Toscana
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Dal n. 28 del 21 luglio 2002

Livorno, un sogno durato poco

Situazione non rosea per il Cantiere Navale Luigi Orlando, che dal 1996 è diventato una cooperativa di operai, soci e dirigenti. Ma i problemi del Cantiere Orlando sono la punta di un iceberg di una crisi ben più profonda: quella di tutta la cantieristica italiana ed europea in genere, che fa le spese di un «far east» a dir poco competitivo.
DI CHIARA DOMENICI

DI CHIARA DOMENICI
Era il primo gennaio 1996 e il Cantiere Navale Luigi Orlando diventava di proprietà privata: una cooperativa di operai, soci e dirigenti lo acquistava da Fincantieri alla modica cifra di 15 miliardi di lire. Il primo varo di una nave costruita in proprio porta la data del 1997: era la Montebello, commissionata dalla Marittima Fluviale Navigazione spa.

Da quella data sono state ben 11 le navi costruite interamente dal Cantiere labronico, mentre altre due sono pronte alla consegna, ma nel meccanismo qualcosa si è inceppato.

Le motivazioni – affermano dall'apparato dirigenziale della cooperativa – sono molteplici e si possono distinguere in ragioni esterne al Cantiere ed interne. Sicuramente i problemi del Cantiere Orlando sono la punta di un iceberg di una crisi ben più profonda: quella di tutta la cantieristica italiana ed europea in genere, che fa le spese di un «far east» a dir poco competitivo. Cina, Corea e Vietnam, nonostante una qualità mediocre dei prodotti rispetto a quelli europei ed uno sfruttamento palese della manodopera, stanno offrendo agli armatori navi ad un costo più basso del 65%, ed i cantieri del vecchio continente, spesso privi di contributi statali, non riescono a far fronte a questa concorrenza.

A livello interno invece le gravi difficoltà del Cantiere Orlando sono imputabili ad una mancata saturazione dei due scali Umbria e Morosini. Il piano di 2 milioni di ore lavorative l'anno, che avrebbero permesso la copertura dei costi fissi, non è stato raggiunto e questo ha deteriorato il sistema finanziario, producendo un rallentamento nella produzione perché i fornitori non potevano essere pagati: una spirale verso il basso che ha toccato il fondo a dicembre 2001. È stato allora che la cooperativa si è rivolta alla Compagnia Finanziaria Industriale e agli organi cooperativistici e istituzionali, decidendo di avvalersi di un esperto in campo di salvataggi industriali, quale è Angelo Rosi.

Dopo una prima fase di stallo il Cantiere sembrava aver ripreso, grazie ai nuovi finanziamenti. Ma la produzione non è ripartita repentinamente e presto si è giunti ad un nuovo tracollo. La società Elettra, infatti, che aveva commissionato una posacavi, ha strumentalizzato il ritardo nella costruzione per risolvere il contratto e non ritirare la nave commissionata – in realtà a monte c'è la crisi generale delle navi posacavi, ormai non più necessarie per un superamento di certe tecnologie, e la risoluzione di un altro contratto, quello tra la Globalmarine, la società che avrebbe noleggiato la nave e la Elettra – comportando un mancato guadagno per la cooperativa di oltre 104 miliardi delle vecchie lire, nonché il mancato ritiro di un'altra nave, il cui armatore, di fronte a questa situazione di crisi, ha preferito anche lui tirarsi indietro.
Superato il rischio di fallimento la cooperativa Fratelli Orlando ha ottenuto l'amministrazione controllata da parte del tribunale, presentando un piano biennale di rientro di tutte le passività.

La situazione non è certo delle più rosee – ammettono ancora ai piani alti – ma siamo fiduciosi e con il piano di rientro saranno salvati tutti gli oltre duecento dipendenti. Certo il Cantiere non sarà più quello di una volta. Una parte delle aree dovrà essere ceduta al porto, l'attività di riparazione navi potrà ripartire subito. Ma per le costruzioni si dovrà attendere un bel po': il Cantiere ha perso credibilità di fronte agli istituti di credito e solo grazie ad un partner forte potrà riprendere forza.
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