiama la velocità della lumaca ma anche i principi dello slow food.
Dal punto di vista sociale, l’idea è di coinvolgere nell’attività ragazzi con disabilità o disagio, attraverso il collegamento con l’associazione «Cinque pani e due pesci» in cui sono impegnati.
E se le chiocciole in umido alla toscana sono un piatto tradizionale, per avvicinare anche i giovani al consumo alimentare di questo prodotto, ecco la trovata geniale: «Ci siamo inventati le chips di chiocciola» racconta Daniele. La ricetta (segretissima) l’hanno studiata insieme a un amico cuoco, Leonardo Baggiani, chef dell’Osteria dei Cicalini in via delle Oche, a Firenze: unendo farine, sale e altri condimenti, viene fuori una specie di patatina fritta, dal sapore sorprendente. Un prodotto ricchissimo di proteine, ad alto valore nutrizionale: potrebbe essere l’ideale per chi fa sport, o come snack alternativo.
Ci sono tutti gli ingredienti, dunque, per trovare la felicità. Unico ostacolo, per ora, le gazze che si mangiavano le lumache più piccole: «Le abbiamo individuate con una webcam - racconta Francesco - ed è bastata una rete per risolvere il problema». Va bene essere slow, ma perché rinunciare alla tecnologia quando serve?

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