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La storia di Naseem, il bambino perduto: dall’India a Firenze e ritorno

A otto anni aveva lasciato il suo villaggio e si era perso a Dehli, senza riuscire a tornare a casa. Accolto in un istituto, è stato adottato da una famiglia fiorentina. A 22 anni è andato a cercare i genitori che aveva perduto. Un viaggio nel tempo, nello spazio e nel cuore, che ora è diventato un libro. Sabato 19 ottobre la persentazione a Firenze

Percorsi: Adozioni
Naseem

Un piccolo villaggio rurale dell’India. La curiosità di un bambino di otto anni che prende un treno e parte, guardando fuori dal finestrino il paesaggio che cambia. Un’ora di viaggio e poi l’immensa città di Delhi.
La paura di un bambino di otto anni che non riesce più a trovare la strada di casa.
Comincia così la storia di Naseem. È una storia che parla di radici lontane, ricordi sbiaditi, di tessere di un puzzle sparse e così difficili da rimettere insieme. È la storia di un viaggio nel tempo, nello spazio e nel cuore. È la storia di un sogno: ritrovare, un giorno, la sua casa.
Ed è proprio questo sogno e la sua tanto aspirata realizzazione che lo scrittore e matematico Daniele Gouthier ha deciso di raccontare nel suo libro «Sulle tracce di un sogno».
Il libro viene presentato sabato 19 ottobre nel salone Brunelleschi dell’Istituto degli Innocenti a Firenze. È significativo il luogo della presentazione perché in uno stesso istituto di Delhi, dall’altra parte del mondo, nel 1999 è iniziata la storia di Naseem e Daniele.
«Era il 1999, - racconta Gouthier- mi trovavo in India con mia moglie e altre coppie per adottare un bambino. Lì ho conosciuto Anna e Savino, i genitori fiorentini adottivi di Naseem. Poi ci siamo persi di vista per anni». Ma il tempo non si ferma, Naseem cresce e custodisce gelosamente nel segreto del cuore i ricordi d’infanzia. Poi, arriva il periodo difficile dell’adolescenza e il bisogno di Naseem di ritrovare la sua  identità si fa sempre più forte. «A 16 anni Naseem è scappato di casa per due settimane - dice lo scrittore - È andato a Roma all’ambasciata indiana a chiedere che lo aiutassero a ritrovare casa, ma in ambasciata non ci è mai arrivato, anche perché era partito senza passaporto, in modo incauto e ingenuo». Nonostante il fallimento di Roma, Naseem non si arrende. Si sente in colpa nei confronti dei suoi genitori indiani per essersi perduto e la volontà di ritrovare casa fa un’eco sempre maggiore dentro di lui, come il suono che gli rimbomba in testa e che poi si scoprirà essere il nome in «urdu» del suo villaggio. «La vigilia di Natale del 2012 Naseem decide di farsi aiutare dall’amico ingegnere indiano Manikant, che la famiglia aveva conosciuto anni prima in India» racconta Gouthier. «Manikant porta avanti con Naseem un vero e proprio lavoro di maieutica e, scavando con lui nei ricordi di luoghi e abitudini, prova a fare delle congetture». A questo punto propone a Naseem un viaggio nel nord est dell’India, sul versante meridionale del Gange, per mostrargli come sarebbe stata la sua vita se non si fosse perduto. Ai due si uniscono poi, nel corso del viaggio, numerose persone, tra cui una troupe televisiva che documenta ogni tappa. E così, anche se le congetture di Manikant non erano del tutto esatte, vuoi per destino o vuoi per buona fortuna, Naseem riesce finalmente a ritrovare la sua famiglia. Anche se i genitori di Naseem non lo hanno mai cercato, quando si ritrovano il figlio davanti, hanno gli occhi di chi si riconosce nonostante le lingue diverse e gli anni passati. La gioia di un ragazzo di 22 anni che ha ritrovato la strada di casa. La tenerezza della madre che convince il padre, ancora arrabbiato, a perdonare questo figlio perduto e ritrovato. L’abbraccio, le lacrime.
«Quando racconto questa storia - spiega Gouthier - mi piace sottolineare la dimensione collettiva che l’ha resa possibile. Dobbiamo imparare che non ci si salva da soli e, per realizzare i sogni, l’aiuto dell’altro è ineludibile».  È il 2014 quando Naseem va a casa di Daniele in Friuli Venezia Giulia e gli mostra le foto del suo viaggio in India. «Vedendo le foto, - racconta Gouthier- ho capito subito che sarebbe stata una storia coinvolgente da raccontare perché aveva qualcosa da dire non solo sull’adozione, ma anche su un messaggio importante che Manikant ripete sempre: lui si sente fortunato perché ha avuto l’occasione di provare a realizzare il sogno di un bambino. Io, allo stesso modo, - continua lo scrittore - ho voluto provare a raccontare una storia che dicesse al lettore che provare a realizzare il sogno di un bambino è una cosa bella da fare».

La presentazione del libro all'istituto degli Innocenti
Daniele Gouthier sarà all’Istituto degli Innocenti, a Firenze, per un «live reading» sabato 19 ottobre alle 16,45. Intervengono anche Giovanni Palumbo, direttore dell’Istituto degli Innocenti, e Giacomo Tessari, psichiatra e psicoterapeuta. «Sulle tracce di un sogno» (edizioni bookabook) racconta la storia vera di Naseem, del suo perdersi da bambino in India, del suo ritrovarsi in Italia e del suo viaggio per tornare alle origini.

La storia di Naseem, il bambino perduto: dall’India a Firenze e ritorno
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