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MEDIO ORIENTE, PER CROCE ROSSA, VIOLATE CONVENZIONI DI GINEVRA; IN LIBANO MANCANO ACQUA E CIBO

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In Libano l'esercito israeliano sta violando le convenzioni di Ginevra e in particolare, la quarta quella che tutela la popolazione dalle violenze: la denuncia, chiara come finora poche lo sono state, arriva da Massimo
Barra, presidente della Croce Rossa Italiana (Cri), secondo cui potrebbe esserci anche “la violazione della terza convenzione, quella sui prigionieri”, anche se “quella contro la popolazione è certamente una violazione clamorosa”. “Noi non possiamo rassegnarci e tornare indietro nel diritto umanitario – ha detto Barra, le cui parole sono state rilanciate dall'agenzia Ansa - e dobbiamo ribadire con forza questi principi contro chi ignora, consapevolmente o inconsapevolmente, le convenzioni o contro chi ritiene che, in caso di terrorismo, non vanno applicate le convenzioni".

Il presidente della Croce Rossa Italiana ha aggiunto che volontari italiani si trovano ancora a bordo della nave 'San Giorgio' (il mezzo della marina malitare con cui il governo italiano nei giorni scorsi ha inviato aiuti per la popolazione libanese) al largo di Beirut, dove l'ospedale da campo non è ancora stato installato a causa dell'incisurezza. Pur dicendosi soddisfatto della decisione di aprire un corridoio umanitario, il presidente della Croce rossa ricorda che “non ci sarebbe bisogno di questo se venissero rispettate le convenzioni di Ginevra, se non si sparasse come è stato fatto sulle ambulanze della croce rossa libanese o dei camion della mezzaluna rossa degli Emirati Uniti" ha sottolineato Barra.

Niente acqua da bere, scorte alimentari ormai agli sgoccioli, linee elettriche saltate, cadaveri insepolti che giacciono nelle strade, ma sopratutto un numero imprecisato di civili, impossibili da contare, che si nascondono in rifugi improvvisati per il terrore dei bombardamenti: è lo scenario allarmante denunciato da una delegazione del Comitato internazionale della Croce Rossa (Cicr) al rientro da una missione nel sud del Libano che ha toccato i villaggi di Bent Jbeil, Aitarun, Kfar Kila, Hula, Meiss el Jebel, Blida e Rmeish, al confine con Israele, dove l'offensiva israeliana è proseguita senza sosta per almeno due settimane.

“Le condizioni sanitarie, idriche e alimentari sono allarmanti” si legge in una nota che insiste principalmente sulla mancanza di acqua. “Le autocisterne non riescono più a rifornire molti centri abitati e le pompe non funzionano perchè non c'è energia elettrica né carburante...servono anche i farmaci generici, soprattutto quelli per il trattamento di patologie croniche” prosegue il documento sottolineando che “è estremamente difficile sapere con esattezza quante persone ancora vivono in questi villaggi e quante sono scappate in altre zone per trovare riparo. Per tutti la sicurezza è la prima preoccupazione. In molti villaggi la gente si nasconde fin dall'inizio delle operazioni militari. Gli sfollati sono ospitati nelle scuole e i pazienti sono relegati negli ospedali in attesa di essere evacuati”.

Di ritorno da Blida, a pochi chilometri da Bent Jbeil, un operatore del Cicr ha riferito di avere visto circa 700 persone, tra cui 300 bambini, riparati in una moschea. "In altri villaggi isolati le strade sono deserte, la gente ha paura di uscire per le bombe, le salme delle vittime non sono state tolte dalle strade a alcune sono ancora sepolte dalle macerie”. A causa delle operazioni militari il Cicr non ha potuto recarsi ieri nelle zone a sud di Tiro, ma è pronto a farlo appena le condizioni lo consentiranno; un suo convoglio ha invece raggiunto Tiro senza problemi portando rifornimenti alimentari sufficienti a sfamare 480 persone almeno per una settimana. La Mezzaluna Rossa siriana sta lavorando insieme al Cicr Siria per l'invio di altri convogli da Amman a Beirut
Misna

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