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La fisioterapia in tempo di Covid? Si può fare, ecco come

In ambito sanitario, come hanno reagito le aziende in questo periodo di distanziamento sociale? In questo periodo che ha messo in risalto alcune criticità del nostro Sistema Sanitario, quali esempi virtuosi possiamo evidenziare? Intervistiamo il dott. Lorenzo Chiti

Percorsi: coronavirus - Sanità - Toscana
Fisioterapia a casa

Dott. Chiti,  lei è responsabile scientifico di una delle eccellenze della Toscana, la Fisiostandard srl. Di cosa si occupa?

«Come si intuisce dal nome, Fisiostandard è un’azienda che offre un servizio di fisioterapia: la nostra mission è di offrirla con un alto standard di qualità. Nasce in Toscana 5 anni fa ed è attiva soprattutto nelle province di Firenze, Prato e Pistoia. Da sempre si occupa di fisioterapia domiciliare, un settore molto importante visto che spesso va a servire i pazienti più fragili come chi ha subito un intervento o una malattia debilitante o semplicemente perché anziano.»

Ho capito, in questo periodo risulta difficile pensare di poter affrontare un percorso di fisioterapia che implica spesso il contatto manuale: come si può fare la fisioterapia durante questa epoca di distanziamento sociale?

«Non è facile, glielo assicuro, e comporta molti passaggi faticosi per garantire la sicurezza, ma è possibile fare un ottimo lavoro attuando dei cambiamenti rispetto alle abitudini che avevamo sino ad ora. Abbiamo definito una procedura che mette in sicurezza sia i nostri pazienti che i nostri fisioterapisti. Intanto bisogna sfruttare al massimo i sistemi di trattamento a distanza, di tele-riabilitazione, che abbiamo a disposizione, in primis la video chiamata. Vede, il fisioterapista mette in pratica varie azioni con il paziente, per alcune occorre evidentemente la presenza fisica, altre si possono fare benissimo a distanza. Mi spiego meglio: la fisioterapia inizia con una fase valutativa che ci permette di capire cosa succede nel corpo del paziente e come lo possiamo correggere, questo passaggio richiede la presenza fisica; stessa cosa dicasi per la terapia manuale. Ma per consolidare risultati a lungo termine, fondamentale è l’esercizio che il paziente svolge in autonomia a casa propria guidato dal fisioterapista. Questa parte preziosa della cura del paziente una volta impostata può benissimo essere mantenuta nel tempo con contatti in tele-riabilitazione.»

E’ così che avete mantenuto i programmi fisioterapici in essere durante il lockdown?

«Esatto, essendoci dotati di validi strumenti e tecniche di tele-riabilitazione, condivisi con i nostri pazienti, abbiamo potuto aiutarli a proseguire il loro percorso e a non perdere i risultati ottenuti. Con queste pratiche è possibile ridurre di molto, anche se non completamente, le sedute fisiche in presenza senza perdere in qualità né soddisfazione, anzi, una volta partiti con il nuovo metodo i pazienti apprezzano molto l’agio di non doversi spostare da casa, vi è per loro un grande risparmio di tempo e di fatica.»

Interessante, ma per le valutazioni e sedute in presenza come fate a garantire la sicurezza?

«Come ormai sappiamo le vie di contagio del Coronavirus sono due, entrambe legate alle goccioline (droplets) di saliva che possono uscire dalle vie aeree: 1) tramite droplets di dimensioni medio-grandi che ricadono nelle superfici circostanti e 2) tramite i droplets più piccoli di 5 micron che rimangono in sospensione in aria (sono un aerosol) e possono viaggiare anche a distanza. Per quanto riguarda la prima via dobbiamo avere il pieno controllo su tutte le superfici con cui veniamo in contatto. Per le mani usiamo un doppio guanto, sostituendo quello esterno durante la seduta e mantenendo sempre quello sottostante, sanificandolo con il gel ad ogni cambio. In studio sanifichiamo tutte le superfici con alcool o ipoclorito di sodio ad ogni cambio di paziente: tavolo, lettino, sedie, maniglie, interruttori, rubinetti, penne e strumenti fisioterapici. A domicilio portiamo con noi un rotolo di carta e appoggiamo le nostre cose sempre e solo su strappi di questa nuova carta. Cambiamo il camice prima di ogni paziente, e lo ripieghiamo secondo un protocollo di sicurezza per poi essere riutilizzato dopo un lavaggio in lavatrice a 60°. Usiamo anche copricapo, copri-scarpe, occhiali o visiera e naturalmente mascherine. Per quanto riguarda la via di diffusione tramite aerosol attuiamo l’adeguato ricambio d’aria dei locali e indossiamo una mascherina FFP2 senza valvola, che protegge sia gli astanti che l’utilizzatore, avendo sempre l’accortezza di maneggiarla correttamente. Ci proponiamo, con risultati già soddisfacenti, di essere un punto di riferimento nel nostro settore, focalizzandoci sul progressivo miglioramento dei protocolli di trattamento alla luce di un costante riferimento alla letteratura scientifica più recente, sia in tempi di Coronavirus che, speriamo presto, oltre.»

Fonte: Tog
La fisioterapia in tempo di Covid? Si può fare, ecco come
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