Toscana
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Licenziamenti alla Gkn, da Mcl e Acli un appello per il rispetto dei lavoratori

Dopo l’annuncio di licenziamento arrivato via mail nei giorni scorsi ai 422 dipendenti della Gkn di Campi Bisenzio, Acli e Mcl si schierano in difesa dei lavoratori e della dignità del lavoro. Ecco le prese di posizione.

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sede Gkn

La vicenda pone “tre serie questioni”. Ne è convinto in Movimento cristiano lavoratori (Mcl) della Toscana che, in una nota, argomenta la propria posizione. “La prima questione posta dalla vicenda della Gkn è di metodo”, si legge: “L’azienda ha usato un metodo grave e inaccettabile per ‘liquidare’ i suoi dipendenti”. “La seconda, gravissima, è di sostanza”, prosegue l’Mcl Toscana, denunciando che “invece di avviare una trattativa, trovare forme alternative, assicurare comunque una forma di protezione sociale ai dipendenti, l’azienda licenza in tronco”. “La terza, infine, pone un interrogativo preoccupante: dopo la parentesi del Covid-19 e il superamento del blocco dei licenziamenti in gran parte dei settori produttivi, siamo preparati e attrezzati per affrontare una possibile nuova fase di deindustrializzazione e di delocalizzazione da parte soprattutto delle multinazionali?”, chiede l’Mcl Toscana. “Temiamo che il Paese in generale e la Toscana nello specifico non lo siano. E invece su questo fronte non c’è più tempo da perdere”, conclude la nota.

"La vicenda Gkn è uno schiaffo dolorosissimo che deve far prendere coscienza alle istituzioni. Oggi occorrono misure preventive per evitare nuovi drammatici casi sul territorio" afferma Giacomo Martelli, presidente di Acli Toscana. "La garanzia del lavoro oggi deve essere la priorità assoluta del nostro Paese. E' stato convocato un tavolo al ministero dello Sviluppo economico. Una scelta giusta e doverosa, perché il caso di Gkn è il simbolo di una situazione che potrebbe ripetersi in altre fabbriche della Toscana e pure a livello nazionale se non viene dato un messaggio forte e concreto. Va scongiurato il pericolo dell'emulazione. Trattiamolo come un problema italiano a lungo termine, che potrebbe accentuarsi quando terminerà per tutte le imprese il blocco dei licenziamenti. Bisogna accettare che non si tratta solo del comportamento riprovevole di una singola azienda, ma c'è un sistema legislativo che non è in grado di evitare questa realtà. La delocalizzazione, inaccettabile, è un rischio da considerare con aziende straniere orientate al profitto e per cui occorrono contromisure. Non possiamo permettere di giocare con la vita e la dignità dei dipendenti, a cui oggi va tutta la nostra vicinanza e solidarietà".

"Serve che il Governo valuti penali importanti contro chi adotta queste strategie e al tempo stesso che lavori per rafforzare le relazioni diplomatiche tra Paesi. Dall'altra parte però - aggiunge Martelli - va reso più allettante il nostro Paese: dare un terreno fertile alle aziende per incentivarle a venire e restare, senza bisogno di guardare altrove. Capiamo le motivazioni dietro queste scelte. Perché, appunto, non si tratta di un fallimento, ma di delocalizzazione. Non possiamo limitarci a reagire con rabbia e rigetto, ma dobbiamo studiare a fondo le necessità delle imprese per sgravare le loro difficoltà".

Fonte: Comunicato stampa
Licenziamenti alla Gkn, da Mcl e Acli un appello per il rispetto dei lavoratori
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