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Mafie, Fondazione Caponnetto: a Firenze nigeriani controllano già due aree

Un anno cruciale per combattere le mafie. Così viene descritto il 2020 dalla fondazione Antonino Caponnetto che oggi traccia bilanci e linee future della lotta alla criminalità organizzata. In Toscana a preoccupare, oltre alle attività illecite dei gruppi mafiosi italiani, è l'avanzata della mafie straniere, specialmente di quella nigeriana. 

La presentazione del rapporto sulle mafie in Toscana della Fondazione Caponnetto

"A Firenze- afferma il presidente della fondazione Salvatore Calleri - i gruppi criminali nigeriani controllano già due aree trasformate in piazze di spaccio quali le Cascine e la fortezza con una espansione probabile alla stazione di Santa Maria Novella".

Su questo punto da Calleri arriva un invito: "Si cerchi la presenza mafiosa senza timori di sorta". Quanto alla criminalità cinese, "che è storicamente presente sul territorio toscano con tanto di sentenza di Cassazione - sottolinea - si assiste ad una sottovalutazione del fenomeno che sembra caduto nel dimenticatoio, ma non dobbiamo dimenticare che la mafia del triangolo Firenze-Prato-Osmannoro comanda in Italia ed in parte dell'Europa".

A destare inquietudine è anche la "presenza invasiva" dei gruppi albanesi. Guardando in prospettiva sono due le priorità: "Nel 2020- spiega Calleri- occorrerà seguire con maggiore attenzione le acquisizioni commerciali a Firenze. Da nostre stime visive un buon 60% son da verificare in merito al riciclaggio di denaro sporco". Il porto di Livorno, ma non solo, "sarà un osservato speciale" in relazione al narcotraffico. Un tasto sul quale la fondazione intende insistere: "È mai possibile- si sfoga il presidente- che si ha paura ad affrontare la questione che se un porto è usato per i traffici internazionali di droga significa che è in parte controllato dall'organizzazione criminale, 'ndrangheta, che lo usa per non mettere a rischio il proprio investimento".

"Preoccupa quanto denunciato dal procuratore capo di Firenze e guida toscana della Dda, Giuseppe Creazzo. Preoccupa perché spesso crediamo che in toscana non ci sia un fenomeno mafioso di cui preoccuparsi. Invece c'è eccome". Lo afferma il deputato di Italia viva Gabriele Toccafondi commentando l'intervista pubblicata a 'Repubblica Firenze' al procuratore Creazzo.

"La mafia in toscana non spara e non fa attentati- aggiunge- perché le interessa tenere bassi in toni, per fare affari, investire, comprare, prestare denaro. Si mimetizza socialmente ed economicamente ma c'è, esiste. E deve preoccupare". La criminalità organizzata, sostiene, "si sconfigge solo prendendone coscienza. In questa regione abbiamo tutti gli anticorpi per respingere tutte le mafie, italiane o straniere. È fondamentale che prosegua il lavoro educativo nelle scuole, perché i ragazzi prendano coscienza delle istituzioni che le combattono e del lavoro investigativo e delle forze dell'ordine".

Fonte: Agenzia Dire
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