Toscana
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Edizione on line del 3 marzo 2003

Le Br preparavano un attentato ad Arezzo

Era probabilmente il sottosegretario al welfare Maria Grazia Sestini l'obiettivo dei brigatisti Nadia Desdemona Lioce e Mario Galesi che domenica mattina si stavano recando ad Arezzo, dove vive la senatrice, per un sopralluogo o per incontrare dei complici. Un normale controllo di routine su un treno interregionale sul qale viaggiavano i due brigatisti si è trasformato in una tragedia e ha riportato alla ribalta l'incubo del terrorismo, con la morte di un poliziotto, il sovrintendente della polfer Emanuele Petri, 48 anni, e il ferimento di un suo collega. Anche il terrorista Galesi è morto all'ospedale di Arezzo dove era stato ricoverato dopo il conflitto a fuoco.

Le Br preparavano un attentato ad Arezzo

di Paola Catani
Doveva essere un normale controllo di routine su un treno interregionale. Si è trasformato al tempo stesso in una tragedia, che ha riportato alla ribalta l'incubo del terrorismo, con la morte di un poliziotto, il sovrintendente della polfer Emanuele Petri, 48 anni, e il ferimento di un suo collega, ma anche in un'operazione di polizia definita importantissima: due presunti appartenenti alla nuove Br, Nadia Desdemona Lioce, 43 ani, originaria di Foggia, e Mario Galesi, 37 anni, barese, sono stati arrestati, ma Galesi, ferito, è morto questa sera all'ospedale di Arezzo.

«Anche alla luce di questo episodio non brancoliamo più nel buio», dirà in serata il ministro dell'interno Giuseppe Pisanu, riferendosi ai delitti D'Antona e Biagi. Qualche ore prima Pisanu aveva espresso cordoglio per la morte del poliziotto come avevano fatto il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e i presidenti di Camera e Senato.

Tutto è accaduto poco dopo le 8.30 di domenica 2 marzo, sul treno 2304 Roma-Firenze, fra le stazioni di Camucia e Castiglion Fiorentino, nell'aretino. Pochi i passeggeri a bordo del convoglio su cui viaggiano anche tre poliziotti della polfer, saliti alla stazione di Terentola dove prestano servizio. Devono effettuare controlli di routine, non è chiaro se per casualità o perché insospettiti decidono di chiedere i documenti ad una coppia seduta da sola su uno scompartimento. L'uomo e la donna consegnano i loro documenti. Col cellulare i poliziotti chiamano la polfer di Firenze per il controllo dei due nominativi. Sono entrambi falsi, ma il terminale della polizia dice solo che non si tratta di persone segnalate. La coppia non sa di essere riuscita a superare il controllo, forse teme che i poliziotti vogliano verificare anche i numeri delle loro carte di identità falsificate. Questo potrebbe essere il motivo per cui durante la telefonata, l'uomo estrae la pistola e la punta alla gola di Petri. I due chiedono anche di consegnare le armi ai poliziotti. Nasce una colluttazione. Petri viene colpito e muore prima dell'arrivo dei soccorsi. Il sovrintendente Bruno Fortunato, 45 anni, è ferito gravemente. A rispondere al fuoco sarebbe stato il loro terzo collega, Giovanni Di Franzo, 36 anni, che si trovava nel corridoio del vagone, ma non c'è certezza nella ricostruzione. Il passeggero viene comunque gravemente ferito e la sua compagna bloccata.

I due, dopo una serie di controlli incrociati fra Arezzo, Firenze e Roma, vengono identificati per Galesi e Lioce, quest'ultima irreperibile dal 1995 ma latitante ufficialmente dal settembre 2002, quando finisce nell'elenco dei destinatari dell'ordinanze di custodia cautelari decise dal gip di Roma nell'ambito dell'inchiesta sul delitto D'Antona. È accusata di associazione sovversiva. Galesi invece, già arrestato nel 1986 e nel 1997, era scomparso dal 1998 sfruttando un permesso dal carcere. Anche lui figura fra i destinatari dell'ordinanze di custodia cautelare di settembre. Entrambi sono sospettati di far parte delle nuove Br. Smentita invece la presenza di una terza donna insieme alla coppia, che sarebbe scesa frettolosamente dal treno quando si è fermato a Castiglion Fiorentino, dove sono arrivati i soccorsi: si tratta quasi certamente di un'extracomunitaria che ha voluto evitare controlli.

Nadia Desdemona Lioce viene prima portata in una caserma dei carabinieri e poi in questura ad Arezzo. Agli inquirenti dice sono: «Sono una prigioniera politica». Galesi è invece portato in ospedale ad Arezzo dove viene operato (L'altro poliziotto ferito sarà operato a Siena: è ferito al fegato e ad un polmome). La stanza dove è ricoverato è piantonata dalle forze di polizia, ma in serata, poco dopo le 21, muore.

Ad Arezzo intanto arrivano gli esperti dell'antiterrorismo da Roma e anche da Firenze, che aveva già indagato sulla Lioce, i magistrati della procura di Firenze e nel pomeriggio i loro colleghi di Bologna e Roma titolari dell'inchieste sui delitti di Biagi e D'Antona. In procura si svolge una riunione che dura tutto il pomeriggio e si conclude dopo le 20. Fra gli argomenti in discussione, che pare l'abbiano resa particolarmente animata, anche quale procura abbia la competenza a procedere. Le indagini sulla sparatoria sul treno alla fine rimangono alla procura di Firenze competente per i fatti di terrorismo in quanto capoluogo di distretto. Si procede però in collegamento con i magistrati di Bologna e Roma. Ad Arezzo arriva anche Alessandro Pansa, direttore delle polizie speciali, che poi andrà in visita alla famiglia di Petri. I due presunti br erano diretti ad Arezzo e secondo alcuni inquirenti «erano in fase operativa e presumibilmente stavano preparando un attentato». Certo all'esame della polizia ci sono un floppy disk, una microtelecamera, due agende elettroniche, e altra documentazione trovata in un borsone. Intanto ad Arezzo è stata rafforzata la scorta al sottosegretario al lavoro Maria Grazia Sestini, che vive nel capoluogo, stazione di destinazione dei due arrestati, in base al biglietto con cui era saliti sul treno a Roma. Per le indagini è competente la procura di Firenze ed in serata, poco dopo le 22,30, la Lioce, con una nutrita scorta, lascia la questura di Arezzo per essere trasferita in carcere del capoluogo toscano.

La scheda. Chi sono i due terroristi
Desdemona Nadia Lioce e Mario Galesi: due ricercati che hanno firmato con il sangue la loro appartenenza alla galassia delle nuove BR, confermando le ipotesi degli investigatori che da tempo li avevano indicati come esponenti del terrorismo. Nadia Desdemona Lioce, 43 anni, era irreperibile dal 1995. È nata a Foggia ma aveva lasciato la città pugliese da moltissimi anni, trasferendosi con la madre in Toscana. A Pisa Nadia Desdemona Lioce fino all'inizio del 1995 risulta convivente con Luigi Fuccini, 42 anni, pisano. Proprio questo suo legame fornisce agli investigatori l'indicazione dei suoi legami con i gruppi terroristici: nel febbraio 1995, infatti, Luigi Fuccini viene arrestato a Roma insieme a Fabio Matteini, 42 anni, fiorentino. Entrambi si proclamano appartenenti ai Nuclei comunisti combattenti e prigionieri politici dopo essere stati fermati dalla polizia per un normale controllo e trovati in possesso di armi. Il giorno dopo l'arresto del suo compagno la donna si allontana dalla città toscana e di lei non si sa più nulla. Nel 1997 la digos di Firenze la segnala alla magistratura per i suoi presunti collegamenti con gli Ncc.

Dopo l'omicidio D'Antona la Lioce ritorna alla ribalta: circola prima solo il suo nome di battesimo, Desdemona, poi le sue generalità complete, tanto che la famiglia, tramite il proprio avvocato, diffonde una nota per rilevare che Nadia Desdemona «è una libera cittadina, mai sottoposta ad alcun procedimento penale per reati associativi nè di altra natura». Ma il 16 Maggio 2000 il suo affiora nell'ordinanza di custodia emessa nei confronti di Alessandro Geri, l'uomo che era stato accusato di essere il telefonista nell'omicidio D'Antona. E il 31 ottobre 2002, sempre nell'ambito delle indagini sull'omicidio D'Antona, il gip Maria Teresa Covatta emette sei ordinanze di custodia cautelare nei riguardi di presunti appartenenti alle Br-Pcc, su richiesta della procura della Repubblica di Roma: si tratta degli irriducibili Antonino Fosso, Michele Mazzei, Francesco Donati e Franco Galloni e di due irreperibili, appunto la Lioce e Mario Galesi. Nel capoluogo toscano la digos perquisisce le abitazioni dei familiari della Lioce ed anche l'abitazione di un altro familiare a Foggia. Il nome di Desdemona Lioce era poi stato fatto dal ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, nell'audizione dello scorso 27 gennaio alle commissioni congiunte Affari Costituzionali e Difesa della Camera dedicata all'azione contro la violenza politica e il terrorismo.

Mario Galesi, il terrorista che ha sparato e ucciso e che è rimasto ferito, ha 37 anni. Era anche lui irreperibile e ricercato, nell'ambito delle indagini per l'omicidio D' Antona, per la ricostituzione delle Brigate Rosse.
A differenza della Lioce, Galesi ha dei precedenti specifici come militante illegale. Un prima volta era stato arrestato nel 1986, quando, insieme ad alcuni complici, aveva cercato di introdursi nello stadio Flaminio. L'accusa era stata quella di partecipazione a banda armata, ma due giorni dopo era stato scarcerato per mancanza di indizi. Galesi torna sulla scena una decina d'anni dopo, nel 1997. Viene preso infatti (insieme a Jerome Cruciani) in seguito ad una rapina da 120 milioni di lire in un ufficio postale in via Radicofani, a Roma. Un'azione che, per le sue modalità fa pensare ad un tentativo di autofinanziamento di gruppi terroristici.

Nel '98, sfruttando un permesso, Galesi sparisce dalla circolazione quando gli rimanevano pochi anni di carcere da scontare. Il nome di Galesi riappare quindi, insieme a quello della Lioce, il 31 ottobre dello scorso anno, nell'ordinanza di custodia nell'ambito delle indagini sull'omicidio D'Antona, emessa dal gip Maria Teresa Covatta nei riguardi di presunti appartenenti alle Br-Pcc, su richiesta della procura della Repubblica di Roma. (Ansa)

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